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Goliath Convinto sostenitore della pixel art e della massima semplicità nelle produzioni per le macchine attuali, Goliath non disdegna comunque i videogiochi propriamente moderni. Mastica un po' di tutto, dalle simulazioni sportive agli RPG, ma ha una predilezione mai sopita per l'azione dura e pura.

[nuRetro] Nintendo Switch
Panzer Paladin
Tribute Games
27 11 2020

Disponibile anche su:
[ Windows ]

La grafica di Panzer Paladin è tra le più belle a memoria d'uomo, diciamolo subito. O perlomeno lo è per gli appassionati di pixel art, s'intende. Chi cerca il massimo realismo in un videogioco rimarrà freddino di fronte a Panzer Paladin, se non addirittura disgustato (miscredenti!), ma gli amanti dei giochi d'annata non potranno che restare a bocca aperta di fronte allo spettacolo allestito da Tribute Games. Sembra di trovarsi di fronte a un ipotetico NES di seconda generazione, potenziato sotto ogni possibile punto di vista, eppure fedele alle sue origini. I colori e il tratto sono riconoscibili, ma la nitidezza generale, il livello di dettaglio degli sprite, le dimensioni degli stessi e la ricchezza dei fondali si spingono ben oltre quel che il NES poteva fare, dando vita a scenari che rappresentano l'incarnazione dei sogni più sfrenati di ogni amante della macchina a 8 bit targata Nintendo.

Ma Panzer Paladin non è soltanto una festa per gli occhi. Si tratta infatti di un titolo molto curato dal punto di vista della giocabilità, interamente fondata sulla reattività dei comandi e sull'immediatezza. Ciò non ha impedito agli sviluppatori di inserire elementi atti ad approfondire le meccaniche di gioco, ma lo spirito di Panzer Paladin rimane comunque quello di un arcade d'epoca. La possibilità di selezionare il livello da affrontare, così come la miscela di piattaforme e combattimento, riportano con la memoria ai fasti di Mega Man, ma la faccenda non si esaurisce qui. Panzer Paladin mette il giocatore nei panni dell'androide Flame, chiamata a pilotare il mech (Paladin, nel mondo del gioco) Grit per porre fine a una terribile minaccia soprannaturale. Quest'ultima prende la forma di potentissime armi piovute dal cielo e brandite da spaventosi demoni che, prevedibilmente, fungono da nemici di fine livello. E c'è dell'altro.

Il percorso che porta verso ogni boss è infarcito di piattaforme e scontri con gli avversari 'minori', come s'è detto in precedenza, ma Flame e Grit non sono personaggi qualunque. L'androide, tanto per cominciare, può abbandonare l'abitacolo del Paladin per esplorare cunicoli troppo angusti per il mech, balzando in giro per lo schermo grazie alla sua frusta, abbattendo i nemici e recuperando scorte di energia vitale e bonus più o meno nascosti. Grit, da parte sua, non è da meno: è infatti in grado di saltare, scattare all'indietro per evitare il pericolo, ripararsi dietro il suo scudo, sferrare pugni di inusitata violenza e soprattutto utilizzare le armi celate nelle pareti dei livelli e quelle lasciate cadere dagli avversari. Tali strumenti offensivi possono essere impiegati per gli attacchi normali e lanciati all'indirizzo degli assalitori, ma hanno il non trascurabile difetto di consumarsi con l'uso e di rompersi all'esaurimento della loro resistenza. Anche questo contrattempo, però, può essere sfruttato da Grit a suo vantaggio: ogni arma porta in dote un incantesimo (può trattarsi di un attacco speciale, di una cura e via dicendo) da attivare spezzando l'arma stessa, possibilmente all'approssimarsi della sua rottura. Sacrificando gli arnesi tra un livello e l'altro, inoltre, Grit può essere potenziato presso il laboratorio gestito dai compagni d'avventura di Flame.

Il tutto scorre via con buon piglio e fluidità, mentre le modalità aggiuntive (tra le quali figurano un'interessante sezione di personalizzazione grafica delle armi e una serie di sfide ad alto coefficiente di difficoltà) garantiscono un pizzico di longevità in più all'avventura. È un peccato, quindi, che Panzer Paladin incappi in un paio di difettucci che gli impediscono di ambire alla qualifica di indiscutibile capolavoro. La scarsità dei 'checkpoint' è piuttosto fastidiosa, soprattutto perché i livelli sono tendenzialmente lunghetti e la perdita di una o più vite può portare a ripetizioni indesiderate che rallentano il ritmo e possono far scemare l'entusiasmo. Il problema principale, però, risiede nella linearità degli scenari: l'avanzamento sembra a volte mancare di mordente ed è un po' come se il gioco si limitasse a procedere quasi per inerzia, senza sfruttare a fondo le peculiarità dei personaggi e del sistema di combattimento. Panzer Paladin rimane comunque un prodotto indispensabile per gli amanti dell'azione e delle reinterpretazioni della grafica d'antan, ma gli è mancato il proverbiale guizzo finale per poter puntare ancora più in alto.

[Goliath]


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