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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Sega Mega Drive
J.League Pro Striker 2
Sega
29 03 2006

Dopo un iniziale periodo di magra, durato qualche anno a dire la verità, di giochi di calcio per Megadrive ne sono stati prodotti e lanciati pure troppi (abbastanza per confermarne la reputazione di console 'sportiva' per eccellenza, ma anche per saturare il mercato con una pila di prodotti superflui). Fatto sta che in cima alla lunga lista definitiva, insieme a Sensibile Soccer, si ritrova davvero a sorpresa un outsider, sconosciuto ai più, disponibile sul mercato occidentale solo attraverso le iniziative del mercato parallelo, ma comunque capace di resistere più di tutti gli altri all'esame del tempo e di non sfigurare di fronte alla giocabilità inossidabile del calcio di casa Sensibile.

Il J.League Pro Striker in questione aveva avuto una prima edizione nel 1992 ed era stato accolto molto bene, tanto da meritarsi ottime recensioni sui giornali giapponesi e anglosassoni più prestigiosi e tanto da diventare un titolo di nicchia per i negozi di import, che allora andavano per la maggiore (il mercato dei videogiochi era molto meno omogeneizzato rispetto a quello di oggi). Ma, per quanto acclamato e pieno di qualità nascoste e non (tra le quali non ultima quella di essere la prima uscita per Megadrive a sfruttare il multitap Sega per quattro giocatori), J.League Pro Striker prestava il fianco anche a cadute di tono non poco fastidiose e per di più facilmente evitabili, come un sonoro infernale (musichette leggere tipicamente jap e un tappeto ininterrotto di quelle maledette trombette che i tifosi delle squadre giapponesi adoperavano allo stadio nei primi anni novanta) e un controllo sul portiere assolutamente schizoide (i portieri vagavano spesso ostinatamente per il prato, senza un motivo apparente, ma forse solo a causa di regole di gioco incomprensibili sia per il linguaggio, sia per la scarsa intuitività).

J.League Pro Striker 2, due anni dopo, riusciva invece a fare il miracolo, ottenendo quello che qualsiasi sequel di buona famiglia dovrebbe ottenere (l'eliminazione dei difetti più indecenti e il mantenimento di quanto lo scheletro di base presenta di valido). Così in J.League Pro Striker 2 si rimane con la solita visuale alla Kick Off, resa più funzionale grazie a una leggera inclinazione dell'inquadratura dall'alto, con il solito ritmo lento, lontano da quello furioso di Sensibile Soccer, ma più vicino a quello del calcio reale, e con la solita eccellente sensazione di controllo (la palla non rotola completamente libera come in Kick Off, ma non rimane nemmeno appiccicata ai piedi dei calciatori). Ma già le normali fasi di gioco, come i calci da fermo, le rimesse laterali e quelle dal fondo, comunque ben riprodotte nel prequel, qui diventano gestibili al millimetro, mentre le nuove animazioni, aumentate come varietà e meglio collegate, riescono a riprodurre ancora meglio tutti i movimenti tipici del futbòl (colpi di testa, tuffi, stop di petto, entrate in scivolata, rovesciate).

Ancora meglio: una volta tanto, in una simulazione a 16 bit, la fisica della palla, dei contrasti e dei rimpalli segue una sua minima logica, rispettando, almeno in parte, il peso e la velocità delle masse in gioco (pallone e calciatori, appunto). La stessa velocità dei vari giocatori in J.League Pro Striker 2 sembra accuratamente studiata e non segue schemi standard (i difensori non recuperano sempre sugli attaccanti, ad esempio, ma ogni giocatore si comporta a seconda delle sue caratteristiche e delle fasi delle azioni): come conseguenza immediata i dribbling diventano qui più frequenti, mentre, per compensare, i contrasti in corsa da parte dei difensori possono essere controllati con maggiore realismo. Una carenza minore del primo Pro Striker (la difficoltà ad effettuare passaggi filtranti e assist) viene poi leggermente corretta, nel senso che la difficoltà rimane solo se si è vicini a un avversario, mentre in caso di assenza di marcatura stretta diventa quasi naturale utilizzare i tasti dedicati ai passaggi lunghi o corti per liberare in profondità un proprio attaccante. Resta invece vagamente macchinosa l'attivazione automatica del difensore più vicino all'azione.

L'impostazione grafica non cambia di molto rispetto alla prima versione (ottimo dettaglio per pubblico e campo, con tanto di arbitro e guardialinee), ma è realizzata meglio. Alla fine, dato che qui il sonoro è di buon livello e che i portieri fanno finalmente quello che devono fare, le sole caratteristiche di Pro Striker 2 che fanno veramente incazzare vengono fuori dalla sua origine puramente giapponese: menù oscuri e un numero infimo di squadre del piffero (quelle della nipponica J.League). Insomma, l'unica cosa veramente negativa di Pro Striker 2 è la sua mancata conversione (incomprensibile) per il mercato occidentale (magari con tanto di squadre di club e competizioni ufficiali).

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