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Nyabot Nyabot è praticamente un fantasma, qualcuno della cui esistenza gli stessi redattori di A.Rea. 21 dubitano spesso e volentieri. Compare di tanto in tanto, recensisce qualcosa e poi svanisce di nuovo, probabilmente per tornare nelle tenebre da cui era improvvisamente spuntato. Se lo incontrate, non fidatevi della sua apparenza tenera e coccolosa: tiene sempre in serbo un'ascia da lanciare all'indirizzo dei curiosi...

ASCII MSX
The Castle
ASCII | Isao Yoshida | Keisuke Iwakura
07 07 2013

Le principesse rapite sono un elemento essenziale dei videogiochi sin dagli albori dell'intrattenimento digitale. Le peripezie necessarie per liberare una donzella trattenuta contro la sua volontà rappresentano da sempre una sfida alla quale nessun giocatore sa resistere e The Castle, con la sua gradevole struttura, è uno dei migliori esempi del genere. La regal fanciulla, in questo caso, è imprigionata all'interno di un castello composto da cento stanze e spetta a un buffo avventuriero, indubbiamente provvisto della dote dell'eleganza nel vestire, inoltrarsi nel maniero per restituire la libertà alla giovinetta.

The Castle, però, è assai meno banale di quanto le inflazionate premesse lascerebbero presupporre. La meccanica di base è quella dei giochi di piattaforme di stampo classico, e quindi niente affatto innovativa, ma sin dai primi balzelli se ne può apprezzare la modernità, perlomeno in relazione all'età del gioco. Nonostante i controlli siano vagamente legnosi, la possibilità di controllare il protagonista durante i salti dona all'azione una flessibilità degna di lode e finisce per modellare la complessità degli scenari. Grazie alla presenza di un eroe manovrabile con precisione, per farla breve, la disposizione delle piattaforme e degli ostacoli può essere più articolata e ciò è esattamente quel che accade in The Castle, le cui stanze brillano per l'arguzia e la malvagità delle formazioni di blocchi da calpestare e/o raggiungere con salti ben calibrati. Lo stesso discorso vale per gli avversari da evitare: sono spesso posti in corridoi angusti e ricchi di ostacoli letali, come gli immancabili spuntoni acuminati, ma non è mai impossibile balzare al di sopra delle loro teste e atterrare alle loro spalle: bisogna soltanto impegnarsi e prender bene le misure.

Non che le capacità atletiche del protagonista siano sufficienti a giungere alla stanza in cui si trova la principessa: tutt'altro. Il bello di The Castle risiede nella sua natura ibrida, che alle piattaforme di cui s'è sin qui discusso mescola piccoli enigmi di natura esplorativa. Le porte chiuse a doppia mandata abbondano nel castello, probabilmente per via di un rapitore di intelligenza superiore alla media dei manigoldi dei videogiochi, e la raccolta delle relative chiavi diventa essenziale a partire dalla primissima schermata. Il colore delle chiavi determina il tipo di porte che possono aprire, tinteggiate a loro volta nella stessa tonalità, e ciò comporta la necessità di pianificare un percorso all'interno di ogni stanza, vista la presenza di entrate e uscite multiple nella maggior parte degli ambienti che vanno a formare il castello.

Inutile dire che il raggiungimento delle chiavi presenta nella maggior parte dei casi difficoltà degne di nota, solitamente derivanti dal piazzamento delle chiavi stesse, ed è qui che entra in gioco un altro dei principali motivi di interesse del gioco: lo spostamento degli oggetti. Blocchi di vario tipo e suppellettili generalmente improbabili sono soggetti alle spinte impartite dall'eroe e possono andare a fungere da utili gradini (da sfruttare per balzare più in alto) o, in alcuni casi, da veri e propri strumenti offensivi con cui sfoltire i ranghi degli avversari. Non mancano infine bonus e tesori da raccogliere, come è giusto che sia alla luce dell'ambientazione, e non manca quel costante senso di scoperta che determina le fortune dei migliori giochi di questo tipo in generale e di The Castle in particolare.

[Nyabot]


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