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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Nintendo Super NES
Mighty Max
Ocean | WJS Design | Wayne Smithson | Leo Skirenko | Paul Hoggart | William Gibbs
15 05 2020

Chi è Mighty Max e cosa vuole da noi? Va bene, mi sto citando, questo è lo stesso incipit di due recensioni fa (Dynamite Headdy), ma in questo caso il quesito ha ancora più senso. Se per Dynamite Headdy, infatti, la domanda poteva essere provocatoria, per Mighty Max diventa concreta. In effetti, premettendo tutta la mia ignoranza nel campo dei telefilm animati anni novanta, ma chi cazzo è Mighty Max? Per fortuna, da sempre, ho un esperto del settore sotto mano. Il mio nipotino Andrea, che - forte di anni di visualizzazioni TV e PC - non teme domande o indagini su questo specifico argomento (ma teme il passare del tempo perché a venticinque anni di distanza non può ancora essere chiamato nipotino).

Allora, avendo appurato che Mighty Max è stato un popolare cartone animato del palinsesto Mediaset di metà anni novanta, che derivava dalla commercializzazione di giocattoli (pupazzetti) ideati da Bluebird UK/Polly Pocket (!), che narrava le avventure di un pre-teenager destinato, non si sa perché, a salvare l'umanità tutta dalle mire del signore della guerra Skull Master, non resta che andare a vedere in cosa consiste questo videogioco di diretta derivazione (The Adventures of Mighty Max sulla confezione, pubblicato da Ocean). E trattandosi di un gioco nato per aiutare la commercializzazione di 'action figure' non ci si può sorprendere che la sua natura sia quella più ovvia per i tempi (1994) e cioè quella di un platform. Nello specifico, saltellando tra piattaforme piuttosto schematiche, il nostro eroe dovrà cercare in giro per il mondo le numerose parti di un'arma in grado di distruggere la terra.

Non sembra un granché come premessa, ma la buona notizia è che il gameplay prende grande ispirazione (coraggiosamente, bisogna dirlo) da quelli di Toejam and Earl e di Krusty's Super Fun House, platform popolari ma talmente anomali e talmente basati sul ragionamento da poter essere considerati quasi come appartenenti a un altro genere. In ognuno dei cinquanta livelli spalmati lungo cinque ambientazioni, tra vulcani, rovine Inca e stazioni spaziali, Max, armato di una povera 'ping pong gun' (o un di un 'tennis ball cannon'), va alla ricerca delle suddette componenti dell'arma, non incontrando in realtà grosse difficoltà in una esplorazione aiutata da apposite frecce di orientamento. Non tutto è facile, stante la topografia piuttosto contorta dei livelli e la disponibilità di un eventuale grado di difficoltà maggiore, ma il bello arriva quando ci tocca di portare uno per uno i pezzi al canonico teletrasportatore.

Per farlo, infatti, non basta ritrovare la strada attraverso le tante piattaforme presenti, ma bisogna anche superare gli ostacoli legati sia alla natura naturalmente labirintica dei paesaggi sia alla perfidia con cui i programmatori hanno disseminato lungo i fondali tutta una serie di interferenze suppletive. E ci vuole poco per capire che per arrivare in postazioni apparentemente irraggiungibili bisogna ricorrere a una varietà di attrezzature di soccorso (palloncini volanti, ascensori, tappeti mobili, magneti, piattaforme attive, altalene basculanti), mettendo in conto anche un tempo limite da rispettare. Una notazione allarmante, tendente al grave: se non si capisce dove andare, e può succedere nei passaggi più complessi, non resta altro che ripartire dalla password salvata, il che a molti basterebbe per chiudere il gioco e amen. Buoni i controlli, noiosetto l'audio, piccoli gli sprite ma apprezzabile la resa grafica, a parte una evidente ripetitività degli elementi di scena, con un encomiabile splitscreen dove due giocatori si possono sfidare in un '2-player mode' competitivo (ne esiste anche uno collaborativo). Ma alla fine il problema è che Mighty Max non è riuscito a riprendere molti degli elementi del cartoon originale, il che gli ha alienato le simpatie dei fan, e che contemporaneamente Max dalle nostre parti di fan non ne aveva poi molti (e oggi ne ha ancora di meno). Questo ha sicuramente segnato il destino del titolo Ocean, alla faccia di una certa qualità di fondo e del coraggio con cui è stato realizzato.

[NO1]


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