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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Sega Mega Drive
Olympic Gold
U.S. Gold
18 06 2016

Ogni quattro anni le Olimpiadi vengono ad allietare le nostre torride estati con gare e cronache da località famose o esotiche. È un sollievo per chi si ritrova ad affrontare il solleone in città abbandonate da una umanità vacanziera, ma non manca di effetti collaterali, come il parallelo merchandising. Che, nel nostro caso, si traduce nel lancio di mostruosi videogiochi, privi di un qualsiasi significato che non sia quello di sfruttare il battage commerciale del momento. Ancora oggi, alla vigilia delle Olimpiadi di Rio 2016, è così. Ma un tempo era pure peggio.

Basti pensare alla puntualità con cui U.S. Gold, casa editrice di buon peso, ci affliggeva con produzioni insipide ogni volta che una manifestazione sportiva di questa portata veniva alla ribalta. Olympic Gold, lanciato alla vigilia dei Giochi Olimpici di Barcellona (estate 1992), per molti versi non fa eccezione. Già a prima vista si capisce che la ricostruzione di una manifestazione tanto ricca di eventi è stata eseguita con pigrizia: la presentazione è più che decente dal punto di vista scenografico ma davvero carente da quello delle opzioni (niente multiplayer effettivo p.es.), le gare presenti sono solo una manciata e spesso sono riprodotte in maniera banale. Così ci ritroviamo con i soliti cento metri piani, in cui tutta l'abilità richiesta al giocatore consiste nel pigiare freneticamente un paio di tasti senza accusare crampi alle dita, e con gli altrettanto disimpegnati centodieci ostacoli, in cui l'unica variante consiste nel dare un altro comando al momento del superamento delle barriere, o con il nuoto (idem). Proprio come era stato fatto fin dalla notte dei tempi in giochi dello stesso tipo. Una delle poche possibilità di scampo dalla monotonia, in questi casi, è rappresentata da un'impostazione grafica brillante o innovativa, ma non è questo il caso.

La concorrente Accolade, per esempio, aveva addirittura puntato su un 3D non comune col contemporaneo Summer Challenge, con risultati scarsi dal punto di vista del gioco, ma almeno interessanti da quello dello spettacolo (il Mega Drive non ce la faceva a muovere con fluidità i poligoni tridimensionali e i controlli, di conseguenza, si rivelavano quasi ingestibili). Qui, invece, in nome di una presunta giocabilità si è voluto puntare su una grafica semplice e bidimensionale, a tratti gradevole ma anche sparsa e animata in modo rudimentale. Il risultato finale è spesso quello di uno spettacolo di medio calibro, con gare non entusiasmanti non solo dal punto di vista visivo ma anche da quello del gameplay, causa vittorie o troppo facili o impossibili, alla faccia dei tre gradi di difficoltà concessi. Per alzare il livello di coinvolgimento i programmatori hanno per fortuna scelto di concentrarsi anche su discipline raramente ripescate nei videogiochi a 16 bit, come il lancio del martello, il tiro con l'arco, i tuffi e il salto con l'asta. Con risultati non sempre entusiasmanti. Il salto, in particolare è inutilmente macchinoso, mentre il tiro con l'arco viene eccessivamente influenzato dal fattore vento. In Olympic Gold il meccanismo dei vari eventi ha però il vantaggio di risultare comunque comprensibile a tutti, ricorrendo a un po' di pratica, il che spiega la sua presa sui giocatori casuali, tipo la vostra recalcitrante fidanzata. Anche perché si può avere l'illusione di partecipare a una vera gara olimpica, per quanto vecchia di venticinque anni. E senza il rischio di incappare in una zanzara Zika.

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