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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Commodore Amiga
Fire and Ice
Renegade | Graftgold | Andrew Braybrook | Phillip Williams
28 01 2013

Avendo scoperto che i giochi davvero buoni non vendono bene come i cloni di Super Mario, i portentosi programmatori inglesi di Graftgold si decisero a tirare fuori dal cilindro un platform tradizionale, incentrato sull'ennesimo tentativo di icona videoludica (stavolta un Cool Coyote in effetti abbastanza figo). Che poi il nostro coyote non facesse in fondo nulla di più di quanto avesse fatto uno qualsiasi dei suoi concorrenti in guisa di platform, era ai tempi questione del tutto secondaria.

Fire and Ice (1992) ci trasporta attraverso sette mondi tra ghiacci, castelli, rovine Inca, jungla o deserto e attraverso una trentina di livelli zeppi di piattaforme, salti, immersioni e varia acrobazia, al fine di salvare il tutto dalle grinfie dello stregone di turno. Essendo i responsabili dei movimenti e delle decisioni di Cool Coyote, voi vi ritroverete a ricercare un set di chiavi deputate al passaggio al successivo livello, come da copione, cercando nel contempo di oltrepassare orde di esseri ostili, soprattutto grazie all'aiuto di specifiche armi aggiuntive. In realtà gli sviluppatori di Graftgold sembrano essersi particolarmente divertiti nel nascondere in modo perverso sia gli oggetti che le aree bonus. Il che di solito è cosa buona e giusta, ma può anche diventare un fattore poco digeribile quando ci si riduce a girare in tondo senza trovare né pezzi di chiave, né bonus, né altro di utile, come qui accade qualche volta di troppo.

In somma, nonostante non sia obbligatorio perlustrare i livelli in toto per venirne a capo, tra una sensazione di déjà vu e un'altra e nel bel mezzo di una leggera irritazione ci si può anche chiedere chi ce lo fa fare ad andare avanti. Il punto, in casi come questo, è sempre lo stesso: se questo tipo di gioco risulta ancora gradevole ai vostri occhi, allora potrete apprezzarne anche la sfida e l'ottima realizzazione, ai tempi all'avanguardia del catalogo Amiga (per dettaglio, palette di colori, dimensioni degli sprite, numero di oggetti su schermo, trovate grafiche e anche audio). In effetti non è che Fire and Ice fosse un cattivo gioco, anzi, è stato uno dei platform più considerati dalla stampa del settore Amiga insieme a Robocod, ma è che da un programmatore talentuoso come Andrew Braybrook (già autore di Rainbow Islands e Paradroid tra gli altri) ci si poteva aspettare qualcosa di più. La programmazione specifica per Amiga deve comunque essere stata gradita da Braybrook e dal suo collaboratore Phillip Williams, perché il gameplay risulta tecnicamente liscio come la seta, con comandi puntuali e movimenti precisi. Ma il fatto fondamentale è che Fire and Ice, come tutti i cloni di Super Mario e Sonic e in particolare quelli per Amiga, non ha purtroppo lasciato segno di sé, né poteva naturalmente farlo.

[NO1]


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