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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Sega Mega Drive
Kick Off 3 - European Challenge
Vic Tokai | Anco | Steve Screech
28 12 2018

Per quanto mi riguarda non c'è niente che può battere un gioco di calcio fatto bene. Il problema è che di giochi di calcio fatti veramente bene ce ne sono stati e ce ne sono pochi. Scommetto anzi che molti fan del genere, stanchi di promesse non mantenute, si trovino ormai in uno stato di rassegnazione. E scommetto cifre ancora più elevate che se facessi saltare fuori dalla pila dei giochi di calcio degli ultimi venticinque anni questo Kick Off 3 provocherei solo sguardi smarriti o qualche scettica alzata di sopracciglio. Ed è pure logico che sia così. Ma non del tutto. Stroncato un po' da tutti ai suoi tempi, il gioco di Steve Screech scontava in partenza, ingiustamente, sia la targatura Anco, già ideatrice di classici su Amiga ma anche responsabile di disastrose conversioni su console, sia il tradimento delle linee guida del Kick Off ideato da Dino Dini.

Kick Off in effetti era famoso per la sua inquadratura in verticale con ripresa dall'alto e per il rigore con cui riproduceva le dinamiche del gioco reale (p. es. la palla non restava incollata per forza ai piedi dei giocatori), caratteristiche mantenute lungo svariate riedizioni e recuperate poi dal sequel semi-ufficiale, Dino Dini's Goal. Kick Off 3 (1994 su Mega Drive, Super NES e Amiga), lanciato poco dopo Goal da una Anco ancora detentrice del marchio, tentava invece tutt'altra strada, affidandosi a una inquadratura laterale e a una facilità di gioco quasi agli antipodi rispetto alla serie di Dini - il che, diciamolo, non era necessariamente un male. Non necessariamente, ma in realtà di giochi di calcio così impostati e pervenuti poi a un livello di qualità accettabile se ne erano visti pochissimi. Le premesse per un mezzo disastro c'erano quindi tutte, al di là dell'inesperienza come produttore di Steve Screech, fino ad allora collaboratore di Dino Dini e autore in prima persona dei soli Kick Off per Mega Drive e Super NES, decisamente controversi. Lo stesso rimpallo tra Imagineer e Vic Tokai, per quanto riguarda la distribuzione, dimostrava la presenza di qualche problemino inaspettato.

E in effetti il prodotto finale, per quanto a tratti travolgente (non lo si può negare), appare poco rifinito, con fasi imbarazzanti che finiscono per spiccare ancora di più all'interno di un quadro francamente buono. L'approccio al gioco, ad esempio, è quasi esemplare, con una scorrevolezza e una facilità di movimenti che ricordano quelle dell'arcirivale Sensible Soccer, una velocità comunque superiore rispetto alla versione per Super NES, una varietà di azioni che porta spesso a dribbling e a giocate pericolose in area, una collisione tra giocatori e palla ben studiata, con difensori che per una volta non vengono svantaggiati nei contrasti e con tiri al volo frequenti ma che giustamente funzionano solo quando il piazzamento è corretto. Aggiungiamo la presenza delle squadre di club di cinque campionati, ben differenziate come comportamento, oltre a quelle nazionali. La stessa impostazione grafica, per quanto più slavata a causa della palette di colori e della definizione concesse dal Mega Drive, resta su livelli più che dignitosi, con stadi ben rifiniti e sprite ben dimensionati e animati.

Non si capisce però, proprio riguardo alle animazioni, perché in pratica non ne esista una in grado di riprodurre l'uscita alta dei portieri, che si ostinano a far rimbalzare in area le palle prima di intervenire in presa bassa, con effetti letali. La stessa organizzazione dei comandi porta poi a frequenti falli nei tackle difensivi, alla faccia della buona collisione di cui sopra, come pure a una certa confusione nel controllo di palla, almeno ai livelli più alti di difficoltà, quando viene ripreso il distacco della palla dal giocatore tipico dei giochi di Dino Dini. E poi, nonostante la collaborazione concessa da Kevin Keegan nella elaborazione del gameplay, i passaggi filtranti rimangono un oggetto raro, proprio a causa del tipo di inquadratura, meno ristretta rispetto ai primi Kick Off ma comunque troppo ravvicinata e senza radar su schermo, con pochi movimenti in profondità dei compagni di squadra, per di più. Resta poi discutibile l'attivazione del giocatore più vicino alla palla, automatica ma poco puntuale. Quadro opzioni e audio viaggiano anche loro su livelli appena sufficienti. Alla fine, insomma, si resta indecisi tra la voglia di sorvolare sui difetti lasciandosi andare e la tentazione di buttare via il tutto. Dubbio che deve aver colto un po' tutti, ai tempi, tanto che di Kick Off 3 si trovano poche tracce nella memoria collettiva e anche in rete. Ingiustamente, però. Cose molto peggiori hanno goduto e godono di fama incomprensibile, anche nel ristretto campo delle simulazioni sportive.

[NO1]


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