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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Sega Master System
The Lucky Dime Caper Starring Donald Duck
Sega
22 08 2011

La napoletana Magica de Spell, altresì nota come Amelia la fattucchiera, è come al solito alla caccia del nichelino portafortuna di Paperone, oggetto che le è indispensabile per produrre non so quale amuleto della ricchezza. Per ottenere il famoso cimelio stavolta ha però rapito anche i nipotini Qui, Quo e Qua, tenendoli al gabbio in varie località sparse per il globo (Canada, Montagne Rocciose, Egitto, Hawaii, Italia, ecc.). Toccherà al povero Paperino, non per niente tutore dei tre, andarli a recuperare in loco, utilizzando come armi un pesante martello o un meno efficiente frisbee, a seconda dei casi e degli avversari.

Premessa che porta ovviamente a una serie di ambientazioni esotiche, come al solito ricche di piattaforme e come al solito, trattandosi di materiale a otto bit, molto colorate e poco dettagliate, con sprite sottodimensionati e, nel caso di quelli secondari, animati in maniera approssimativa. Insomma, se vi aspettate una riproduzione fedele del tratto di Carl Barks, inventore della saga di Magica de Spell, potete anche lasciar perdere: il Master System non poteva davvero fare più di questo. Nello specifico, però, si va al di là degli standard grafici della vecchia console Sega: fatte le debite proporzioni questo The Lucky Dime Caper Starring Donald Duck viaggia infatti sullo stesso piano degli ottimi World/Castle of Illusion, platform su licenza Disney presenti sul fratello maggiore Mega Drive. Lo stesso dicasi per la precisione dei comandi e dei movimenti, per fortuna impeccabili come tradizione Sega/Disney vuole. Alla fine il tutto si risolve comunque in sette livelli (un po' pochini, anche in assenza di password o di battery backup per i salvataggi) organizzati con le classiche foreste, antichità, deserti, castelli e amenità varie, presenti tal quali in centinaia di titoli dello stesso tipo.

Trama inconsistente e contenuto esile non danno però fastidio, o almeno non più di tanto, se si comprende lo spirito del gioco, chiaramente indirizzato verso un preciso target. Ai tempi (1991) il Master System era già stato relegato dal più potente Mega Drive in una nicchia di mercato, frequentata dai pochi possessori che non avevano fatto il salto verso le nuove console e/o da giocatori pre-teen, più vicini ai negozi di giocattoli che al divertimento elettronico. Stando così le cose questo The Lucky Dime Caper faceva in fondo quello che doveva fare e lo faceva in pieno, come stampa e pubblico si impegnarono a dimostrare con conseguenti vendite di buon livello. Metteva insomma in chiaro che il Master System non era morto e che anzi aveva ancora qualcosa da dire, tecnicamente parlando, riuscendo per di più ad offrire una sfida perlomeno dignitosa ai propri fruitori. Perché in effetti, nonostante i pochi livelli, The Lucky Dime Caper non si presenta come una passeggiata prescolare: azione ed esplorazione non mancano e portano a momenti di difficoltà anche superiori a quelli dei già citati platform Disney a 16 bit. Abbastanza per rinfrancare i fan del Master System, allora, e abbastanza per far riscoprire oggi un modo di giocare semplice e lineare, molto diverso da quello attualmente in uso, come potrà verificare chiunque si prenderà la briga di rispolverare il vecchio cartuccione a otto bit.

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