A.Rea. 21 : retrogaming e videogiochi dal 1996!
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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Sony PlayStation
Resident Evil
Capcom | Virgin
13 12 2020

Resident Evil (Capcom, 1996) ha rappresentato uno spartiacque per la PlayStation, il momento in cui è diventata un fenomeno mondiale, vincendo una scommessa che solo due anni prima sembrava impossibile. Ha segnato, per la console Sony, il passaggio da una fase (pre)adolescenziale a una adulta, quando cioè ha smesso di essere un giocattolo per diventare un oggetto alla moda indirizzato a tutti. Resident Evil era davvero come un film (horror tra l'altro e migliore di molti di quelli veri), cosa che nessuno fino ad allora era riuscito a fare nel campo dei videogiochi più o meno interattivi. Bastava fare un confronto con un titolo famoso e analogo per PC, come Alone in the Dark. Ai tempi è stato proprio quello che ho organizzato, utilizzando sperimentalmente mia nonna come spettatrice e inconsapevole cavia. Commento della nonna durante la visione di Alone in the Dark: ma cosa sono quei cosi buffi (i mostri)? Commento su Resident Evil: nessuno, perché alla vecchietta venne quasi un coccolone.

Non c'era in effetti nessun adventure su PC, o qualsiasi altra piattaforma, in grado di provocare quella sensazione di claustrofobia e di vera paura che si prova quando in Resident Evil ci si ritrova bloccati in un corridoio con due o tre zombie, il cui unico desiderio è quello di staccarti la testa per farsi uno spuntino (non è un modo di dire). Fino dalla presentazione, realizzata con un taglio da B-movie anni 50, Resident Evil offre un'atmosfera cupa e una sceneggiatura calibrata, con una quota elevata di suspense, enigmi oscuri ma non impossibili e rivelazioni concesse solo al momento giusto. La struttura di gioco era in fondo abbastanza tradizionale, con la solita ricerca di chiavi e di oggetti necessari per proseguire nell'esplorazione della classica villa infestata, ma dato il contesto e il ritmo di gioco il gameplay assumeva caratteristiche nuove, distanti da quelle dei soporiferi concorrenti presenti allora sul mercato (l'espressione 'survival horror' in fondo nasce proprio in quel momento, anche se oggi identifica giochi frenetici, vicini all'azione di uno shooter). Il tutto viene aiutato da una colonna sonora esemplare (anche nei momenti di vuoto musicale, che sono i più spaventosi) e da effetti audio altrettanto accurati (i passi dei protagonisti e dei mostri risuonano in modo differente se si cammina su un tappeto o sul legno e spesso l'arrivo di zombie o altro viene anticipato proprio da questo). Poco da discutere anche sul piano dello spettacolo vero e proprio: la realizzazione grafica viaggia sui livelli più alti ottenibili dalla PlayStation, con una bella grafica pre-renderizzata in alta definizione per gli ambienti accoppiata con personaggi a poligoni e texture, meno definiti ma liberi di muoversi in 3D.

Da tenere presente, comunque, che questa era una produzione Capcom e quindi, per quanto lontana dai canoni abituali della Capsule Computers di allora (inutile nominare Street Fighter II) non ci si poteva certo aspettare un gameplay soporifero. Bisogna usare il cervello, ma bisogna anche sparare bene e in fretta se si vuole salvare testa e frattaglie. È proprio in questo ambito che le animazioni, per altri versi tra le cose migliori del gioco, si rivelano inadeguate perché troppo lente in caso di sparatorie a breve distanza. Altri fattori di disturbo, in un gioco che rimane però di facile approccio, sono rappresentati dalle inquadrature, spettacolari ma poco funzionali nelle situazioni più stringenti (si è voluto privilegiare il taglio cinematografico) e dall'inventario poco capiente, che permette di portarsi dietro un numero limitato di oggetti e munizioni (ma in questo caso la versione giapponese è più equilibrata). Un altro punto a favore di Resident Evil, invece, è quello di potere usare due personaggi, con caratteristiche differenti, all'interno di storie solo in parte simili e con finali diversi. Grazie a questa possibilità, all'ampiezza degli scenari e al grado di difficoltà, soprattutto della versione USA, anche la longevità, alla prova dei fatti, si è dimostrata plausibile (la durata effettiva arriva a una quindicina di ore, ma il gioco si recupera più volte per pura nostalgia).

In somma: che questo poteva essere un gioco fondamentale sia per Capcom che per la PlayStation lo si era capito subito. Capcom aveva bisogno di recuperare il suo status di leader sul mercato, smarrito dopo una serie di produzioni insignificanti. Sony stava per la prima volta perdendo terreno nei confronti di un Sega Saturn che le provava tutte per restare a galla. Produrre nuovi successi in esclusiva per PlayStation era quindi diventato imperativo e con Resident Evil il bersaglio venne centrato in pieno (anche se l'anno dopo Capcom fece uscire una versione pure per il Saturn), giustificando sia il battage pubblicitario da record sia i lunghi tempi di gestazione. E in prospettiva, a venti e passa anni dalla sua uscita, è evidente come Resident Evil sia andato al di là di ogni previsione, contribuendo ad attrarre un pubblico più adulto e a far diventare la PlayStation quel sinonimo di videogioco che è ancora oggi (naturalmente insieme ad altre produzioni eccellenti di quel periodo fortunato). Alle macchine concorrenti rimasero solo nicchie di mercato, da cui non sarebbero più uscite.

[NO1]


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