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3malord 3malord è attualmente impegnato nella realizzazione di un progetto segretissimo, così segreto che neanche si fida a rivelarlo a sé stesso, figurarsi agli altri. Ha giurato di non nominarlo neanche sotto tortura, e ha giurato anche di essere disposto a uccidere chiunque metta a repentaglio la segretezza del progetto in questione. Se incontrate 3malord, fategli i complimenti per le sue ottime recensioni. E poi fuggite prima che gli scappi anche soltanto una parola sul suo progetto segreto...

Arcade 16 bit
Tiger Road
Capcom
04 10 2019

Narrano le leggende del lontano Oriente che la tigre e il dragone sono destinati per l'eternità a farsi la guerra. Narrano le leggende che il cuore della tigre e quello del suo feroce nemico possono risiedere in comuni esseri umani, inconsapevoli del destino che li attende. Capcom adora le leggende allo stesso modo in cui adora fare soldi. Ed è unendo l'utile al dilettevole che ha reso leggendarie le proprie entrate finanziarie. La lunga strada che l'ha portata al successo è stata lastricata col duro lavoro dei vari Arthur, Strider Hiryu, Ken Masters, Rockman, Morrigan. Non solo mitici eroi, ma all'occorrenza manodopera sottopagata al servizio di Cap(sule) Com(puter), alla quale si aggiungevano prestatori d'opera occasionali come la scimmia Goku, presente come 'guest-star' in questo gioco liberamente ispirato alle affascinanti leggende cinesi.

La Strada della Tigre non è altro che una metafora del Capcom-pensiero. Una lunga strada da percorrere, irta di pericoli e di incontri mirabolanti, al termine della quale, forse, verrai riconosciuto come eroe. Se va male, via sotto il sole a lastricare strade. Se va bene, altrettanto. Ma solo quando non sei impegnato a fare l'eroe prezzolato. Se ne accorgerà presto Lee Wong, maestro di Shaolin alla disperata ricerca dei giovani allievi del suo tempio, rapiti dal malvagio Ryuken per estorcere all'anziano Gran Maestro i papiri segreti della scuola. Leggendarie pergamene antiche come il tempo che racchiudono i segreti di svariate tecniche marziali, tra le quali il Colpo della Tigre. Riuscirà Lee Wong a sconfiggere il crudele Ryuken? Riuscirà il Colpo della Tigre a fronteggiare l'Onda del Drago? Risiede nelle tue mani, giovane guerriero, la possibilità di creare una nuova leggenda.

È su questo invito al giocatore che si fonda il background di questo platform datato 1987. Coin-op che ebbe un discreto successo di pubblico, testimoniato dalle diverse conversioni che ne furono realizzate per il mercato domestico, tra le quali una per Commodore 64 e un episodio speciale per il PC Engine della NEC. Il monaco, da buon religioso, aspetta solo che tu inserisca il tuo obolo nel 'coin-operated' per lanciarsi all'inseguimento del 'villain' di turno, lungo 5 'stage' a scorrimento con due sole possibilità di azione: il salto e l'uso di un'arma. No, non basterebbe un obolo più cospicuo per farlo strisciare o fargli lanciare palle di fuoco. In compenso, in appositi livelli il nostro bonzeroe si trasforma da uomo di piattaforme in eroe volante, capace di fluttuare in tutte le direzioni, ma palesemente poco avvezzo a frequentare gli spazi al di fuori del suo tempio, visto che per solcare l'aere sfoggia una mantellina colore azzurro fluorescente per niente consona a un uomo del suo rango. I 5 livelli sono suddivisi in sottolivelli, a loro volta presidiati da boss. Ogni 'mini-stage' è a tutti gli effetti un mondo a sé, con personaggi unici e precipui che si avventano sul vostro sprite in maniera tutt'altro che 'studiata', bersagliandolo di fendenti, fluidi mortali, fuochi fatui. Il loro agire scoordinato e furioso e la loro rigenerazione casuale nel livello rendono spesso frustrante la fruizione del gioco, tanto che il desiderio di arrivare fino in fondo e salvare le piccole creature sembra a volte venir meno, nonostante l'affettuoso apporto morale dell'Associazione Genitori Shaolin. Anche l'utilizzo di armi più potenti, di power-up e di rigeneratori di energia sembra spesso incapace di contenere la furia assassina degli avversari, evidentemente pagani fino al midollo. E se solo vi mettete di pazienza a pianificare lo sfondamento delle linee avversarie, ci pensa l'ansiogeno timer a limitare giocoforza la vostra permanenza in uno qualsiasi dei 'sub-level'.

Se questo alto livello di difficoltà è il vostro pane, preparatevi a godere di un buon companatico (leggi: un gioco soddisfacente sotto diversi aspetti). La grafica riesce a ricreare un Oriente da mito, con i suoi affascinanti templi e gli impenetrabili boschi. I nemici sono molto vari, pur se con 'pattern' di attacco molto limitati. Indimenticabili i ninja volanti imbracati a enormi aquiloni, gli atletici 'bunjee jumper' armati di lancia per non menzionare gli aerofagici uomini palla, che si gonfiano a dismisura per ostacolare i vostri atletici balzi. I boss, probabilmente stimolati da un assegno mensile più congruo, riescono a esibire qualche valido pattern d'attacco nonché una certa originalità di 'concept': tiratori di pesi si alternano ad addestratori di rapaci assassini o al succitato Goku, nelle insolite vesti di lanciatore di coltelli. A dimostrazione che i soldi possono fare miracoli. In aiuto al giocatore viene il saggio 'sensei': al valico fra i livelli vi attende una gradita e importante 'fase di training' che, se portata correttamente a termine (ma avete una sola possibilità), vi darà energia extra e, dulcis in fundo, il Colpo della Tigre che vi permetterà di attaccare i nemici dalla distanza con un simil-Hadouken. Note positive (è il caso di dirlo) vengono dalla colonna sonora. Il pentagramma esibisce melodie orientali in tema, che accompagnano il giocatore in maniera piacevole e senza riproporre gli sgambetti del gameplay. Ben fatto.

Bottom-line: Tiger Road lascia un retrogusto di fiele al giocatore che lo porta a termine. A una realizzazione tecnica originale che propone sfondi, personaggi e musiche all'altezza della Qualità-Capcom anni '80, contrappone un'eccessiva e demotivante difficoltà per il giocatore casuale. La cosa strana è che sembra tutto voluto: i punti di 'restart' non sono mai troppo lontani l'uno dall'altro e inoltre, a ulteriore conferma di questa teoria, fin dall'inizio del gioco è possibile scegliere da quale livello partire. Atteggiamento criticabile e bizzarro come uno Shaolin che ama la briscola chiamata, direi. Narrano le leggende videoludiche che i giochi che fanno la storia sono quelli impegnativi, ma intelligenti. Quei giochi che ti stimolano a dare il meglio di te, ben sapendo che sarai ripagato da ampie soddisfazioni. Tiger Road, ad avviso di chi scrive, è un gioco leggendario, ma solo nei temi trattati, non nel valore videoludico. Le leggende continueranno a raccontare di altri nomi, di altri eroi...

[3malord]


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