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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Nintendo Super NES
David Crane's Amazing Tennis
Absolute Entertainment | David Crane
23 06 2013

David Crane's Amazing Tennis (1992) sembra ancora il miglior tennis a 16 bit, o almeno ne ha l'apparenza. Ovviamente non è così, dati i concorrenti diretti, ma qualche volta quello che luccica è oro, o magari lo è in parte. Contraddizioni che emergono subito, ancora prima di aprire la confezione. Già dal titolo, addirittura. Il David Crane era stato una star della programmazione durante gli anni ottanta (Little Computer People, Pitfall!, Grand Prix, Ghostbusters), ma non aveva ancora provato a mettere insieme una simulazione da sport classico: arrivare di punto in bianco a una ricostruzione della fisica del tennis, come da sua dichiarazione preliminare, non sembrava impresa da poco. Tanto più che qui si tentava di realizzare quello che da sempre era il sogno del tennis videogiocato, e cioè l'immersione visiva all'interno del campo di gioco, in fondo di dimensioni ridotte e quindi facilmente gestibile come ambiente tridimensionale.

Una volta entrati in azione le contraddizioni continuano e se è possibile aumentano. Gli sprite dei personaggi sono fenomenali per gli standard dell'epoca: tra i più grossi tra quelli fino ad allora concessi dalle console e per di più abbastanza dettagliati, riuscivano pure a muoversi in modo convincente. Ma le animazioni erano ridotte e il resto della grafica, quella di contorno, risultava sconfortante. Il sospetto era che il Super Nintendo e la cartuccia da otto megabit avessero concesso tutto quello che potevano concedere nella gestione dei tennisti, lasciando le briciole alla realizzazione di tutto il resto. Sospetto avvalorato dall'impostazione del gioco, anche lei vagamente claudicante. Il movimento 3D della pallina è esemplare e anche l'effetto combinato del posizionamento dei giocatori e del tipo di colpo ricorda come non mai la meccanica del tennis. Per contro la varietà degli scambi è limitata dalla impossibilità, irreale, di effettuare colpi troppo lunghi. Fattore che rende il tutto un po' più facile da affrontare e che viene compensato, in maniera come al solito illogica, da una visuale fallata, con il giocatore protagonista che al cambio campo resta inquadrato da lontano e di fronte, il che rende quasi impossibile p.es. effettuare il servizio (questione in ogni caso spinosa, quasi come nella realtà). Il problema poteva essere risolto molto semplicemente, ma allora non saremmo stati nel regno delle contraddizioni. Anche a causa di una presentazione insufficiente (poche opzioni, pochi tornei, pochi giocatori fasulli, un audio monotono che però può vantare la voce fantastica di Frank Hammond a regolare il punteggio) David Crane's Amazing Tennis resta quindi una grande occasione sprecata, come alcune fasi di pura esaltazione stanno a dimostrare.

[NO1]


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