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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Nintendo Super NES
Firestriker
DTMC | Hect | Axes Art Amuse
09 09 2018

Il fatto è che qualsiasi cosa imparentata con Breakout sarebbe dovuta sparire insieme ai lontanissimi anni settanta, per pure ragioni evolutive. Ma era un fatto che nessuno aveva evidentemente comunicato alla Hect/Axes all'inizio dei novanta. Una spruzzata di gioco di ruolo, un po' di air hockey (quella specie di hockey da tavolo presente nelle vecchie sale giochi), un sentore di flipper e il resto da rimandare al classico Breakout: questo è infatti il cocktail alla base del loro Firestriker (1993 in Giappone, 1994 negli Stati Uniti). Gioco quindi poco originale, o almeno così parrebbe considerando ingredienti tanto tradizionali. Ma, insomma, sarebbe come dire che una amatriciana con i pinoli non è originale perché dentro ci sono comunque guanciale e pomodoro. In realtà in un panorama omogeneizzato come quello dei giochi a 16 bit un titolo come questo spiccava per la sua diversità.

Come è ovvio la storiella fantasy di introduzione serve solo a offrire una ragione d'essere alla grafica in stile Giappone medievale e alla sequenza di partite da affrontare. Partite che, organizzate in otto 'stage' composti da più sezioni (fino a cinque per 'stage', una quarantina in tutto: non tantissime e all'inizio poco impegnative), dovranno determinare la supremazia di una delle quattro tribù coinvolte in una lunga faida. Il tutto è in fondo simile a quanto accadeva in Zelda: A Link to the Past, quando Link si trovava a ribattere i colpi di uno stregone con la spada, o a quanto era stato inserito nel 'sequel spirituale' di Breakout, Arkanoid. Per il resto i misconosciuti programmatori giapponesi dell'altrettanto poco famosa Axes Art Amuse si sono affidati alla presenza di ostacoli disseminati lungo le stanze di questo atipico squash e di avversari che vagano qui e là, tanto per disturbare i vostri colpi. Il tutto è inquadrato verticalmente come in un flipper e come in un flipper bisogna evitare che una pallina (in realtà una sfera magica pomposamente denominata Trialight) finisca in un foro localizzato alle vostre spalle, anche se protetto da un portiere e da una serie di blocchi di roccia.

I quattro rappresentanti delle tribù hanno invece come fine ultimo la distruzione progressiva, mediante la rimbalzante Trialight, di muri più o meno strutturati, per poter passare a nuove stanze prima che il 'life meter' arrivi a fondo corsa. Il ritmo che ne consegue è elevato, tendente al parossistico, ma la sfida non raggiunge mai il grado di difficoltà di un qualsiasi 'shooter', nonostante l'assenza di salvataggi e la frequenza con cui si manifestano traiettorie poco verosimili. Per spezzare la monotonia si è ricorso a vari bonus, a massi di diversa resistenza, a una mappa grazie alla quale è possibile cambiare in parte la sequenza dei match, a boss che cercano di eliminarvi, a personaggi alternativi e soprattutto a un buon '2-player mode' competitivo. Ma, forse anche a causa della grafica simpatica ma poco varia e di una colonna sonora impostata nello stesso modo, alla fine è proprio la monotonia che finisce per condannare l'esile gameplay di Firestriker. Insomma: quanto può essere divertente rimandare una palla contro un muro e soprattutto per quanto tempo può esserlo?

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