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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Sega Mega Drive
Olympic Summer Games
U.S. Gold | THQ | Black Pearl | Tiertex
10 07 2016

Ogni quattro anni le Olimpiadi vengono ad allietare le nostre torride estati con gare e cronache da località famose. E con un minimo di presenza di spirito qualcuno potrebbe anche rilevare che questa è la stessa cosa che avevo detto parlando di Olympic Gold, poco tempo fa. E allora? Tutti hanno potuto e possono imitare per decenni lo stesso gioco, facendoci bei soldoni, e io non posso fare una cosa vagamente simile, per di più gratis?

A quattro anni di distanza dalle Olimpiadi di Barcellona 92, per Olympic Summer Games, lanciato su Mega Drive in concomitanza con i Giochi di Atlanta 1996, il tempo non sembrava insomma essere passato. A parte l'inquadratura isometrica in pseudo-3D, allora di gran moda, il gioco sembrava una derivazione diretta e svogliata di dozzine di altri titoli analoghi per console, portatili o PC. Stessa trafila, o quasi, di eventi sportivi e quasi stesso impianto di gioco. I 100 metri piani e i 110 ostacoli non cambiano di una virgola rispetto agli standard, col tradizionale pigia-pigia isterico di tasti ma con l'aggravante di un grado di difficoltà più elevato. Il salto con l'asta resta la solita tortura, stavolta non solo a causa della coordinazione manuale richiesta, ma anche per la banalità dell'evento. Il tiro con l'arco, per fortuna improntato come lo 'skeet' su una visuale in soggettiva, rappresenta come spesso succede il salvatore della patria, pazienza a parte, ma non riesce a correggere l'effetto generale.

Anche perché, tra risposta ai comandi non così precisa e impostazione complicata degli stessi, tutto il resto entusiasma molto poco. Il salto in lungo e quello in alto sono forse meno ostici da affrontare, ma come ci si può aspettare quello triplo si rivela invece un'impresa impossibile. Altrettanto impossibile sembra eseguire i lanci - giavellotto e disco in particolare - senza essere squalificati a ripetizione. Il tiro al piattello, come una ciliegina sulla torta, riprende il meccanismo dell'arco, già di per sé non facilissimo, inserendolo in un ambito in cui i riflessi richiesti sono fulminei e i bersagli velocissimi e microscopici, con effetti devastanti. D'altro canto i programmatori Tiertex rappresentavano ai tempi una tale garanzia di insuccesso da lasciare poco spazio a speranze alternative, schiantate anche dalla distribuzione approssimativa che Black Pearl operava nel finale di vita dei 16 bit. Il tutto è condito da un audio piatto come una pista di atletica e da una grafica che, per quanto interessante nella sua inquadratura di tre quarti, risulta sparsa e meno comoda da gestire di quanto si voleva far credere ai tempi. Mettiamola così: anche le Olimpiadi di Atlanta avevano un'atmosfera dimessa, diversa dal solito. Sarà per questo?

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