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Nyabot Nyabot è praticamente un fantasma, qualcuno della cui esistenza gli stessi redattori di A.Rea. 21 dubitano spesso e volentieri. Compare di tanto in tanto, recensisce qualcosa e poi svanisce di nuovo, probabilmente per tornare nelle tenebre da cui era improvvisamente spuntato. Se lo incontrate, non fidatevi della sua apparenza tenera e coccolosa: tiene sempre in serbo un'ascia da lanciare all'indirizzo dei curiosi...

Sony PlayStation
G Darius
THQ | Taito | Naomitsu Abe | Makoto Osaka | Akira Ootsuki | Makoto Fujita
23 10 2021

L'aspetto più caratteristico di G Darius, almeno considerando le profonde radici bidimensionali della serie, è senza dubbio da individuare nella realizzazione tecnica che impiega un discreto motore poligonale scritto appositamente per l'occasione. Il gameplay rimane ovviamente bidimensionale, e ci mancherebbe altro visto che stiamo pur sempre parlando di Darius, ma la combinazione tra fondali tridimensionali, scrolling sufficientemente preciso e astronavi poligonali funziona decisamente bene, conferendo al gioco un look particolare ed estremamente colorato. Il gran numero di mondi presenti, inoltre, garantisce un'ottima varietà nelle ambientazioni, mentre la classica struttura a griglia degli scenari (che sin dai tempi del primissimo Darius offre due possibilità di scelta per il livello successivo) va chiaramente a favore di quella che è la potenziale rigiocabilità di questo titolo, destinato probabilmente a durare un po' di più rispetto a buona parte degli altri sparatutto per PlayStation.

Per quanto riguarda la meccanica di gioco non c'è molto da dire, visto che la stragrande maggioranza degli affidabili e solidi elementi di G Darius proviene chiaramente dalla vecchia scuola degli sparatutto bidimensionali. Abbiamo quindi due tipi di proiettili nemici (quelli blu sono eliminabili col proprio sparo, quelli gialli sono da evitare e basta), un numero spropositato di navi ostili sullo schermo, schemi di movimento e attacco assai collaudati per gli avversari, pratici power-up offensivi e difensivi e giganteschi bio-vascelli da affrontare alla fine di ogni livello. Alcune delle variazioni apportate da Taito a questo classico tema sono però degne di considerazione, pur non costituendo vere e proprie novità assolute.

La migliore è senza dubbio costituita dall'inserimento di un sistema di sfere d'attacco, che vanno utilizzate per catturare le navi aliene e schierarle quindi accanto alla propria, esattamente come si farebbe con i 'pod' degli shoot'em up classici. Si tratta di un accorgimento che movimenta notevolmente le partite e permette la creazione di una precisa strategia personale, dato che ogni giocatore svilupperà probabilmente delle preferenze ben precise in fatto di astronavi aliene da catturare. Sull'altro piatto della bilancia (quello riservato ai difetti, tanto per essere chiari) vanno però messi i fastidiosi rallentamenti a cui G Darius presta il fianco nei momenti di maggior confusione su schermo; non si tratta certo di un problema insormontabile, e questo è palese, ma contribuisce comunque ad abbassare lievemente il valore di quello che rimane in ogni caso un prodotto valido e divertente.

[Nyabot]


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