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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Sega Mega Drive
Arcus Odyssey
Renovation | Wolf Team
18 03 2018

Nel lontanissimo 1986 tutti giocavano a Gauntlet, in sala giochi o magari in un angolo del locale baretto. Le sale giochi non erano ancora dei luoghi sinistri, da frequentare con un certo coraggio, e Gauntlet era quasi diventato un oggetto di culto. Per chi non se lo ricordasse si trattava di attraversare centinaia di labirinti pieni zeppi di trappole, nemici e scrigni, con quattro protagonisti forniti di diverse abilità e armi che si avventuravano in cerca di uscite, chiavi, oggetti magici e tesori, eliminando quote incalcolabili di avversari. Un meccanismo di gioco semplice, ma che finì per andare di moda e che fu più volte ripreso dalla concorrenza, con risultati di varia portata. Arcus Odyssey (Wolf Team, 1991 su Mega Drive) fa appunto parte di questo filone, amato senza riserve da una ristretta cerchia di fan che ne apprezzava proprio la semplicità e l'intensità di azione simili a quelle di uno sparatutto.

Mai uscito in Europa, Arcus Odyssey si era guadagnato delle nostre parti la fama di potenziale salvatore del Mega Drive, almeno per quanto riguardava i 'role playing game' - campo in cui il Super Nintendo dominava incontrastato. In realtà però, una volta conquistata una copia di importazione USA, ci si rendeva conto della sua maggiore vicinanza a uno 'shooter' che a un vero gioco di ruolo, com'era in fondo nelle corde della console Sega. Chiunque fosse avvezzo non dico ai meccanismi del Dungeons & Dragons da tavolo ma anche a quelli dei videogiochi analoghi presenti allora su console o PC, come i primi titoli Enix, Square o i vari Might and Magic e Dungeon Master, si trovava qui in chiaro imbarazzo. Già delle prime fasi, infatti, si capisce che l'impostazione è più vicina a quella di un coin-op, magari condito con qualche elemento scenografico come scrigni, oggetti o ambientazioni archeo/medieval/fantasy, ma con un volume di fuoco degno di un gioco di azione. Gli stessi quattro protagonisti riprendono le caratteristiche dei quattro di Gauntlet, con guerrieri, maghi e stregoni e con le solite armi utili nel combattimento a distanza. Solo che, rispetto al capostipite, qui i controlli risultano meno intuitivi.

Il joypad a otto assi riesce difatti a seguire con una certa difficoltà gli spostamenti degli avversari, mentre i piccoli spazi concessi non favoriscono i movimenti compensatori dei nostri eroi, che si ritrovano spesso incastrati contro qualche parete e in balia dei colpi. Niente di drammatico, comunque. I giochi con visuale isometrica come Arcus Odyssey hanno sempre comportato dei problemi in questo senso, ma i possessori di Mega Drive, dove questa inquadratura in diagonale era più frequente, si erano già abituati a queste difficoltà. Per gli altri la gestione poteva risultare più complicata, ma una volta prese le misure ai comandi la sfida finiva per scorrere senza ulteriori impacci. Forse in modo non molto coinvolgente, data la banalità della trama e la superficialità del gameplay: in Arcus Odyssey non c'è infatti una caratterizzazione profonda dei personaggi, non c'è una sceneggiatura dettagliata e nemmeno una particolare articolazione strategica, neanche nel caso del buon '2-player mode'.

Non bisogna credere però che l'impostazione arcade arrivi a quella, furiosa, di Gauntlet: qui il ritmo è più umano, i labirinti sono quasi disabitati e i mostriciattoli sembrano al massimo dei sopravvissuti alle stragi del coin-op del 1986. La parallela presenza di dialoghi, menu, statistiche, missioni e di qualche enigma legato alla esplorazione fece così accostare Arcus Odyssey al mondo dei giochi di ruolo: questo forse spiega le attese dei fan occidentali e il buon successo incontrato sul mercato giapponese. In questo senso ha dato i suoi frutti anche la somiglianza alla buona versione per Sharp X68000 (Masaaki Uno come produttore, successivamente presente nel team di Mario Tennis e Mario Golf), con temi musicali tipicamente nipponici, bella presentazione, sprite forse troppo piccoli ma con buona velocità e dettaglio. Forse il problema maggiore è invece rappresentato dalla longevità, degna anche questa più di uno 'shooter' che di una vera avventura. Fatto sta che, ai tempi e nonostante tutto, Arcus Odyssey è stato uno dei giochi che ho giocato e ripreso più frequentemente. Sarà stato per la sua facilità d'uso, per il suo ritmo ben calibrato o per il disegno dei labirinti, ma questo è quanto è successo.

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