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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Sega Mega Drive
Thunder Force III
Techno Soft | Izumi Fukuda | Takashi Iwanaga | Haruhiko Ohtsuka
24 01 2016

Questi alieni devono avere bei problemi dalle loro parti, perché alla fine ce li ritroviamo sempre da noi a rompere i marroni. In particolare, in Thunder Force III, l'avanguardia dell'Impero Orn minaccia di invadere per la terza volta gli spazi della Federazione Galattica, con l'aggravante, rispetto al precedente tentativo, che la loro flotta risulta ancora più moderna e potente. Gli scienziati della Federazione hanno però ideato per tempo un caccia spaziale ultra tecnologico, equipaggiato con sette diversi tipi di arma più un paio di utili accessori e quindi perfettamente in grado di polverizzare tutti gli avversari che gli capitano a tiro, ammodernati o no. L'unico guaio è che il caccia Fire LEO-03 Styx è estremamente sofisticato: c'è una sola persona in grado di pilotarlo e quella persona sei tu. Questa storiella esile, come tutte quelle del comparto shooter, ci introduce al terzo capitolo di Thunder Force, quello che ha sdoganato la serie Techno Soft presso il grosso pubblico del Mega Drive. Destino non proprio prevedibile, dato che gli stessi distributori erano così poco convinti della sua potenzialità commerciale da ritardarne l'esportazione extra Giappone per più di un anno. Quando Thunder Force III venne finalmente distribuito in occidente, nel 1991, si ritrovò così a contrastare un nutrito gruppo di concorrenti diretti, ma con un anno in più sul groppone rispetto a loro. Poco male: l'impianto generale era talmente solido da mantenerlo comunque al di sopra della concorrenza.

I programmatori (Izumi Fukuda, Takashi Iwanaga e Haruhiko Ohtsuka, già presenti in Thunder Force II e poi curiosamente riuniti nel progetto Nintendo Mario Party, ad anni di distanza, per quanto riguarda i primi due macinacodice) hanno optato per l'abbandono totale della visuale dall'alto, utilizzata nel secondo episodio, a favore della più classica inquadratura laterale, il che rende meno articolato l'impianto scenografico ma più semplice l'approccio al gioco, almeno secondo la maggior parte dei giocatori. E infatti Thunder Force III, non considerato come il momento più spettacolare della serie, schiacciato come è dalla possanza grafica del successore per Mega Drive, viene però ricordato come il più coinvolgente di tutti, quasi un paradigma per l'epoca d'oro degli shooter. Immediato ma attentamente rifinito e con qualche trovata inattesa, come quella di potersi scegliere lo stage di partenza o quella di potere variare la velocità della nostra navetta, il gioco Techno Soft ci risparmia anche alcune noie tipiche degli sparatutto di quei tempi, come la perdita totale dell'arsenale o il ritorno a inizio livello spesso susseguenti a ogni abbattimento. Il tutto, in un ambito che non soffre di sbavature come eccessivi rallentamenti o incertezze dei comandi, non può che portare a una trance da gioco già rara ai tempi e oggi quasi sconosciuta, complice un livello di difficoltà tarato ottimamente.

Come dicevamo non si può parlare di meraviglie grafiche, con l'aggravante della riproposta dei soliti cliché in fatto di panorami (tra gli stage c'è quello con la lava, quello con la neve, quello sottomarino, quello all'interno della base nemica, ecc.), ma siamo comunque all'altezza dei migliori standard dei tempi. D'altro canto l'anzianità del progetto non poteva permettere le rivoluzioni visive di Thunder Force IV: troppo giovane e ancora inesplorata nelle sue potenzialità la piattaforma Sega, tanto più che il progetto stavolta era nato proprio sul Mega Drive e non su qualche oscuro computer nipponico e poi convertito. Non manca però qualche ricercatezza, come la distorsione delle fiamme, la stazza dei boss di fine livello o lo pseudo-3D offerto dalla parallasse dei fondali, non particolarmente sofisticata ma gradevole e talmente tipica di quell'epoca da avere effetto immediato sulla nostalgia. Da segnalare poi una colonna sonora da premio: una techno immediatamente etichettabile come suoni (un po' come succede con la grafica, i timbri sono chiaramente quelli della prima ora del Mega Drive), ma tra le più trascinanti in assoluto come temi musicali. Tenendo conto che gli shooter sono l'emblema del pick-up-and-play e che Thunder Force III rappresenta quasi il massimo come facilità di approccio nel suo genere, non si può insomma non consigliarlo come terapia alle involuzioni a cui l'odierno giocatore è costretto. Senza controindicazioni.

[NO1]


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