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Nyabot Nyabot è praticamente un fantasma, qualcuno della cui esistenza gli stessi redattori di A.Rea. 21 dubitano spesso e volentieri. Compare di tanto in tanto, recensisce qualcosa e poi svanisce di nuovo, probabilmente per tornare nelle tenebre da cui era improvvisamente spuntato. Se lo incontrate, non fidatevi della sua apparenza tenera e coccolosa: tiene sempre in serbo un'ascia da lanciare all'indirizzo dei curiosi...

Arcade 16 bit
Flying Shark
Taito | Toaplan
18 10 2015

Prendere dei gran calcioni nei denti è divertente? Certo che no, ci mancherebbe. Eppure Flying Shark si spinge oltre il buon senso e, nonostante si macchi dell'equivalente videoludico del calciare violentemente i denti del giocatore, risulta appassionante come pochi altri sparatutto a scorrimento verticale. Il merito è da ripartire equamente tra la realizzazione tecnica (ancor oggi validissima) e il modo in cui il gioco incita l'avventore a migliorarsi, punendolo per ogni errore, ma la sostanza rimane la stessa: Flying Shark è un inferno, ma è un inferno nel quale si soggiorna volentieri.

Le premesse sono quelle di qualsiasi altro sparatutto a sfondo guerresco: ci si accomoda nella carlinga di un biplano, si decolla per difendere la propria patria e si fanno a pezzi arei, carri armati, navi e chi più ne ha, più ne metta. Il sistema di controllo è agile e svelto al punto giusto e la disponibilità di potenziamenti per l'arma di bordo, 'smart bomb' (il cui uso va padroneggiato con la pratica a causa della loro incapacità di coprire tutto lo schermo) e bonus che vanno ad arricchire il punteggio completa il quadro relativo agli elementi di base. Questa, però, è solo l'asettica descrizione di Flying Shark: la realtà trascende da queste meccaniche e parla di una missione in cui ogni centimetro guadagnato è il frutto del sudore della fronte e porta con sé il brivido del trionfo, per quanto piccolo esso sia.

Le formazioni nemiche sono interessanti in quanto a schemi di movimento e varie quanto basta, ma non è la disposizione delle minacce a rendere Flying Shark così duro. È invece la precisione degli avversari, capaci di esplodere i loro colpi al momento giusto e nella direzione giusta, quasi fossero in grado di prevedere il punto esatto dello schermo in cui il biplano del giocatore si troverà nell'attimo successivo. La perfidia degli oppositori controbilancia comunque la relativa brevità del gioco, che conta solo cinque livelli, per cui alla fin fine si può parlare di un certo (perverso) equilibrio.

S'è accennato in precedenza alla tecnica, a ogni modo, e pure in questo senso Flying Shark è un gioiellino. Lo scorrimento è fluido, il frame rate è stabile anche in presenza di numerosi nemici e dei boss (regolarmente spalleggiati dagli avversari 'regolari'), i colori sono gradevolissimi e i piccoli dettagli abbondano. Il biplano manovrato dal giocatore, per esempio, vira verso destra e sinistra con insospettabile leggerezza grazie alle sue ottime animazioni, mentre gli aerei nemici abbattuti vengono avvolti dalle fiamme e piroettano verso il suolo e il loro inevitabile destino. Ed è così che una pedata (virtuale) sul muso, incredibile-ma-vero, diventa improvvisamente e inaspettatamente un'esperienza memorabile.

[Nyabot]


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