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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Sega Mega CD
Lunar: The Silver Star
Working Designs | Game Arts | Studio Alex
02 08 2015

Chiunque non sia ancora convinto che il mondo dei videogiochi non è altro che una macchina da soldi dove la superficialità la fa da padrona, dovrebbe prendere ad esempio il caso di Lunar. Lanciato in prima battuta sul Mega CD giapponese nel '92 da Game Arts/Studio Alex (fedeli partner di Sega, ma comunque non in grado di pubblicare una versione europea di questo primo episodio, The Silver Star), Lunar, lungo tutta la sua esistenza, ha raggiunto una popolarità vera e propria solo nell'ambito dei possessori della vecchia console Sega, nonostante le sortite su altre piattaforme del decennio successivo e una qualità che lo collocava all'altezza dei migliori concorrenti, come i classici di Enix e Square.

Le colpe apparenti attribuite a Lunar: The Silver Star riguardavano pochi dati di fatto. Il primo non lasciava scampo, andando a colpire la natura per così dire genetica del gioco: su una macchina rivoluzionaria come il Mega CD non aveva senso insistere con la grafica bidimensionale di una volta (voluta da Toshiyuki Kubooka), tralasciando tridimensionalità e poligoni vari anche nei filmati di collegamento. Lunar: The Silver Star, in realtà, non provava nemmeno ad abbandonare la tradizione dei giochi di ruolo nipponici, con sprite piccoli, mappe fuori scala e combattimenti riprodotti quasi simbolicamente. Il che ci porta all'altro capo di accusa: l'insistere anche con un gameplay classico, quello degli scontri a turni, basati su statistiche e graduale rafforzamento dei personaggi. E anche sotto questo punto di vista il gioco non doveva essere difeso, tanto evidente era il volere restare all'interno di binari convenzionali. Ma anche titoli fondamentali, come i già citati giochi di ruolo di Square o Enix, capaci di influenzare decenni di successive produzioni, facevano poco o nulla di più, in questa direzione. A causa dei limiti delle macchine a 16 bit, insomma, era un po' come affrontare degli esercizi obbligatori, dove gli schemi erano sempre gli stessi e il fattore discriminante era rappresentato solo dalla qualità dell'esecuzione. In questo Lunar non ha mai perso un colpo e The Silver Star, in particolare, eccelle in settori fondamentali, come la colonna sonora (Noriyuki Iwadare) o la storia intorno alla quale ruotano sceneggiatura (Kei Shigema) e gameplay, anch'essi realizzati con molta attenzione.

La creazione di un universo fantasy dettagliato e verosimile, che darà origine a una lunga saga videoludica e, in patria, addirittura a una serie di romanzi, è in particolare un fattore fondamentale per comprendere la natura intrigante di Lunar: The Silver Star. La trama, fatte salve le ovvie differenze, ricorda quella di titoli analoghi, ma in parte pure quella del primo Star Wars. Il protagonista è un taciturno ragazzo di provincia (il punto di partenza è Burg, un'isola ai margini del vasto mondo di Lunar), al massimo impegnato nel vincere il locale concorso musicale, ma che, dopo improvvisa rivelazione, affronterà l'impresa di diventare un novello Dragonmaster, come un suo conterraneo e leggendario idolo, sfidando fatalmente le ire di un Imperatore onnipotente e cercando nel contempo di proteggere l'amica del cuore e salvare la principessa/dea di turno dall'apocalisse provocata dalle forze del male. Ma quello che fa la differenza, rispetto ad altri tentativi fantasy di varia natura, è la varietà delle situazioni, con decine di ambientazioni da raggiungere, e il modo con cui la trama è organizzata, con un andamento oscuro, misteri da risolvere, numerosi oggetti da trovare, missioni e imprevisti: il tutto porta a un coinvolgimento raramente riscontrabile nel panorama dei giochi di ruolo.

Le avvertenze e le controindicazioni riguardano la natura stessa del gioco, con una frequenza degli scontri riducibile ma comunque elevata: inutile sperare di vagare tra una città e un'altra in tutta tranquillità, senza incappare di continuo in avversari magari anche troppo ostili. Ma nessun appassionato di giochi di ruolo si aspettava ai tempi qualcosa di diverso: il problema semmai è nella lunghezza della storia, con una longevità a prova di bomba, ma che può anche portare all'esasperazione qualsiasi giocatore occasionale. Il gameplay è però ben strutturato e nella sua ortodossia presenta anche qualche variante inattesa, come quella che riguarda il movimento e il raggio d'azione dei personaggi nei combattimenti: come al solito, infatti, il protagonista si porta dietro un team di compagni, ognuno con le proprie capacità di attacco, difesa e magia e con diversi atteggiamenti tattici da seguire. I dialoghi sono anche loro bene impostati, spesso con un tono buffo che non guasta e con una buona quota di persone da interpellare (anche per questo ci è voluto tantissimo lavoro per la traduzione), il che rende plausibile e in pratica necessaria l'esplorazione di molte località sparse sulla mappa. Il tutto sottolineato da una colonna sonora universalmente riconosciuta come una delle migliori e che poteva sfruttare le capacità audio del CD. E, quindi, Lunar: The Silver Star ha in realtà poco da rimproverarsi: forse l'unico rammarico è quello di essere uscito al momento sbagliato, su una console sbagliata, con il marketing sbagliato (nonostante il successo americano, qui i possessori di Mega CD non lo hanno nemmeno intravisto) e con una concorrenza agguerrita, ma non così inarrivabile come si è voluto credere.

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