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Nyabot Nyabot è praticamente un fantasma, qualcuno della cui esistenza gli stessi redattori di A.Rea. 21 dubitano spesso e volentieri. Compare di tanto in tanto, recensisce qualcosa e poi svanisce di nuovo, probabilmente per tornare nelle tenebre da cui era improvvisamente spuntato. Se lo incontrate, non fidatevi della sua apparenza tenera e coccolosa: tiene sempre in serbo un'ascia da lanciare all'indirizzo dei curiosi...

Atari ST
The First Samurai
Imageworks | Vivid Image | Raffaele Cecco
25 08 2014

The First Samurai, uscito su Atari ST nel 1991, ha ormai abbastanza anni sulle spalle da averne viste un po' di tutti i colori. Curiosamente, infatti, il gioco di Vivid Image ha attraversato ben tre fasi distinte nel corso della sua esistenza, perlomeno per quanto riguarda l'opinione del pubblico nei suoi confronti. Le tre fasi in questione sono grossomodo rappresentate dall'adorazione, dalla parziale ritrattazione dell'amore precedentemente professato e dalla rivalutazione. L'esperienza di The First Samurai, insomma, è stata piuttosto turbolenta, ma pare giunta a un epilogo soddisfacente; le succitate fasi che l'hanno contraddistinta, però, rimangono più che degne di essere trattate.

Al suo debutto sul mercato, come s'è già accennato, The First Samurai per ST ha incontrato il plauso quasi unanime della stampa specializzata e del pubblico pagante. Vivid Image, d'altro canto, era un team ben noto per la sua capacità di spremere il massimo dall'hardware su cui giravano i suoi giochi e anche nel caso di The First Samurai tale impressione risultava ampiamente confermata. Il gioco, in realtà, non era particolarmente complesso o articolato: si trattava in buona sostanza di un ibrido tra azione e piattaforme in cui il samurai del titolo intraprendeva un viaggio volto all'eliminazione del re dei demoni. L'esplorazione veniva condotta grazie alle classiche meccaniche dei 'platform game', mentre il combattimento poteva contare su attacchi ravvicinati, oggetti speciali e micidiali fendenti da vibrare con una spada magica. La continua rigenerazione dei nemici innalzava il ritmo ben al di sopra di quello solitamente associato ai giochi di piattaforme (a dispetto di una certa lentezza nell'incedere dell'eroe), ma in fin dei conti l'ossatura di The First Samurai era tutta qui. Dal punto di vista tecnico, però, The First Samurai per ST era in grado di offrire uno spettacolo a dir poco maestoso, al punto da non sfigurare neanche di fronte alla versione Amiga. L'audio non era propriamente fenomenale, ma grazie a una serie di scaltri magheggi applicati alla manipolazione dei colori la grafica di The First Samurai era una gioia per gli occhi e al tempo stesso un motivo di vanto per i possessori di Atari ST. Di qui, prevedibilmente, la venerazione di cui il gioco venne fatto oggetto.

Con il progredire delle potenzialità dell'hardware dedicato ai videogiochi e l'evoluzione della grafica, però, The First Samurai finì per perdere la sua principale attrattiva ed entrò nella seconda fase della sua esistenza, durante la quale l'esilità del gameplay venne messa in primo piano. Non più protetta dallo stupore destato dalla corposità degli sprite e dall'ampiezza cromatica, la struttura di The First Samurai rimase esposta alle critiche che ne additavano impietosamente la ripetitività, la semplicità e per certi versi persino la banalità. Alcuni ritennero il gioco colpevole di un innalzamento molesto del livello di difficoltà ottenuto con il ricorso a squallidi trucchi, mentre altri lo bollarono come troppo facile in caso di applicazione di determinate strategie (puntualmente portate alla luce dai giocatori più attenti e smaliziati). Il mito venne smontato e The First Samurai, da leggenda qual era, si ridusse a una triste ombra del passato.

Con il passar degli anni, però, il fenomeno del retrogaming ha portato a un generale 'acculturamento tecnico' dell'utenza e ciò ha restituito a The First Samurai i suoi meriti. L'avventura di Vivid Image non è ovviamente diventata più robusta o profonda, ma il rinnovato interesse degli appassionati nei confronti delle metodologie di realizzazione dei giochi del passato e dei limiti delle macchine d'epoca ha confermato ciò che in fin dei conti era sempre stato sotto gli occhi di tutti: per mettere in piedi sull'Atari ST un carrozzone fluido e variopinto come quello di The First Samurai occorrevano mani incredibilmente ferme e capaci (mani appartenenti a Raffaele Cecco, mica uno qualunque) e tanto è bastato per ridare al gioco la sua dignità. Difficilmente finirà per essere ricordato come un capitolo essenziale nella storia dei videogiochi, ma The First Samurai rappresenta una delle più alte vette raggiunte dalla programmazione sull'ST e, se affrontato con il giusto spirito e senza aspettative esagerate, può offrire una certa quota di divertimento mentre diletta l'occhio come pochi altri titoli per il computer a 16 bit di casa Atari.

[Nyabot]


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