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Goliath Convinto sostenitore della pixel art e della massima semplicità nelle produzioni per le macchine attuali, Goliath non disdegna comunque i videogiochi propriamente moderni. Mastica un po' di tutto, dalle simulazioni sportive agli RPG, ma ha una predilezione mai sopita per l'azione dura e pura.

[nuRetro] Sony PlayStation 4
Monster Boy and the Cursed Kingdom
FDG Entertainment | Game Atelier | Ryuichi Nishizawa
04 12 2018

Disponibile anche su:
[ Switch | Xbox One | Windows ]

Cinque anni di sviluppo, o giù di lì, sono indubbiamente parecchi. E sono proprio quelli che son serviti a FDG Entertainment e Game Atelier per portare a termine la realizzazione di Monster Boy and the Cursed Kingdom. Si tratta però di un periodo che appare trascurabile se confrontato con i ventiquattro anni passati dall'uscita dell'ultimo episodio della gloriosa serie Monster World di Sega, della quale il qui presente Monster Boy rappresenta l'evoluzione. Un'evoluzione assolutamente ufficiale, si badi bene: sulla schermata del titolo campeggiano infatti i nomi di Sega e LAT Corporation, con cui gli sviluppatori di Monster Boy hanno stretto tutti gli accordi di licenza del caso. E c'è di più: lo sviluppo è stato condotto in collaborazione con Ryuichi Nishizawa, che della serie originale è stato il creatore, e con la partecipazione di celebri superstar della musica per videogiochi (e non solo) come Yuzo Koshiro, Michiru Yamane e Motoi Sakuraba. Parlare di un clima di attesa infuocato per Monster Boy, a questo punto, sarebbe un tantinello riduttivo. È quindi inevitabile rispondere a una fondamentale domanda, prima ancora di iniziare a discutere del gioco: è valsa la pena di attendere così a lungo per tornare a solcare le lande di Monster World/Cursed Kingom? Risposta: sì, cazzarola!

E con questo potremmo piantarla qui, salutare e dire semplicemente che chiunque abbia amato la serie Monster World dovrebbe comprare Monster Boy all'istante. E che anche chi conosce superficialmente la suddetta serie, o ne ha soltanto sentito parlare in modo vago, dovrebbe comprarlo. E magari dovrebbe farlo anche chi non ha idea di cosa sia la saga di Monster World, a dirla tutta. Perché Monster Boy and the Cursed Kingdom è un piccolo capolavoro, nonché l'esempio perfetto del modo in cui le rivisitazioni dei classici del passato andrebbero trattate. Con il giusto rispetto, tanto per cominciare, e con una piena comprensione di quel che ha reso grandi i classici in questione e di quel che serve per renderli nuovamente attuali, alla luce dei cambiamenti epocali verificatisi nel mondo dei videogiochi nel corso degli ultimi venti o trent'anni. La tecnica, l'aspetto e i suoni di Monster Boy and the Cursed Kingdom non hanno praticamente nulla a che vedere con i passati titoli della serie, ma è impossibile non sentirsi a casa dopo aver giocato per un paio di minuti o addirittura meno. E quando si incontra un Pepelogoo che chiede al protagonista informazioni su una ragazza dai capelli verdi (indizio: Monster World IV) si capisce definitivamente che Game Atelier ha fatto centro, in tutto e per tutto.

Detto questo, e fugato in anticipo ogni possibile dubbio riguardante la riuscita del gioco, si può passare a descriverlo in modo più convenzionale. Si tratta ovviamente di un 'metroidvania', nel solco tracciato dai suoi predecessori, che vede l'eroico Jin impegnato a salvare il regno dall'apparente e improvvisa follia del suo strampalato zietto. Questi, entrato non si sa come in possesso di una potentissima bacchetta magica, ha trasformato gli abitanti del reame in animali, si è dato all'alcool e ha preso a far danni un po' ovunque. Lo stesso Jin, poco dopo l'inizio dell'avventura, si ritrova nel corpo di un maiale bipede e deve quindi affrontare innumerevoli pericoli per riguadagnare la sua forma umana e riportare la pace nel regno. Più facile a dirsi che a farsi, chiaramente: Jin dovrà infatti recuperare degli amuleti che gli consentiranno di assumere nuove forme animali, delle quali dovrà sfruttare le caratteristiche (la rana può nuotare ed estendere la lingua, il leone ha una forza fisica smisurata, il serpente può infilarsi negli spazi angusti e così via) per guadagnare l'accesso a località precedentemente inaccessibili e ridurre a più miti consigli mostri di ogni taglia e minacciosi boss.

L'avanzamento, a ogni modo, non dipende soltanto dalle forme animali (tutte antropomorfe, come prevedibile alla luce dei trascorsi della serie, tranne quella serpentesca): Monster Boy and the Cursed Kingdom presenta anche un efficace percorso di evoluzione del personaggio, le cui abilità possono essere espanse tramite l'acquisizione di potenziamenti per le varie identità selvagge dell'eroe e di numerosi equipaggiamenti. Si va dalle spade agli scudi, passando per stivali e armature, e molti di questi oggetti possono essere ulteriormente migliorati spendendo le apposite gemme presso i fabbri che prestano servizio nel regno. Una spada potrà acquisire nuovi attacchi, per esempio, mentre uno specifico paio di stivali potrà essere modificato per permettere a Jin di camminare sul fango senza affondare. Le potenzialità di questo sistema evolutivo sono gigantesche, grazie alla sua perfetta integrazione con la struttura del mondo di gioco (e dei relativi blocchi temporanei), alla varietà degli equipaggiamenti ottenibili e alla semplicità con la quale il sistema stesso è stato implementato. Anche in questo senso, quindi, i ragazzi di Game Atelier hanno svolto un lavoro impeccabile.

Lo stesso vale fortunatamente per i controlli, tanto reattivi quanto precisi, e per la realizzazione audiovisiva del gioco, che avrebbe potuto far storcere il naso a chi si sarebbe aspettato un ritorno alla 'pixel art' degli originali, magari in una forma più attuale e rispettosa delle potenzialità delle macchine del momento. Monster Boy and the Cursed Kingdom adotta invece una veste grafica fumettosa che non deluderà neanche i puristi: è coloratissima, dettagliata, curata in ogni minimo particolare e impreziosita da animazioni disegnate a mano che non intralciano in alcun modo il sistema di comando, come (purtroppo) accade a volte con questo genere di grafica. Visitare gli scenari che compongono il reame è un autentico piacere per gli occhi, tanto più che l'abbondanza delle rifiniture non ha mai effetti deleteri sulla leggibilità delle ambientazioni. Visti i nomi citati in apertura, poi, non c'è da stupirsi della buona qualità dei temi musicali; sono un po' brevi, a dire il vero, e possono diventare un filo ripetitivi nelle sessioni di gioco più lunghe, ma brillano per vivacità e capacità di installarsi in pianta stabile nel cervello dell'ascoltatore. Sarebbe stato davvero difficile (o persino impossibile), in conclusione, fare di meglio per FGD Entertainment, Game Atelier e Ryuichi Nishizawa in questa occasione: tanto di cappello a tutti, di conseguenza, e... bentornato, Monster World!

[Goliath]


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