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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Sega Mega Drive
Truxton
Sega | Toaplan | Toshiaki Oota | Masahiro Yuge | Koetsu Iwabuchi | Shintaro Nakaoka | N. Sawada | Yuko Tataka
28 02 2016

È un futuro lontano e il remoto pianeta di Borogo è sotto l'attacco degli alieni. Stavolta è il turno dei malefici Gidans agli ordini del comandante supremo Dogurava: il piano è quello di deviare cinque asteroidi verso l'orbita del loro obiettivo, dopo averli preventivamente popolati di astronavi, truppe di attacco e contraerea. E ovviamente, risultando particolarmente versato nell'alienicidio ed essendo l'unico in grado di pilotare l'ultimo Super Fighter (intercettore in grado di disintegrare orde di astronavi) al giocatore toccherà di persuadere gentilmente gli alieni a togliersi dalle balle ricorrendo a laser e bombe. Che in Truxton abbondano e brillano per effetti pirotecnici, fino a rappresentare il fattore visivo che più impressionava i possessori primigeni del Mega Drive. Truxton (Toaplan e Sega a braccetto, 1989) è stato infatti uno dei primi giochi a supportare la console Sega. E in modo più che plausibile: lo shooter era uscito l'anno prima in sala giochi e ritrovarlo perfettamente riprodotto su un apparecchio destinato all'uso casalingo rappresentava una vera sorpresa e un importante biglietto da visita per una macchina debuttante o quasi.

I 16 bit erano infatti agli albori e bisognava rimarcare le differenza rispetto alla passata tecnologia, in particolare rispetto a quello che poteva fare l'odiato Nintendo a 8 bit. In quel momento tutto faceva brodo, ma una conversione fedele da un coin-op di successo era esattamente quello che tutti volevano. Gli sviluppatori (Toshiaki Oota, Masahiro Yuge,Yuko Tataka e Shintaro Nakaoka, poi ritrovati in team in Hellfire e molto tempo dopo addirittura in Toshinden) erano in parte quelli che avevano lavorato alla genesi del coin-op: la loro conversione, in collaborazione con Sega, è più che buona, al di là di qualche inevitabile compromesso visivo, e non soffre di cadute di velocità o di tagli a carico del gameplay. Il quale rappresenta proprio quello che allora il pubblico cercava da uno sparatutto: ritmo, intensità, sorprese grafiche e un livello di difficoltà declinato in tre gradi che rappresenta una vera sfida, al di là della brevità del contenuto (cinque scenari). Lo stesso arsenale a disposizione è ridotto solo in apparenza, perché le tre armi presenti possono facilmente cambiare potenza e tipo di fuoco in base ai power-up acquisiti (per non parlare della possibilità di incrementare fino a cinque volte la velocità della nostra navetta spaziale). L'impianto grafico non si rivela particolarmente spettacolare, soprattutto a trenta anni di distanza, ma fatte le debite proporzioni non lo era nemmeno quello della versione da sala: in ogni caso, tra esplosioni, sprite larghi e colori sgargianti, il suo compito lo svolgeva in modo più che adeguato. L'atmosfera vintage è comunque immediatamente rilevabile, grazie anche alla bella colonna sonora, tipicamente Mega Drive della prima ora, e allo scorrimento non rapidissimo e in verticale. Uno shooter allo stato puro, insomma, come quelli dei tardi anni ottanta: pochi fronzoli ma buona qualità, pochi difetti sostanziali e tutta l'azione necessaria alla vostra adrenalina.

[NO1]


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