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Nyabot Nyabot è praticamente un fantasma, qualcuno della cui esistenza gli stessi redattori di A.Rea. 21 dubitano spesso e volentieri. Compare di tanto in tanto, recensisce qualcosa e poi svanisce di nuovo, probabilmente per tornare nelle tenebre da cui era improvvisamente spuntato. Se lo incontrate, non fidatevi della sua apparenza tenera e coccolosa: tiene sempre in serbo un'ascia da lanciare all'indirizzo dei curiosi...

Commodore 64
Project Firestart
Electronic Arts | Dynamix | Jeff Tunnell | Damon Slye | Paul Bowman | Darek Lukaszuk | Rich Rayl | John Burton
06 07 2014

Un fax, citato brevemente nel corso dell'introduzione, sarà l'unico elemento di Project Firestart capace di strapparvi un sorriso. In un futuro fatto di navi stellari, stazioni orbitanti, ricerche genetiche avanzate e fucili laser, del resto, l'utilizzo del fax appare oggi tanto buffo quanto anacronistico e rimarca in un certo qual modo l'origine remota del gioco, risalente al 1989. Si inizia e si smette di ghignare nell'arco di pochi secondi, però, perché se si esclude la schermata incriminata Project Firstart è una vera e propria fiera interattiva del terrore.

Tutto ha inizio con la perdita dei contatti radio con la Prometheus, ovvero una nave di ricerca assegnata all'orbita di una delle lune di Saturno. La Prometheus è essenziale per la compagnia che ne finanzia gli studi, dato che è al lavoro sulla creazione di minatori geneticamente modificati al fine di dotarli di forza e resistenza sovrumana, fondamentali per la sopravvivenza nelle condizioni ambientali ostili assai comuni durante l'estrazione mineraria sulle lune di cui sopra. Come s'è detto, però, la Prometheus non risponde più alle chiamate ed è per questo che Jon Hawking viene inviato sulla nave. Il suo compito consiste nell'indagare, scoprire la natura del problema, recuperare la documentazione scientifica e attivare l'autodistruzione del vascello. Jon ha soltanto due ore per portare a termine la sua missione: passato tale lasso di tempo, l'autodistruzione verrà attivata a distanza dalla compagnia mineraria e la Prometheus salterà in aria con tutto il suo contenuto, eroe incluso. Inutile dire, a questo punto, che al giocatore spetta il controllo di Jon.

Project Firestart non ha indugi nel mettere le sue carte in tavola e lo fa subito dopo lo sbarco sulla Prometheus. La prima di tali carte è la magnificenza grafica, evidente sin dalla prima schermata. Pur essendo composta da un buon numero di stanze e corridoi, la Prometheus viene rappresentata con una dovizia di particolari e un livello di dettaglio che fanno quasi pensare di trovarsi al cospetto di una macchina a 16 bit. L'uso del colore è eccezionale, il taglio cinematografico degli scenari non manca mai di stupire e tutti gli oggetti disseminati per le stanze, dai pannelli di controllo alle stazioni mediche, possono essere identificati per quel che sono in una frazione di secondo, tanto sono curati. Le scene di intermezzo, da parte loro, possono vantare un eguale livello di dettaglio e sono distribuite nel migliore dei modi, il che contribuisce a rafforzare il parallelo tra il gioco e i migliori film di fantascienza dell'epoca.

La seconda delle carte che Project Firestart gioca appena un paio di schermate dopo l'avvio dell'avventura è quella dell'orrore. Sangue e mutilazioni abbondano e diventa chiaro in un baleno che qualsiasi cosa sia andata storta sulla Prometheus non promette nulla di buono. I superminatori, in breve, sono divenuti dei mostri assetati di carne umana e hanno sterminato l'equipaggio della nave (con qualche eccezione...), spargendo morte e distruzione ovunque. I cadaveri spuntano come funghi man mano che si procede nell'esplorazione del vascello e l'apparizione via via più frequente dei mostri fa sì che il futuro di Jon sia sempre meno roseo.

L'eroe, a ogni modo, non è uno sprovveduto. È inizialmente armato di un fucile laser con il quale può annientare i mostri, a patto di non sprecarne le limitate scorte di munizioni (comunque reintegrabili), e sa bene cosa fare nelle situazioni di pericolo. Ciò si risolve in un'avventura dinamica in cui l'esplorazione, le sparatorie, la ricerca degli oggetti e il corretto impiego degli stessi si mescolano alla perfezione con una trama interessantissima e ricca di colpi di scena (con tanto di finali multipli), com'è giusto che sia alla luce delle innegabili aspirazioni simil-cinematografiche del gioco. La paura instillata da Project Firestart è ancora genuina e tangibile, nonostante si sia ormai abituati a ben altri standard grafici, mentre le occasionali distrazioni tecniche (lo scrolling, per esempio, viene usato raramente in quanto non particolarmente fluido) e i caricamenti da disco passano in secondo piano in men che non si dica, soverchiati dagli innumerevoli meriti di un'epopea fantascientifica che coinvolge, appassiona e terrorizza come nessun'altra.

[Nyabot]


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