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Shrapnel Dopo aver fondato A.Rea. 21 insieme a NO1 e LH3CT, Shrapnel ha svolto il lavoro di mantenimento del sito fino alla chiusura dello stesso e ne ha poi curato la riapertura. Ha scritto su Super Console, Mega Console, Videogiochi e PSM, ha gestito per due anni e mezzo un negozio di videogiochi e ha lavorato come game designer e sceneggiatore su uno sparatutto per PC intitolato Steel Saviour. Attualmente scrive per un paio di riviste cartacee dedicate agli utenti iOS e macOS.

Commodore 64
Rainbow Islands
Ocean | Graftgold | Gary J. Foreman | John Cumming | Jason Page
30 12 2018

Avevo già un Amiga 500 (e l'amavo alla follia) quando Rainbow Islands fece il suo trionfale arrivo sul Commodore 64. Il mio primo contatto con la conversione sul 'biscottone' ebbe luogo a casa di un amico, rimasto fedele al suo 8 bit nonostante l'inarrestabile avanzata delle macchine a 16 bit, e fu proprio in quel momento che accadde qualcosa di impensabile: dubitai della mia scelta. Pensai che forse avevo abbandonato (traduzione: venduto per racimolare i soldi necessari per l'acquisto dell'Amiga) troppo presto il mio vecchio e fidato 128, abbacinato com'ero dall'incredibile adattamento di Rainbow Islands sul glorioso Commodore 64. Fu soltanto un turbamento passeggero, ovviamente, ma ciò non toglie che la versione 64 di Rainbow Islands abbia fornito anche agli scettici l'ennesima prova dell'onnipotenza (!!!) del computer a 8 bit più amato al mondo.

Sul 64, in realtà, mancano alcuni dei bizzarri segreti del coin-op e non si potrebbe quindi parlare di una conversione perfetta, anche perché il povero computer a 8 bit fa una certa fatica a mandare avanti la mastodontica baracca di Rainbow Islands e lo dimostra con qualche sfarfallio di troppo. Mettendo il tutto in prospettiva, però, non si può non parlare di adattamento impeccabile: sarebbe stato probabilmente impossibile fare di meglio con 64 kilobyte di RAM e i due lati di una misera cassetta, a ennesima e imperitura testimonianza della maestria di Graftgold. Minuzie (e piccole incertezze dei controlli, fortunatamente solo occasionali) a parte, Rainbow Islands è presente in tutto e per tutto sull'umile 64 ed è, così come la sua controparte da sala, un 'capolavoro totale-globale', come qualcuno avrebbe esclamato all'epoca.

Sul 64 come sul coin-op, quindi, si esplorano intricati livelli a scorrimento verticale, si salta di piattaforma in piattaforma, si sparano arcobaleni all'indirizzo degli avversari, si affrontano boss tanto tondeggianti quanto accaniti, si raccolgono bonus che vanno a incrementare il punteggio e - cosa ancor più importante - si mettono in atto varie strategie necessarie a ottenere gemme e potenziamenti. Le prime, in particolare, sono assolutamente indispensabili per poter giungere alla vera sequenza conclusiva, mentre gli arcobaleni doppi e tripli e le altre migliorie incamerabili contribuiscono in modo tangibile a rendere più facile l'ascesa verso l'uscita dal livello in corso.

Il tutto è incredibilmente divertente, ma l'impatto della versione 64 di Rainbow Islands non sarebbe stato così devastante (si fa per dire) senza il mirabolante impianto tecnico messo in piedi da Graftgold. La grafica è coloratissima, ricca di dettagli, animata con perizia e, pur nella sua inevitabile blocchettosità, sorprendentemente simile a quella dell'originale da sala. A volte si potrebbe pensare che il colore di fondo sia stato usato con un pizzico di parsimonia, per poi rendersi conto che si tratta di una scelta ben precisa operata dagli sviluppatori per garantire la leggibilità dell'azione. Non è di certo per fantomatiche deficienze tecniche, del resto, che Rainbow Islands fa a meno di qualche tinta sul 64, visto e considerato che la conversione per la macchina Commodore presenta fondali colorati e completi di elementi di contorno anche in quei casi in cui persino l'adattamento per Master System (console teoricamente meglio attrezzata per una conversione di questo tipo) si accontenta di una banale spruzzata di nero. È ugualmente valida, infine, l'allegra colonna sonora, a dispetto di un'inattesa brevità che la fa diventare ripetitiva sul lungo periodo.

[Shrapnel]


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