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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Nintendo Super NES
Lady Stalker - The Apocalypse Engine
Taito | Climax | Kan Naito | Kiyoaki Matsumoto | Yoshinori Tagawa | Yasuhiro Kumagai | Masumi Takimoto | Shinya Nishigaki
26 10 2016

La vita è dura. Tanto più quando qualcuno se la vuole complicare a tutti i costi. E così la nostra Lady Stalker (niente a che vedere con l'odierno reato di stalking), rampolla di agiata famiglia, ha come unico desiderio quello di affrontare ogni tipo di avventura, magari accoppiandola all'esplorazione di luoghi remoti. Figuriamoci quando si tratta di un'isola in cui giace un tesoro leggendario, legato all'opera di uno scienziato pazzo e alla creazione di mostri mutanti di vario genere. La tentazione è talmente forte che la bella pecora nera riesce a eludere la sorveglianza di due inservienti, ai quali i di lei genitori ne avevano affidato la custodia, e a salpare verso la nuova destinazione, abbigliata in minigonna e tacchi a spillo e previa distruzione della sua villa-prigione. Messa così sembra una delle tante avventure improbabili che affollano il mondo dei videogiochi, ma trattandosi di una produzione Climax Entertainment sappiamo già in partenza che ci ritroveremo con qualcosa di unico e lontano dall'ortodossia, pur restando nell'ambito dei giochi di ruolo. Perché Climax, software house di pura estrazione giapponese attiva essenzialmente negli anni novanta, si è sempre distinta per la sua diversità, a partire da quel Landstalker che molto aveva fatto per sdoganare il Mega Drive dal limbo delle console giocattolo.

I giochi Climax si riconoscono subito sia per il loro tratto grafico particolare, molto vicino ai fumetti e con una caratterizzazione dei personaggi tipicamente giapponese, sia per l'organizzazione dei menu, molto comodi da usare tenendo conto della complessità del genere generalmente frequentato (sono quasi tutti giochi di ruolo). Ma è soprattutto nell'articolazione delle storie che si deve andare a cercare un tratto distintivo. Shining in the Darkness, Shining Force, Landstalker, i successivi Dark Saviour e Time Stalkers si basano su modalità di gioco diverse, ma hanno in comune una ricchezza di contenuti davvero rara, mettendo in conto la povertà tecnica dei mezzi di allora. Lo stesso Runabout, racer Climax per la prima PlayStation, per molti versi rivoluzionario e anticipatore del mix tra avventura e guida realizzato da Grand Theft Auto, si basava proprio sull'ampliamento dei contenuti dei giochi di corsa. Nel caso specifico di Lady Stalker la ricchezza dei dialoghi e della trama può però solo essere intuita, stante la mancata traduzione dal giapponese. In effetti la decisione di non distribuire il gioco sui mercati occidentali risulta incomprensibile: l'unica ipotesi di una qualche fondatezza bisogna forse andarla a cercare nell'organizzazione quasi dilettantesca della casa sviluppatrice. Game designer, produttore, ideatore dei personaggi, direttore esecutivo e grafico, Kan Naito, vero deus ex machina di Climax, ha sempre anteposto le proprie intuizioni al marketing, il gameplay allo spettacolo puro, mantenendo un controllo totale su team di programmatori di piccolo cabotaggio e rimanendo fuori dal giro delle megaproduzioni da milioni di dollari.

La stessa Taito, distributrice del gioco, non faceva parte della cerchia delle major e stante il momento sfavorevole (Lady Stalker è della primavera del '95, quando il Super Nintendo era già in fase terminale) non aveva ritenuto vantaggioso finanziare conversioni onerose. Un peccato perché Lady Stalker è un gioco davvero curioso, ovviamente simile al precedente Landstalker ma dotato di un fascino tutto suo, forse anche per la sua irreperibilità. Tratto grafico, colonna sonora, personaggi, ambientazioni e inquadratura dall'alto di tre quarti restano allineati con quanto accadeva nel predecessore per Mega Drive e rimandano alla stessa impostazione di gioco, legata all'esplorazione di numerosi dungeon (qui una dozzina) e alla risoluzione di innumerevoli enigmi. Il tutto resta ovviamente affidato alla bontà del disegno di questi labirinti (sempre molto ispirato), all'inventiva degli enigmi e alla nuova dinamica dei combattimenti, veloci, con più personaggi in scena e in tempo reale. L'altra differenza che sposta l'accento verso una natura più RPG e meno action è l'incapacità di effettuare salti della nostra eroina, la quale si limita a superare piccoli gap con scatti improvvisi: non è un male, dati i danni che l'inquadratura isometrica aveva comportato in questo campo in Landstalker, nel quale capire dove si andava a cadere era spesso difficile.

Tutto scorre comunque in modo semplice e lineare, come dicevamo: in fondo l'assenza di un qualsiasi supporto in inglese non compromette la dinamica di gioco, inclusa la soluzione degli enigmi, quasi sempre legati a elementi visivi e logici. Alla fine la comprensione totale della trama si rivela poco importante, almeno in questo caso, data l'assenza di fasi di blocco non superabili (esistono comunque 'walkthrough' molto dettagliati in rete). Fra i pochi fattori deludenti, invece, una longevità non eccezionale, in parte compensata dalla difficoltà, e gli effetti sonori troppo elementari. A dire la verità fa anche un pò strano vedere una grafica tipicamente da Mega Drive sul Super Nintendo, ma ai tempi il progetto Climax per le piattaforme Sega era Dark Saviour e la macchina a cui era destinato era il Saturn: probabilmente Lady Stalker è arrivato sul Super NES solo a causa del progressivo abbandono del Mega Drive e dopo l'ennesimo ritardo nel lancio del Nintendo 64. Fatto sta che Lady Stalker rappresenta l'unica possibilità di vedere in azione un titolo Climax su Super Nintendo e già solo per questo deve essere considerato come un qualcosa di più unico che raro.

[NO1]


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