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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Commodore Amiga
4D Sports Driving
Mindscape | Distinctive Software
03 02 2013

Questo racer con la sua brava grafica tridimensionale ante-PlayStation è una sorta di Hard Drivin' esasperato. Per chi non lo ricordasse: Hard Drivin', coin-op Atari di successo della fine degli anni ottanta, era già parecchio sopra le righe, con un 3D rivoluzionario e con percorsi più da luna park che da gran premio o rally. Così sapete cosa vi potete aspettare dal nostro 4D Sports Driving (Distinctive Software/Mindscape, un piccolo team di sviluppo con Kevin Pickell come coder e tra gli altri David Adams e Nicola Swaine alla realizzazione grafica). Proprio niente di veramente sportivo, insomma, ma soprattutto manovre da stuntman, buona velocità, salti di ponti con tanto di interruzione non segnalata, giri della morte in stile Hot Wheels, non dimenticandosi della competizione con gli altri concorrenti controllati dal computer. Che non ve la mandano certo a dire, essendo alla guida di alcune delle migliori auto del tempo (dodici in tutto, dalla Lamborghini Countach alla Delta Integrale alla Ferrari GTO) e con nomi poco rassicuranti come Skid Vicious. Certo, la riproduzione delle auto è quasi simbolica e senza le didascalie non si riuscirebbe a distinguerne una dall'altra, ma questo è da ricondurre a quella grafica poligonale di cui parleremo più avanti.

D'altro canto i racer per Amiga, come pure quelli per le contemporanee console a 16 bit, non potendo ambire a un realismo da simulazione per limiti tecnici, spesso si indirizzavano verso qualcosa di più fantasioso, con esiti non necessariamente negativi. In fondo se non si può avere il feeling rigoroso di un Gran Turismo o anche di un Sega Rally, si può andare nella direzione completamente opposta, magari con grande soddisfazione e divertimento. In questo caso l'ispirazione stunt funziona in effetti un po' meglio che nelle conversioni per console di Hard Drivin', anche loro condannate dalle limitazioni dei piccoli 16 bit rispetto a quanto veniva spremuto da un cabinato da sala giochi da qualche milione di lirette. Il 4D del titolo deriva dalla possibilità di variare la visuale di gioco, da un'inquadratura interna all'abitacolo fino a quella dall'alto, con ancora maggiore varietà per i replay: il che sta a testimoniare in pieno - cosa che i programmatori volevano sottolineare - l'ambiziosa natura poligonale del gioco. Certo che a vederla con gli occhi odierni la grafica di 4D Sports Driving può far sorridere, con i suoi grossi poligoni senza texture e i fondali in bitmap, ma per i tempi (1990) e per un computer come l'Amiga 500 rappresentava una performance all'avanguardia più totale. Per quanto riguarda il contenuto vero e proprio, l'handling troppo sensibile viene compensato da un gameplay non troppo severo, così come la mancanza di un '2-player mode' viene compensata da un editor di tracciati, in stile pista elettrica Scalextric, che rende praticamente infinita l'offerta di circuiti. Tirando le somme: questo è un tipo di racer che personalmente gradisco molto, ma mi rendo conto che limiti di 4D Sports Driving, non solo legati all'anzianità di progetto, potrebbero sconcertare molti giocatori di oggi.

[NO1]


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