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Nyabot Nyabot è praticamente un fantasma, qualcuno della cui esistenza gli stessi redattori di A.Rea. 21 dubitano spesso e volentieri. Compare di tanto in tanto, recensisce qualcosa e poi svanisce di nuovo, probabilmente per tornare nelle tenebre da cui era improvvisamente spuntato. Se lo incontrate, non fidatevi della sua apparenza tenera e coccolosa: tiene sempre in serbo un'ascia da lanciare all'indirizzo dei curiosi...

Amstrad GX4000
Burnin' Rubber
Ocean
04 02 2012

Palesemente ispirato al ben più popolare WEC Le Mans, convertito peraltro sui maggiori formati domestici dell'epoca dalla stessa Ocean tramite l'etichetta Imagine, Burnin' Rubber è stato senza ombra di dubbio il gioco più noto tra i (pochi) possessori di GX4000. Un risultato di riguardo, nonostante la scarsissima diffusione della console, ottenuto però con una mossa piuttosto scaltra da parte di Ocean, ovvero l'inclusione della sua cartuccia in forma totalmente gratuita in ogni singola confezione del GX4000 uscita dalle fabbriche Amstrad. Non che ciò equivalga automaticamente a sminuire Burnin' Rubber, comunque: a quei tempi, infatti, i cosiddetti 'pack-in', e cioè i giochi offerti agli acquirenti di computer e console in concomitanza con l'acquisto delle macchine, servivano a dimostrarne la potenza e le capacità e dovevano quindi vantare obbligatoriamente un certo livello qualitativo, e ciò valeva anche nel caso di Burnin' Rubber.

La struttura di gioco non era niente di eccezionale, dal momento che ci si trovava di fronte a un semplice arcade automobilistico nel quale bisognava resistere per il maggior tempo possibile sulla pista, evitando di far scadere il tempo a disposizione e tentando di scongiurare collisioni più o meno disastrose e quindi foriere della perdita di secondi preziosi. Lo spirito della competizione era tutto sommato affine a quello delle gare di endurance, proprio come accadeva in WEC Le Mans, e le vetture schierate in pista richiamavano chiaramente quelle viste nel suddetto gioco due anni prima dell'uscita di Burnin' Rubber. La necessità di partecipare alle qualificazioni prima di poter prender parte alla gara aggiungeva un minimo di profondità a una meccanica fondamentalmente ridotta all'osso, ma non era questo a fare di Burnin' Rubber un titolo essenziale per l'utenza del GX4000.

I veri punti di forza del gioco pubblicato da Ocean, infatti, risiedevano nella sua componente audiovisiva, e più in particolare nell'eccellente uso dei colori. Anche il GX4000, come già i suoi predecessori appartenenti alla famiglia degli home computer CPC, era in grado di mandare a schermo tinte vivacissime e assai diverse da quelle utilizzate, tanto per fare un esempio, sul Commodore 64, e tale capacità veniva sfruttata ancor più a fondo sulla piccola console di casa Amstrad. Il colore del cielo cambiava man mano che passava il tempo, lo scorrimento era ragionevolmente fluido, la sensazione di velocità era discreta e l'audio, soprattutto sulla schermata dei titoli, faceva segnare diversi punti a suo favore, e tutto ciò rese Burnin' Rubber assai benvoluto per i suoi stessi meriti, e non soltanto per la sua diffusione per certi versi 'forzata'.

[Nyabot]


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