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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Sega Mega Drive
The Pagemaster
Fox Interactive | Probe
09 02 2014

Il cinema americano ha espresso una litania di piccole star in erba fin dai tempi del cinema muto. Ad esempio Shirley Temple, Drew Barrymore, il tipo del Sesto Senso e, forse più irritante di tutti, il Macaulay Culkin di Mamma Ho Perso e Riperso l'Aereo. Tutti hanno avuto in comune il fatto essere stati dei bimbi adorabili per le proprie famiglie (milioni di dollari che fischiavano come niente) e di essere poi diventati degli adulti raccapriccianti. Comunque il Culkin di cui sopra, poco prima di passare il limite fatale della prepubertà, fece in tempo a entrare nel cast di un ultimo blockbuster: quel Pagemaster del regista texano Joe Johnston (coadiuvato da Pixote Hunt) che in qualche modo anticipava i temi del suo successivo Jumanji. Anche qui un bimbetto si ritrova infatti proiettato in un mondo di pura fantasia, ma con la differenza che in questo caso l'incantesimo non avviene grazie a uno strano gioco da tavolo, bensì a causa dell'entrata in scena di un ambiguo bibliotecario. Il tutto si risolve in un mix tra realtà e cartoon, dal punto di vista scenico, mentre in Jumanji, l'anno dopo, ci si affiderà solo agli effetti speciali. Il gioco omonimo, elaborato nel 1994 da Probe per Mega Drive, Super Nintendo e Game Boy, riprende abbastanza fedelmente l'impostazione visiva e il tema del film, con analoga separazione dell'avventura in tre fasi distinte, ciascuna con una ventina e passa di livelli da superare.

La sequenza in cui vengono affrontati questi livelli è però relativamente libera, con una mappa alla Super Mario World che ogni volta segnala il cammino percorso lungo i tre mondi di Fantasia, Avventura e Horror. Lo sprite principale, molto ben animato, ricorda abbastanza il protagonista della fase cartoon del film, il quale a sua volta rimanda in modo plausibile a un occhialuto Macaulay Culkin. I fondali si ispirano anche loro al look da cartoon gotico presente in alcuni momenti del Pagemaster originale, con una grafica sicuramente buona ma altrettanto priva di sorprese (a parte i 'bonus stage' 3D, che nella versione per Super Nintendo godevano pure del caratteristico Mode 7). Il gioco in sé e per sé si presenta invece come un platform anomalo, basato molto più del solito su salti iperbolici e acrobazie conseguenti: il che non sarebbe nemmeno un male, non fosse che la carenza di precisione dei movimenti e la scarsa percezione dei pericoli, causa estensione dei salti stessi, finiscono per comportare una serie di impatti fatali contro ostacoli e avversari. I livelli sono sempre organizzati in modo da concedere più percorsi alternativi, ma la velocità con cui possono essere affrontati qualche volta li rende di una brevità sconcertante. Stando così le cose gli sviluppatori (con Tony Beckwith come produttore, già visto in Alien 3) non hanno potuto che affidarsi alla quantità lorda di gameplay, alla difficoltà involontaria di cui sopra, alla mancanza di salvataggi e alla presenza di finali diversi, sulla base degli articoli collezionati lungo la strada e comunque con la possibilità di ripercorrere i livelli alla ricerca dei (troppi) bonus-vita, power-up e oggetti nascosti. Divertente nella sua semplicità e brillantemente realizzato, come spesso accadeva con i giochi per Mega Drive dell'ultima generazione pre-Saturn, The Pagemaster perde però rapidamente consistenza proprio a causa della sua lievità. Vagamente monotono e non troppo oliato nei suoi meccanismi di base, The Pagemaster potrà di conseguenza ancora sorprendere i più, stante una fama più che relativa, ma difficilmente potrà poi andare al di là del buon impatto iniziale. Il che, perlomeno, è più di quanto si può dire del film da cui deriva.

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