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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Sega Game Gear
Streets of Rage II
Sega | Japan System House
24 09 2019

Videogiochi come mezzo di gratificazione immediata? Roba di tanto tempo fa. Con i motori grafici 3D divenuti di fatto il media assoluto per le esperienze di gioco le curve di apprendimento continuano a crescere. E la profondità che i programmatori cercano di ottenere conduce spesso a sistemi di controllo cervellotici, con pochissime interfacce basate su soli due o tre tasti (qualche eccezione: vedi la precedente recensione di River City Girls, che rappresenta però un chiaro omaggio al passato, come molti dei titoli indipendenti sviluppati su PS4). Sono sempre meno, insomma, gli odierni ideatori di giochi che capiscono l'importanza di un approccio intuitivo e che provano a raccogliere l'eredità dei vecchi guru di Nintendo, Sega, Capcom o Konami.

Streets of Rage II con la sua struttura comprensibile a tutti per assioma, come accadeva con ogni beat'em up a scorrimento, potrebbe essere uno degli esempi più significativi di questo stacco generazionale, tanto più in un contesto da console portatile. Il Game Gear, in particolare, era nato proprio per questo tipo di giochi, fossero pure state semplici conversioni da Mega Drive. Ma non sempre è riuscito a seguire la sua vocazione, tra scelte di marketing sbagliate e passaggi dai 16 agli 8 bit disastrosi. La domanda diretta, allora, è: Streets of Rage II (1993) funziona bene su Game Gear come funzionava su Mega Drive? E le risposte sono diverse, come spesso succede, a seconda dei punti di vista. Tanto per togliersi subito il dente non si può non notare, per esempio, l'assenza di uno dei quattro protagonisti presenti sulla versione a 16 bit (Max), come pure l'eliminazione di qualche stage (qui sono sei) e di qualche colpo di attacco e difesa, speciale e non. Anche la scorrevolezza di gioco, proverbiale nella edizione per Mega Drive, risente qui di qualche problema di posizionamento e di collisione tra personaggi, come quando avversari e protagonisti si trovano ad altezze diverse lungo i fondali pseudo-tridimensionali: qualche volta voi venite regolarmente colpiti e i vostri pugni e calci vanno sempre a vuoto.

Peccati veniali, comunque, da attribuire anche alle limitazioni di macchina e di cartuccia. Quello che non risente affatto della scarsità dei bit e della poca memoria disponibile è invece la componente scenografica. Streets of Rage II è uno dei giochi più gradevoli del Game Gear, graficamente quasi all'altezza del celebre beater del Mega Drive, con sprite naturalmente rimpiccoliti ma bene animati e dettagliati e con fondali quasi impossibili per un povero portatile a 8 bit. Il sonoro rappresenta poi il massimo ottenibile dal Game Gear: gli effetti sono ottimi e abbondanti, ma è soprattutto la colonna sonora di Yuzo Koshiro che fa la differenza (la gamma dei timbri qui è quella che è, ma i temi musicali aderiscono benissimo all'argomento). Il tradizionale tallone di Achille di questi giochi e in particolare di queste conversioni diminuite (la brevità) viene poi compensato da un livello difficoltà davvero impegnativo, almeno a livello Hard, e dalle caratteristiche diverse dei tre protagonisti. Per il resto si può sempre affidare la longevità al tentativo di migliorare i propri record, come accadeva con i titoli ispirati alle sale giochi. Fondamentalmente semplice ma coinvolgente e ben studiato, tra tanti colpi a disposizione e tanti avversari diversi da affrontare, Streets of Rage II continua insomma a superare, anche in questa versione, tutte le insidie in cui può incorrere un beater tradizionale, noia inclusa. Il Game Gear era nato proprio per questo tipo di giochi, dicevamo: ne avesse avuto in catalogo qualcuno in più di questa qualità, la storia delle console sarebbe stata diversa.

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