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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

SNK Neo Geo
Samurai Shodown
SNK
08 10 2013

Samurai Shodown è stato forse il gioco SNK che più è riuscito a rivaleggiare con Street Fighter II e Mortal Kombat in sala giochi, ma al contrario di questi classici non è mai riuscito a riscuotere un successo plausibile nel mercato delle console. Basta pensare alle sue terribili conversioni su Mega Drive e Super Nintendo o a quella ancora più becera per Mega CD, per capire il perché. Questa copia conforme su cartuccia per la versione domestica del Neo Geo (1993) era ovviamente la migliore del lotto, ma alla fine è riuscita a raggiungere solo una piccola quota di giocatori, anche a causa del prezzo d'acquisto della cartuccia da cento e passa megabit.

Ma, insomma, Samurai Shodown una sua reputazione inossidabile se l'è comunque guadagnata, come sta a testimoniare il gruppone ancora esistente di fan. E questo non solo grazie al suo stile di gioco tipicamente SNK, con mosse spettacolari ed effetti audio/video sopra le righe, ma grazie anche all'atmosfera da B-movie giapponese, recuperata in anticipo sulle mode e molto più evidente che negli altri beater di quei tempi. Gli stessi precedenti tentativi SNK in sala giochi, come il primo Fatal Fury o Art of Fighting, non erano riusciti in questa impresa, come non erano riusciti nell'impresa di strappare quote significative di pubblico dai cabinati più in voga. Invece Samurai Shodown è stato in grado di cogliere l'attimo: di beater uno contro uno con tanto di armi a disposizione non ce ne erano, e quei pochi che ricorrevano all'entrata in scena di spade, mazze, lance e quant'altro lo facevano per organizzare le solite zuffe dei picchiaduro a scorrimento. E poi l'aggiunta delle armi a un combattimento singolo sposta anche il gameplay su un piano più strategico, con diversi range d'attacco da considerare, parate e schivate sempre possibili, ma anche con la possibilità di strappare l'arma al proprio contendente, o quella di spezzarla, oppure quella di usare attacchi critici che portano alla conclusione dell'incontro in pochi colpi.

Come già si può dedurre dal titolo, Samurai Shodown dovrebbe trattare di duelli tra antichi guerrieri giapponesi. In realtà non è esattamente così: di veri samurai ce ne sono solo un paio e gli altri protagonisti derivano da figure storiche leggendarie o da elaborazioni di pura fantasia. Si va quindi da Hanzo Hattori ai ninja californiani o alle rivoluzionarie francesi, da Musashi Miyamoto a Kojiro Sasaki sotto diverso nome fino ai generali cinesi della dinastia Qing, per un totale di dodici personaggi più un boss finale, ognuno col suo stile caratteristico e con comportamenti tattici ben differenziati. Lo schema del gioco è analogo a quello di tanti altri beater, con l'abituale progressione da torneo, ma il contenuto degli incontri è più strategico rispetto ai cloni di Street Fighter o a quelli di Mortal Kombat: qui l'elemento schermistico è fondamentale e l'attesa del momento giusto per colpire diventa forse l'elemento più importante per portare a casa qualche vittoria, alla faccia della brevità di molti scontri. Almeno qualche vittoria perché in questo caso, al di là dei vari gradi di difficoltà, non è mai facile superare la competizione del computer, grazie a un settaggio severo e a una A.I. particolarmente elaborata, in grado di leggere rapidamente gli atteggiamenti agonistici dei giocatori e di reagire altrettanto velocemente.

Di conseguenza qualsiasi tentativo di portare i combattimenti sul piano della rissa qui non paga, o comunque può farlo solo in una percentuale molto bassa. Non è che le regole del Bushido vengano seguite alla lettera, anzi in molti casi si va decisamente sopra le righe come tipo di arma e molto meno si punta alla ortodossia o alla complessità dei colpi, ma arrivare alla fine del torneo per puro caso è un'eventualità comunque rara. Il rigore del gameplay è ancora più evidente nel '2-player mode'. La violenza gratuita e la spettacolarità degli attacchi più duri restano in primo piano, dato che anche un giocatore medio è in grado di riprodurli senza difficoltà, ma il controllo dei veri colpi letali è riservato solo ai veterani, cosa che rende quasi impossibile un ribaltamento fortuito delle forze in campo. Graficamente impressionante, ai suoi tempi, Samurai Shodown vanta fondali interattivi che rimandano al Giappone antico e sprite, anche enormi, che si muovono senza incertezze o rallentamenti. I comandi, piuttosto semplici da eseguire e basati sui soli quattro tasti del joystick, non manifestano tentennamenti e assicurano un gameplay impeccabile. Samurai Shodown, insomma, potrà sembrare datato, stante la direzione che hanno preso in seguito i beater più in voga, e potrà pure essere stato superato in bellezza grafica e raffinatezza dai suoi sequel, ma resta un momento magico da rivivere per qualsiasi giocatore minimamente addentro al genere.

[NO1]


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