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Shrapnel Dopo aver fondato A.Rea. 21 insieme a NO1 e LH3CT, Shrapnel ha svolto il lavoro di mantenimento del sito fino alla chiusura dello stesso e ne ha poi curato la riapertura. Ha scritto su Super Console, Mega Console, Videogiochi e PSM, ha gestito per due anni e mezzo un negozio di videogiochi e ha lavorato come game designer e sceneggiatore su uno sparatutto per PC intitolato Steel Saviour. Attualmente scrive per un paio di riviste cartacee dedicate agli utenti iOS e macOS.

Sinclair ZX Spectrum
Firelord
Hewson | Stephen Crow | Impulse
03 05 2015

Nonostante gli apprezzamenti ricevuti a più riprese dalla stampa britannica, Stephen Crow non s'è mai visto risparmiare dai giornalisti specializzati d'oltremanica paragoni più o meno lusinghieri tra i suoi titoli e quelli realizzati in precedenza da altre compagnie. Wizard's Lair è stato definito da alcuni esperti assai poco lungimiranti come un banale clone di Atic Atac, per esempio, e lo stesso destino è toccato più di una volta a Firelord, accostato anche a un altro grande classico del calibro di Robin of the Wood. La comparazione è in entrambi i casi comprensibile, perlomeno nell'ambito di un iniziale esame rapido e superficiale dei lavori del buon Crow, ma andando a fondo è facile vedere come lo sviluppatore inglese si sia spinto ben oltre i limiti dei giochi tirati in ballo in sede di recensione delle sue opere.

Firelord, nello specifico, sembra davvero puntare allo stesso pubblico conquistato da Robin of the Wood: lo stile grafico dei due titoli è innegabilmente caratterizzato da un'eguale ricchezza cromatica e dalla medesima attenzione per i dettagli (difficilmente rintracciabile altrove) e anche le ambientazioni possono apparire simili. Il protagonista di Firelord, però, si trova a dover affrontare un'avventura assai più articolata di quella preparata da Odin Computer Graphics per celebrare le gesta di Robin Hood e non ci vuol molto per accorgersene.

L'eroe di Firelord è Sir Galaheart, tornato nelle lande di Torot per sconfiggere una regina malvagia che ne ha assoggettato con la forza gli abitanti. L'oscura sovrana ha convinto un drago a cederle la leggendaria Firestone e con essa ha lanciato una maledizione su Torot, seminando pericolosi falò ovunque e assegnando a spettrali copie dei popolani il compito di perlustrare strade e foreste. La regina ha però un punto debole: teme la vecchiaia e il deperimento che essa comporta, il che fa sì che sia disposta a cedere la Firestone in cambio dei quattro elementi dell'elisir dell'eterna giovinezza. Elementi che - inutile dirlo - sta a Sir Galaheart recuperare, così da liberare Torot dalla tirannia della sua nuova e indesiderata regnante.

La ricerca intrapresa da Galaheart è inquadrata in modo analogo a quella condotta dal Robin Hood di Odin Computer Graphics, come s'è detto, ma il cavaliere creato da Stephen Crow è ben diverso dall'uomo che rubava ai ricchi per dare ai poveri. È disarmato, tanto per cominciare, e come se ciò non bastasse non ricorda più granché della terra in cui è tornato dopo tanto tempo e non ha idea del modo in cui procedere per procurarsi gli artefatti richiesti dalla regina. Al primo problema, fortunatamente, si può rimediare piuttosto rapidamente: basta trovare i cristalli che consentono a Galaheart di far fuoco sui fantasmi con potenti incantesimi, ricordando però che i colpi a disposizione del cavaliere sono limitati. È ugualmente limitata, ovviamente, anche la sua energia vitale, ripristinabile ingollando il cibo disseminato per le strade di Torot. L'ottenimento dei preziosi componenti dell'elisir, da parte sua, è decisamente più complesso.

Firelord, infatti, non si ferma all'esplorazione e al combattimento: propone invece un interessantissimo sistema di scambi che consente di entrare nelle case degli abitanti di Torot al fine di incamerare oggetti e informazioni di primaria importanza. I popolani non concedono nulla per nulla, però, e il ritrovamento di articoli da scambiare con incantesimi, armi, spostamenti istantanei (una sorta di rudimentale teletrasporto magico, se vogliamo) e via dicendo fa sì che Firelord finisca per privilegiare l'esplorazione e la ricerca rispetto al combattimento. Il ritmo non ne risente affatto e lo stesso vale per il brivido dell'azione: è infatti possibile tentare di rubare gli oggetti offerti dagli abitanti di Torot, ma bisogna avere ottimi riflessi e un tempismo perfetto per evitare di finire sotto accusa e rischiare così la perdita di una o più vite.

La struttura di Firelord è quindi solida come una roccia ed estremamente avvincente, ma val la pena di notare che la realizzazione tecnica non è da meno. Il sistema di controllo è reattivo e preciso come si conviene a un titolo che richiede spesso e volentieri di schivare molteplici avversari dal movimento imprevedibile, la grafica è elegantissima e anche il sonoro si difende egregiamente. È impossibile, infine, aver qualcosa da ridire sulla durata dell'avventura: Firelord è composto da centinaia di schermate e predilige un approccio ragionato e tranquillo, magari coadiuvato dalla stesura di una mappa corredata dagli appunti del caso... proprio come ai bei vecchi tempi.

[Shrapnel]


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