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Sony PlayStation
Porsche Challenge
Sony | Mark Green | Richard Lee | Allan Murphy | Michael Braithwaite | Paul Stapley
20 12 2020

Se dovessimo compilare una classifica delle passioni dei videogiocatori sicuramente saremmo costretti a mettere il motorismo fra i primissimi posti (forse ex aequo con il sesso). Se dovessimo compilare una classifica delle auto più amate dai videogiocatori, altrettanto sicuramente la Porsche si troverebbe in cima all'elenco. Nell'ormai lontano 1997, quindi, Sony decise di fare due più due e tirare fuori un titolo che avrebbe avuto di sicuro successo, indipendentemente dalla qualità. Se poi aggiungiamo il fatto che la Porsche stessa lo avrebbe riconosciuto come videogioco ufficiale, a questo punto possiamo stare certi che la sola attesa creata sarebbe stata sufficiente ad accrescere il numero delle prenotazioni.

Fortunatamente la Porsche non mise il suo sigillo solo sulla scatola del gioco ma anche, o meglio soprattutto sulla qualità del titolo il quale eccelle ancora non solo per il modello di guida, ma anche per la fedeltà nella riproduzione della realtà (sarei tentato di definirlo quasi un videogioco filologico). Per capire il significato di cotanta affermazione è sufficiente prendere in mano il controller e 'sentire' il bolide di cui siamo alla guida scodare e derapare come solo una Boxster riesce a fare (per asserire una cosa del genere mi affido alla mia esperienza di guidatore di auto a metano a trazione anteriore: vi assicuro che il comportamento del mio mezzo di locomozione è diametralmente opposto a quello della Porsche sullo schermo!).

Dopo aver fatto l'abitudine all'inconsueto modello di guida, comincerete a proiettarvi con la vostra fantasia all'interno di un mondo fatto di bolidi costruiti a Stoccarda. In ciò verrete aiutati dall'accuratezza (quasi maniacale) con cui sono stati riprodotti i particolari dell'automobile e del suo guidatore. I circuiti sono generalmente ricchi di particolari e ben realizzati (eccezion fatta per il primo il quale, al fine di riprodurre con la maggior fedeltà possibile il tracciato di prova della Porsche al quale si ispira, è costruito con un numero esiguo di poligoni). Fenomeni di apparizioni improvvise ma motivate di poligoni su schermo (leggi pop-up e 'bad clipping') sono presenti in quantità modesta, mentre tutto il paesaggio scorre con fluidità quasi naturale.

Non dovete preoccuparvi se vedete solamente altre Boxster intorno a voi: non dipende dal fatto che non avete occhi che per la Porsche, ma dalla scelta del produttore di non includere altre automobili nel gioco, ma solo variazioni di colore della stessa carrozzeria. Scelta che, peraltro, si rivela discutibile in quanto accorcia la longevità e rischia di far venire a nausea (possibilità a dire il vero remota) la Boxster. Normalmente, quando si è alla guida di un'automobile, ci si affida a un'autoradio per ascoltare della buona musica. Anche in questo caso, tanto per ribadire il concetto della fedeltà di riproduzione della realtà, dovrete demandare a uno stereo il commento musicale di sottofondo, in quanto la musica presente nel gioco non mi è sembrata degna di ascolto (di certo non preferibile alle note emesse dai pistoni del motore).

Anche se questo non è stato il primo esempio di gioco dedicato a un modello specifico di automobile (basta ricordare Jaguar XJ220), è comunque stata la prima volta in cui una casa automobilistica è entrata in modo così diretto nella produzione di un videogioco. Non so quanto sia lecito azzardare paragoni con altri giochi di guida in quanto ci troviamo di fronte a un vero e proprio 'simulatore di Boxster' e non a un tradizionale titolo di corse. Penso infatti che la competizione con gli altri concorrenti o contro il tempo sia stata inserita esclusivamente per non rendere la simulazione fine a sé stessa.

[LH3CT]


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