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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Nintendo Super NES
Secret of Evermore
Square
24 11 2017

I pionieri non devono avere paura di fallire, o almeno questo è quanto si dice. Si deve avere nervi saldi per affrontare rischi e tentare strade nuove, cercando di spostare in avanti i confini delle cose senza curarsi delle conseguenze. È così nella scienza ma anche in ogni altro campo della vita, arte e videogiochi inclusi (sono una forma d'arte, no?). Anche qui il genio deve essere pronto a rischiare l'insuccesso e l'impopolarità, altrimenti staremmo ancora a saltellare da una piattaformina a un'altra e il mondo sarebbe più piatto e noioso. Square il coraggio di fallire lo ha sempre avuto e se è per questo ci è andata vicina più di una volta. Final Fantasy non si porta dietro l'aggettivo Final a caso. Ancora di più: una volta passato il punto di non ritorno gli uomini Square hanno ancora avuto il fegato di continuare a battere sentieri allora poco frequentati. Ma anche nel loro eclatante caso ci sono state delle eccezioni.

Secret of Evermore (1995) non si può certo definire un gioco (di ruolo) brutto: ancora oggi molti lo mettono in testa alla loro lista di favoriti, basta farsi un giro in rete per notarlo. Ma di sicuro non ha rappresentato un passo in avanti per il genere dei 'role playing game', non ha il fascino dei suoi parenti stretti Square e non è un capolavoro. Lo si vede subito, già a partire dalle prime fasi di gioco: sarà a causa della sua derivazione americana, ma il desiderio di realizzare qualcosa da vendere per forza, cavalcando il momento magico dei giochi di ruolo, si avverte immediatamente e non fa altro che mangiarsi la magia di altre avventure. Sembra insomma un prodotto studiato a tavolino: niente di male, ma se questo può andare bene per una soap opera o un dentifricio, può non risultare vantaggioso in altri casi. È come se la tendenza a importare titoli giapponesi stravolgendoli con traduzioni asettiche, presentazioni alterate o confezioni impoverite, sulla base di un presunto gusto dell'audience americana, abbia qui preso il sopravvento sin dall'inizio dei lavori. Perché nonostante il suo DNA (chiaramente simile a quello di Secret of Mana in molti tratti, come i combattimenti in diretta, il caricamento graduale delle armi, i loro potenziamenti, le barre di stato, l'interscambiabilità dei personaggi, il '2-player mode' collaborativo e i menu ad anello) Secret of Evermore è un prodotto made in USA, con un team a stelle e strisce messo in piedi per l'occasione e un'atmosfera da film da teenager del Midwest. Proprio come il giovane protagonista che, appassionato come è di vecchi film di fantascienza, si troverà coinvolto col suo cane in una storia di scienziati pazzi, ville abbandonate, macchinari infernali, salti dalla preistoria al futuro e mondi alternativi.

Storia che viene introdotta da un bel prologo, forse la cosa migliore di tutta la sceneggiatura, ma che fa presto a mostrare i limiti di una trama mantenuta su toni marginali e senza che un qualche 'coup de theatre' venga a soccorrere il suo svolgimento. Poco male (o molto male, dipende) se a questo non si venissero a unire altri punti di debolezza, come l'inconsistenza dei personaggi, protagonista in testa ma riguardante tutto il cast eccetto il cane, o quella dei dialoghi, stavolta non per colpa della traduzione. Stando così le cose l'equilibrio del gioco viene spostato decisamente verso l'azione e l'esplorazione di labirinti, più o meno complicati o camuffati da paesaggi aperti, ancora di più di quanto accadeva nel gemellare Secret of Mana. Rispetto al quale, peraltro, si perde parecchio della grafica ipercolorata e un pò della precisione dei comandi, alla faccia delle dichiarazioni di miglioramento dei combattimenti e dell'intelligenza artificiale del personaggio inattivo. Anzi: una delle critiche più imbarazzanti riguarda proprio i bug che colpiscono il gioco in questo campo. Come quello che può arrivare a bloccare l'avventura a causa della incoerente presenza in scena del cane mutante, segnalato invece come prigioniero in tutt'altro posto.

Il tono è insomma più vicino a quello di un tipico prodotto Enix, bug a parte ovviamente. Questo potrebbe non rappresentare un problema, soprattutto se il tutto riuscisse a mantenersi all'altezza dei classici della casa concorrente e futura alleata. Ma, per esempio, anche la colonna sonora, per quanto non fastidiosa, non presenta nulla di indimenticabile o comunque nulla che mi abbia spinto a comprare il corrispondente CD audio. Il confezionamento, poi, rimane su standard di completa normalità, come da copione. Minato da una serie di cedimenti piccoli e grandi, Secret of Evermore rimane però un prodotto gradevole e di prima fascia, anche perché le intenzioni commerciali (non suffragate da vendite travolgenti) avevano comportato uno sforzo produttivo notevole, con immissioni di grafica renderizzata, una grafica accurata anche se giocata su toni scuri, saltuario uso del Mode 7 e il ricorso a una costosa cartuccia da 24 megabit. La struttura dell'avventura, semplice e organizzata in soli quattro mondi ed ere, non deve ingannare: la durata resta in linea con quella dei prodotti concorrenti, mentre il carattere 'action' dei combattimenti, lontano dalla tradizione giapponese e quindi senza pause, scontri random e turni da rispettare, ha rappresentato una benedizione per la maggior parte dei possessori di console, soprattutto statunitensi, più avvezzi all'azione che alla strategia.

Tanto più che la quota sindacale di strategia è comunque più che concessa sotto forma di oggetti e di incantesimi da utilizzare: in questo senso Secret of Evermore riesce anzi a offrire qualcosa di davvero nuovo col meccanismo alchemico della combinazione di sostanze da acquistare o ritrovare, fino a ottenere una gamma ampia di magie. Peccato solo che tale componente strategica presenti luci e ombre, con sperimentazioni, esplorazioni accurate e ricerche di prezzi vantaggiosi, ma anche con una certa marginalità degli interventi magici, qualche volta squilibrati sia in bene che in male rispetto al contesto. Anche perché, in questo senso, l'utilizzo del protagonista alternativo (il cane, la cui abilità nelle fasi di mutazione resta affidata esclusivamente alle proprie capacità fisiche) non beneficia di tutto questo retaggio di oggetti, sostanze alchemiche, armi e magie. Ma al di là degli squilibri del gameplay e di tutto il resto, quello che ha forse finito per allontanare il pubblico europeo (in parte) e giapponese (in toto, stante una totale indifferenza e conseguente mancata distribuzione) è stata la volontà di far passare Secret of Evermore come l'erede diretto di Secret of Mana, anche in presenza di un sequel (Seiken Densetsu 3) già prodotto in patria ma ostinatamente negato all'export. In questo senso il maxi team di sviluppo di Redmond (composto in fondo da novellini come Doug Smith produttore esecutivo, Rick Ryan produttore tecnico, Daniel Dociu direttore artistico, Rebecca Coffman responsabile delle animazioni e ben nove sceneggiatori in azione, non si sa perché) si è trovato davanti una strada in salita che puntualmente non è riuscito a scalare. Tra incertezze di marketing, inesperienze, scarsa collaborazione da parte della casa madre di Tokyo e scetticismo da parte della stampa, un gioco solido e in fondo al di sopra della media come Secret of Evermore ha insomma finito per pagare un dazio superiore alle sue reali colpe.

[NO1]


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