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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Sega Mega Drive
Dick Tracy
Sega
08 11 2016

Gli anni Cinquanta in America. Eisenhower, Guerra Fredda, Maccartismo, berline pachidermiche, teenager con gonne lunghe e calzini bianchi, Lucky Strike, chewing-gum, bulli, pupe e il rock and roll. Ma prima del rock, nella pancia dell'immediato dopoguerra, l'atmosfera era diversa, ancora più dominata dalla borghesia e da convenzioni che nessuno pensava di mettere in discussione. È proprio in questo clima che il paladino dell'ordine Dick Tracy raggiunse l'apice della popolarità (il 1950 è stato l'anno d'oro per la vena dell'autore Chester Gould, a una ventina d'anni dall'esordio del mascelluto detective sul Chicago Tribune). Passati altri quarant'anni (anni Novanta dello scorso secolo, quindi) Warren Beatty decise che era arrivata l'ora di portare sul grande schermo le avventure di un personaggio la cui fama stava svanendo, ma che ancora veniva ricordato con nostalgia da un paio di generazioni di lettori. E l'operazione fu appunto di pura nostalgia, senza tanti ragionamenti: il recupero, più che sostanziale, si rivelò infatti estetico. Nella sceneggiatura cinematografica confluirono una mezza dozzina di episodi originali e di personaggi diversi, annullando così la proverbiale solidità delle storie di Gould e portando a un pout-pourri di indagini in partenza non collegate tra loro. Stando così le cose quello che finì per colpire di più pubblico e critica fu l'impostazione cromatica voluta da Beatty, con una fotografia curata da Vittorio Storaro che riprendeva in pieno le tavole dei quotidiani USA, basate su soli quattro colori, con un effetto cinematografico da cartoon sgargiante.

Scarso successo al botteghino, comunque, nonostante i milioni di dollari spesi per ricostruire scenari solo all'apparenza minimalisti e la presenza di un cast di prim'ordine (peraltro la caratterizzazione rendeva quasi irriconoscibili i vari Pacino, Hoffman, Caan e nel bene una impacciata Madonna), ma questo non evitò l'inevitabile conversione ludica, tipica dell'epoca. Protagoniste soprattutto le popolari console Nintendo e Sega, a cui non parve vero di dover ricorrere a una palette di colori limitata per poter riprodurre l'impronta da cartoon del film. Delle tante versioni la migliore e più diffusa è forse quella per Mega Drive, perlomeno più giocabile rispetto alle altre. Dick Tracy (1990, Sega) rappresentò in effetti uno dei titoli di punta dell'anno per la nera console a 16 bit, come pochissimo prima lo era stato il jacksoniano Moonwalker, anche lui derivato da film e anche lui aggravato da una serie di limitazioni dovute a una produzione affrettata e poco coraggiosa. Niente di veramente serio, ma l'impressione finale è quella di una chiara mancanza di ispirazione, al di là di quella commerciale.

E così il nostro coriaceo Dick, vestito con improbabile impermeabile giallo canarino, si limita a passeggiare per una metropoli piena di malviventi più o meno aggressivi, esattamente come succede in decine di picchiaduro a scorrimento - solo che qui il protagonista non si concede alla rissa, ma ricorre alle maniere forti. Descrivere Dick Tracy come uno sparatutto con i gangster al posto degli extraterrestri non va infatti molto distante dalla realtà. L'idea non sarebbe nemmeno così cattiva se fosse supportata da un ritmo plausibile e da quella varietà di bonus, powerup, avversari e armi che si ritrova negli shooter di qualità. Qui invece ci si limita a un ostinato scontro a fuoco con orde di disgraziati destinati a stramazzare lungo i marciapiedi, senza tante sorprese e con l'unica eccezione di qualche sezione in cui si spara da un'auto o di momenti in cui il nostro eroe si impegna a mani nude e amen. Il che comporta che quello che avete visto nei primi dieci minuti del gioco sarà quello vedrete nel paio di orette successive, al netto della quota crescente di proiettili sparati e di qualche ottimo 'bonus round'. Niente di male, se questa è la vostra idea di divertimento, ma una scelta che possa andare al di là di due armi a cui ricorrere e del semplice orientamento dello sparo (soggetto tra l'altro a qualche strana impuntatura) sarebbe stata auspicabile. I sei livelli, ciascuno composto da due sezioni più uno scontro col boss di turno, non concedono insomma più di tanto, anche spettacolarmente parlando (colonna sonora decente ma tecnicamente primitiva, panorami piatti e sprite piccoli), mentre la mancanza di un '2-player mode' non fa altro che ribadire la mediocrità di un titolo finito rapidamente nel dimenticatoio, al contrario del suo protagonista.

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