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Nyabot Nyabot è praticamente un fantasma, qualcuno della cui esistenza gli stessi redattori di A.Rea. 21 dubitano spesso e volentieri. Compare di tanto in tanto, recensisce qualcosa e poi svanisce di nuovo, probabilmente per tornare nelle tenebre da cui era improvvisamente spuntato. Se lo incontrate, non fidatevi della sua apparenza tenera e coccolosa: tiene sempre in serbo un'ascia da lanciare all'indirizzo dei curiosi...

Sony PlayStation
Blood Omen: Legacy of Kain
Crystal Dynamics | Silicon Knights | Denis Dyack | Clint Lipczynski | Andrew Summferfield | Seth Carus | Armando Marini | Ken McCulloch
14 12 2021

Proposto all'epoca come la logica evoluzione degli 'action RPG' che avevano contribuito a decretare la fama delle console a 16 bit (e del Super NES in particolare), Blood Omen: Legacy of Kain non mancò di destare un certo interesse presso gli appassionati del genere in questione. I suddetti capolavori del passato si basavano principalmente sulla ricerca di oggetti magici e sui combattimenti contro miriadi di mostri. I paesaggi erano solitamente molto vasti, la storia era divisa in sotto-missioni e l'interazione con i personaggi non giocanti era spesso fondamentale per la risoluzione degli enigmi. L'ambientazione era quasi sempre di stampo fantasy e i personaggi principali erano nella maggior parte dei casi guerrieri, nani, elfi e buffi animaletti. Il sistema di combattimento (caratteristica peculiare degli ARPG), infine, era tradizionalmente basato sull'acquisizione di armi e magie sempre più potenti e sull'abilità manuale nel corso delle battaglie vere e proprie.

Blood Omen: Legacy of Kain, dal canto suo, riprende lo schema di base degli ARPG e lo inserisce in un contesto completamente nuovo, pur mantenendo la formula del combattimento arcade e della scoperta di nuove armi e incantesimi nel corso del gioco. Ciò che lo differenzia maggiormente dai suoi progenitori a 16 bit è la storia alla base dell'avventura: in questo caso non si tratta di favole con elfi e nanetti, ma di una cruda storia di vampirismo e vendetta. La logica conseguenza è che tanto le ambientazioni quanto le azioni da compiere risultano ben distanti da quelle a cui Zelda e Illusion of Gaia ci avevano abituato, introducendo una notevole originalità. Gli esseri umani vengono classificati come semplice 'cibo' e si può allegramente entrare in una camera da letto (di notte, ovviamente) per assassinarne gli ignari e addormentati occupanti. Il gioco pone inoltre grande enfasi sulle potenzialità vampiresche del protagonista, che può mutare la propria forma e assumere le classiche sembianze di lupo, pipistrello e nebbia (oltre al travestimento che permette a Kain di parlare con i mortali).

Tutto ciò crea nel giocatore una grande aspettativa, presentando il titolo di Crystal Dynamics come un prodotto interessante e finalmente destinato a un pubblico maturo. Peccato però che nessuna delle premesse iniziali sia stata portata a effettivo compimento, dando così luogo a una serie di problemi tecnici e di gameplay decisamente scoraggianti. Tanto per cominciare, la scelta di ambientare il gioco in un territorio simil-transilvano ha portato all'adozione di una grafica piuttosto realistica e di scenari geograficamente credibili. Una scelta senz'altro coraggiosa, che contribuisce notevolmente al look adulto del gioco, ma che non viene spalleggiata in modo adeguato dalla grafica confusa e pasticciata. Capita piuttosto spesso che interruttori vitali per l'avanzamento nel gioco risultino praticamente invisibili e vengano infine premuti solo per puro caso, per non parlare delle stanze graficamente indecifrabili e dei rallentamenti che si verificano con la visuale più ampia.

È poi importante citare un altro effetto collaterale causato dal tentativo di rendere credibile lo scenario, ovvero la notevole monotonia degli ambienti da attraversare nel corso dell'avventura. Per la maggior parte del tempo Kain scorrazza lungo boschi e paeselli tutti invariabilmente uguali, mentre i dungeon non sono altro che bui scantinati arricchiti da improbabili trappole e spuntoni. Non dimentichiamo poi che quasi tutte le case in cui ci si imbatte all'interno dei villaggi sono all'atto pratico totalmente inutili, mentre i numerosi dungeon sono regolarmente piagati da una lunghezza eccessiva, dalla banalità degli enigmi proposti e dall'elevata frequenza degli scontri con gli avversari.

Si prosegue con il verificarsi di frequenti problemi nella gestione del controllo di Kain e nel rilevamento delle collisioni, con l'interazione elementare con i personaggi gestiti dalla CPU, con la pessima disposizione dei punti di salvataggio, con la lentezza dei frequenti caricamenti e con l'estrema semplicità del sistema di metamorfosi del personaggio, che aggiunge poco o nulla al gioco. Blood Omen: Legacy of Kain è in poche parole un'amara esposizione di occasioni mancate, che sacrifica una trama potenzialmente vincente sull'altare di un gioco in cui per la maggior parte del tempo non accade quasi nulla. È comunque plausibile subire il fascino dello spirito adulto di questo titolo, che potrebbe quindi rivelarsi una buona scelta per chi è alla disperata ricerca di qualcosa di diverso.

[Nyabot]


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