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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Nintendo Super NES
Legend
Sony | Arcade Zone | Softgold | C&L Associated | Carlo Perconti | Lyes Belaidouni
06 05 2019

A seconda dei punti di vista gli slash'em up (beater a scorrimento con spade e annessi) possono essere considerati come giochi semplici ma gradevoli, proprio per l'assenza di sottigliezze, oppure una vera iattura per lo stesso motivo. D'altro canto affettare nemici passeggiando da sinistra a destra, lungo scenari bidimensionali e medioevali, non è mai stato un esercizio impegnativo dal punto di vista cerebrale e già nel 1994 appariva argomento leggermente fuori moda. Proprio in quel lontano anno, però, i possessori di Super Nintendo si ritrovarono con una piccola ondata di giochi di questo tipo, passando a sorpresa in pochi mesi da Knights of the Round a The King of Dragons a questo Legend. Tutti e tre si assomigliano in modo preoccupante e sembrano fotocopie del più celebre e diffuso Golden Axe, ma Legend (Sony) è forse il più irritante del gruppo.

Non perché sia il più brutto, esteticamente parlando, anzi. Sono infatti molti i momenti in cui ci si meraviglia di performance grafiche che il Super Nintendo non doveva essere in grado di produrre (come nel caso di trasparenze improvvise o di effetti luce sofisticati o di dettagli legati al cadere della pioggia, per non parlare delle rotazioni realizzate col caratteristico Mode 7, comuni su questa console ma rare nella cerchia dei 16 bit), come sono parecchie le fasi in cui ci si ritrova sorpresi da una colonna sonora bene ideata e realizzata, effetti audio inclusi. La stessa modalità per due giocatori funziona senza tante sbavature, il che sta tra l'altro a testimoniare una corretta impostazione dei comandi, non fulminei ma sempre adeguati. Allora quale diavolo è il problema?

Il problema è che Legend è elettrizzante come la decima partita di tombola la sera di Natale a casa dei nonni e spreca tutto il potenziale messo a disposizione degli ideatori (Lyes Belaidouni e Carlo Pierconti, già colleghi ai tempi di International Tennis Tour). L'unica differenza rispetto ai già poco originali Knights of the Round e The King of Dragons consiste nella prevalenza dei salti e degli attacchi aerei (per motivi del tutto involontari, ci scommetterei), con conseguente e sciocco, dato il contesto, sottoutilizzo delle armi da taglio. Le distrazioni nella produzione si ritrovano anche nella pigrizia con cui sono stati costruiti i fondali, con sezioni che vengono riprodotte pari pari due o tre volte, con il solo cambio della palette dei colori a diversificarle. Il che per un gioco con sei livelli più bonus stage è del tutto imperdonabile.

Gli stessi sprite, per quanto ben dettagliati e dimensionati, si muovono in modo lento e goffo, con animazioni che rivelano l'anzianità del progetto. Il ritmo di gioco si ravviva un po' durante gli scontri con i boss di fine livello, meno prevedibili del solito, ma anche qui l'aspetto strategico lascia un po' a desiderare, con attacchi magici, ad esempio, che risultano tutto fumo e niente arrosto alla faccia della loro spettacolarità. Nel suo ambito, alla fine, Legend non è messo peggio dei suoi concorrenti (col vantaggio di essere più valutato sul mercato vintage), ma il modo con cui lascia pigramente inespresso un potenziale evidente è davvero irritante.

[NO1]


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