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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Nintendo Super NES
B.O.B.
Electronic Arts | Gray Matter | Chris Gray | Ed Zolnieryk | Dennis Turner | Greg Bobier | Sean Sullivan | Kevin Hoare | Chris Gray Enterprises
08 02 2016

Electronic Arts si è sempre presa molto sul serio e a ragione. Già nei primi anni novanta la sua striscia di successi rasentava l'incredibile, tanto da far parlare di tocco di Re Mida. Ma nonostante la capacità di trasformare in oro tutto quello che toccava, la multinazionale di Redwood City aveva il suo punto di forza nelle simulazioni, soprattutto sportive, con sconfinamenti solo saltuari in generi più leggeri. In questi casi EA assumeva spesso il ruolo di semplice editore, affidandosi a programmatori esterni, puntando sulla distribuzione di produzioni alternative oppure limitandosi a pubblicare su varie piattaforme e mercati conversioni da o per console. Ma, in ogni caso, l'attenzione a non tradire i propri standard e a non fare passi falsi in campo commerciale era sempre tanta. Così, quando si ritrovò a cimentarsi più direttamente del solito nel campo minato dei 'platform game' con questo B.O.B., Electronic Arts seguì la sua natura puntando a un confezionamento senza difetti in materia di grafica, presentazione, audio e post-produzione, ma cercando anche di non sbilanciarsi con le innovazioni, come marketing ordinava. Quello che può dare B.O.B. a un giocatore, quindi, è già chiaro in partenza. Tutto quanto può essere collocato sotto il termine 'average', non necessariamente inteso come medio o mediocre (abbiamo detto che il gioco, in particolare nella variante per Super Nintendo, si presenta benissimo), quanto come privo di sorprese.

Quello che latita nel gioco vero e proprio viene comunque compensato dal contorno, a cominciare dalla bella introduzione con tanto di storiella folle, tra il 'freak' e la fantascienza da due lire. Il nostro B.O.B., robot insettoide dal grilletto facile il cui acronimo non ci porta da nessuna parte (Battery Operated Buddy?), ha incidentato l'auto/astronave del sù babbo sulla via di un appuntamento con una pollastrella aliena, ritrovandosi così su un asteroide sconosciuto alla ricerca di soccorso - cosa che gli abitanti dello stesso gli negano, arrivando per motivi tutti loro allo scontro a fuoco. Bene. La storia, appunto, è un po' folle, ma dà lo stesso lo spunto a una serie di combattimenti furiosi, da effettuarsi in ambienti anche loro tra lo 'sci-fi' e lo strambo, il che ha perlomeno il merito di consolarci con quella atmosfera vagamente psichedelica che ai tempi andava di moda e di cui oggi si sente una certa mancanza. Se fosse tutto qui, però, di motivi per portarsi a casa B.O.B. non ce ne sarebbero stati molti ai tempi, e ancora meno ce ne sarebbero oggi per ripescarlo nel mucchio dei videogiochi da soffitta. Tipico 'run and gun', lo 'shooter' Electronic Arts ricorda invece per sua fortuna il buon Alien 3, in particolare nella versione per Mega Drive, solo con meno intensità (almeno nelle prime fasi) e con i livelli ambientati nelle basi spaziali che sembrano presi pari pari dal vecchio successo Probe. Il che, lungi dal rappresentare una critica, comporta invece quella solidità di gameplay che era gradita ai teenager di allora e che oggi è considerata un marchio di fabbrica immediatamente riconoscibile di questo filone di 'shooter' bidimensionali.

Solo che al di là di questo sparare, saltare e correre proprio non si va, e anche quando il buon robot si impegna in qualcosa di diverso, come per esempio mettere le mani su un'altra navetta, non si fa altro che rimpiangere la sua vecchia auto, causa manovrabilità praticamente assente. I programmatori (team Gray Matter con Roland Kippenhan, reduce dai fasti di James Pond 2, come produttore) in fondo hanno sbagliato poco, ma non hanno inventato quasi niente. Così, nonostante la quarantina di livelli, le sei armi a disposizione, la palette di colori chiaramente superiore a quella utilizzata nella versione per Mega Drive, le animazioni adeguate, la risposta ai comandi generalmente corretta e la bella colonna sonora elettrofunk, alla fine non si sfugge alla sensazione di monotonia, non aiutata dalla caratterizzazione insipida dei personaggi, protagonista incluso.

[NO1]


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