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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Nintendo Game Boy
Sensible Soccer
Sony | Renegade | Enigma Variations | Sensible
07 05 2017

Come tutti sanno Sensible Soccer è stato, è e sempre sarà il miglior gioco di calcio che programmatore abbia mai ideato, con buona pace di una concorrenza infinita e di chi non è d'accordo. La conversione su una console essenziale come il Game Boy (Sony, 1993) ne è ulteriore prova. I giocatori che sgambettano sui suoi campi da gioco (in genere sprite da una dozzina di pixel) possono lasciare interdetti già nelle versioni più evolute e figurati in bianco e nero. Eppure Sensible Soccer, anche in versione portatile, si dimostra la simulazione più divertente di uno sport che negli ultimi trenta anni è cambiato profondamente e lo è anche perché, al di là di una programmazione esemplare, va a imitare un calcio rinnegato ma più brillante di quello moderno, meno soffocato dalle tattiche. In somma: FIFA Soccer o Pro Evolution replicano il calcio odierno e magari lo fanno benissimo, ma a vederli in azione l'effetto è appunto lo stesso delle partite di oggi (personalmente ammiro l'organizzazione, gli schemi e il possesso palla insistito, ma mi rompo i marroni come nella pallamano), mentre Sensible Soccer ricostruisce con la stessa brillantezza il gioco anglosassone degli anni 70/80, semplice ma imprevedibile.

Ma che cosa rendeva il gioco della softco del Cambridgeshire quello che era, alla faccia di un progetto improvvisato durante la programmazione di MegaLoMania e basato sui suoi sprite? Gli elementi che lo distanziano dagli altri soccer videogiocati non sono pochi adesso e ai tempi erano ancora di più. A cominciare dalla fluidità di gioco, che faceva apparire il contemporaneo FIFA Soccer come uno spettacolo ingessato, per continuare col sistema dei passaggi, realistico ma pulito come un taglio da bisturi, finendo con un controllo di palla che consentiva dribbling inattesi ma che diventava più complesso man mano che si andava avanti. La curva della difficoltà, infatti, era esemplare: facile da approcciare, Sensible Soccer rivelava una profondità e tante di quelle sottigliezze da trasformare una partita in una vera impresa, anche giocando in due. La versione Game Boy sorprende per la capacità di riprendere un gameplay tanto articolato, inclusi i caratteristici tiri a effetto voluti dagli sviluppatori originali Jon Hare e Chris Yates, ma non riesce ovviamente a raggiungere l'ampia scelta di competizioni e squadre delle versioni più avanzate. L'intelligenza artificiale, essenziale in un gioco in cui le squadre si muovono coralmente, consentendo fughe sulle ali, sovrapposizioni, cross, passaggi filtranti, diagonali, ripartenze ecc. è invece riprodotta in modo perfetto (inclusi i momenti di distrazione dei portieri, che ogni tanto si addormentano come nella prima versione Amiga).

Badando al sodo, quindi, abbiamo tutto quello che conta, ma solo due tipi di competizione per squadre nazionali o di club (niente franchigie ufficiali), non tutte le opzioni classiche, una gestione delle squadre solo parziale e, come è ovvio, niente colori di maglia da scegliere. Anche l'audio è relativo, ma perlomeno riesce a essere caratteristico, nell'ambito delle capacità del Game Boy. D'altro canto nel passaggio su console portatile di un gioco che della essenzialità grafica e sonora faceva la sua bandiera, non c'erano da aspettarsi voli pindarici. I comandi sono per fortuna ineccepibili, precisi e basati sui soli due tasti disponibili, con una attivazione automatica dei giocatori da prendere a esempio ancora oggi. La giocabilità, ottenuta anche grazie a una inquadratura dall'alto che consente la visione di zone enormi di campo, viene salvata alla faccia del piccolo schermo del Game Boy con un allontanamento della visuale (che rende ancora più minuscoli gli sprite) e, involontariamente, grazie a un rallentamento del ritmo di gioco, fatto che non stona su questa console. Alla fine la conversione sul portatile Nintendo, per quanto sorprendente, non ha certo fatto la differenza per un gioco che ai tempi aveva già venduto un milione e mezzo di copie e un numero dieci volte superiore di pezzi piratati, ma rappresenta una curiosità e una rarità da non sottovalutare. E la tentazione di portarsi dietro una copia di Sensible Soccer per una ennesima inevitabile partita, fa capire come il suo fascino continui ad essere inalterato.

[NO1]


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