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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Sega Mega Drive
Ecco: the Tides of Time
Sega | Novotrade
03 03 2014

La difficoltà della seconda prova è un cliché, ma cosa dire della difficoltà di un debutto? Ecco the Dolphin, nell'estate del '92, aveva fatto saltare il banco, ma in partenza le premesse non erano state certo buone. Una software house sconosciuta (Novotrade) a metà strada tra l'Ungheria dove era stata fondata e la California dove era stata trapiantata, una console come il Mega Drive che cercava di sconfiggere il gigante Nintendo, un gioco che recuperava i temi inusuali dell'ecologia per puntare alla creazione altrettanto inusuale di un platform senza piattaforme. Un'impresa disperata, insomma.

Eppure Ecco era andato al di là delle aspettative, riuscendo a conquistare gran parte della stampa, e questo era forse prevedibile, ma riuscendo anche a portare dalla sua parte una buona fetta di mercato, a sorpresa. Un sequel era quindi imprescindibile e due anni dopo era pronto a raggiungere i sempre più numerosi possessori di Mega Drive. Il suo compito, comunque, non era meno arduo: stupire un'altra volta, non tradire i contenuti precedenti, introdurre qualche novità, mantenere alto il livello qualitativo e magari continuare a vendere. Impresa altrettanto disperata, insomma. Che, naturalmente, non poteva andare del tutto in porto. Ma Ecco: the Tides of Time, pur non essendo un capolavoro assoluto, molti degli obiettivi prefissati li riuscì a raggiungere, tanto da non meritarsi davvero l'etichetta di semiflop, affibbiatagli ai tempi. La storia di fondo, per una volta non superflua, parte proprio dove era finita quella del prequel e come quella riguarda temi tra la fantascienza e il naturalismo, con salti nel tempo, qualche colpo di scena e un po' di mistero a condire il tutto. Il nostro eroico delfino, più o meno fornito di super poteri, è al solito coinvolto in una missione più grande di lui, al limite della sopravvivenza della sua specie e della Terra intera. I suoi movimenti e i comandi corrispondenti sono quelli di prima, ovviamente abbastanza diversi da quelli usuali, data la natura marina dell'ambientazione: come tali richiedono un minimo di assuefazione (per esempio all'inerzia dei movimenti, che in fondo avvengono in acqua) e rappresentano forse il motivo che ha impedito il successo di massa della serie, insieme alla difficoltà oggettiva della trentina di livelli qui presenti. Per contro l'animazione, tra le migliori in assoluto come fluidità e velocità, venne ancora una volta apprezzata da tutti.

La natura riflessiva di Ecco: the Tides of Time, a metà strada tra l'esplorazione pura e l'azione, è già annunciata dalla presenza di mappe che vengono richiamate su schermo e che aiutano nella ricerca di oggetti e di passaggi all'interno del paesaggio sottomarino: fattore non da poco perché il ritrovarsi bloccati senza sapere dove andare o cosa fare è evento tutt'altro che raro, come al solito. Il tutto è spesso finalizzato alla risoluzione di enigmi, che si presentano in quota minore ma in maniera più articolata, con più elementi da mettere insieme, rispetto al prequel. Ad aumentare la suspense, condendo una ricerca che potrebbe rivelarsi monotona, rimane la necessità di recuperare ossigeno, essenzialmente raggiungendo la superficie, da parte del nostro Ecco, superdotato ma pur sempre cetaceo. E, a parte gli elementi di base del gameplay, Ed Annunziata, ideatore e capo del progetto, pensò bene di far evolvere in maniera morbida anche la grafica del sequel, puntando su nuove sezioni 3D, elementi di contorno aggiuntivi e qualche trasformazione del protagonista in altre forme animali; il risultato finale resta tutto sommato quello di sempre, a tratti sorprendente, di una raffinatezza rara per una console a 16 bit, ma con fondali marini tanto belli quanto freddi, sottolineati da una colonna sonora ambient altrettanto sofisticata e scostante. Alla fine i programmatori Novotrade (con Laszlo Méro come direttore dei lavori) non raccolsero purtroppo quanto previsto e dovuto, data la qualità comunque elevata del gioco: buone recensioni ma scarso entusiasmo, effetto novità venuto meno, vendite così così e la rinuncia a lanciare sul mercato la già prevista terza puntata della trilogia (sostituita da un Ecco Jr. del tutto nuovo, messo insieme da zero). Non fu la fine di Ecco, protagonista di altre uscite su Master System e Game Gear e di un ritorno di fiamma su Dreamcast qualche anno dopo, ma di sicuro fu la fine del progetto di farlo diventare la nuova superstar Sega a fianco di Sonic.

[NO1]


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