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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Nintendo Super NES
The King of Dragons
Capcom
15 07 2013

The King of Dragons (1994, Capcom) in realtà non è il re di un bel niente. O almeno non lo è se il termine drago viene applicato a qualcosa di grandioso e spaventoso nella sua potenza. Ancora meno può essere considerato il re dei picchiaduro con spade, alabarde, asce o ammennicoli simili a condire i combattimenti: i cosiddetti slash'em up (o 'hack and slash'), insomma, sottocategoria spesso di ambientazione fantasy/medievale a cui il nostro beater Capcom appartiene in pieno. Sottocategoria che a dire il vero a un certo punto ha pure tentato di staccarsi dalla semplicità che ne aveva decretato il successo e ne rappresentava la condanna, ma senza che un singolo tentativo andasse pienamente in porto. Mi viene per esempio in mente Golden Axe Warrior, su Master System, derivato da quel Golden Axe che era stato un gran successo in sala giochi un paio di anni prima. Golden Axe Warrior aveva cercato di riprendere i temi di base del coin-op Sega innestandoli con quelli tipici di un gioco di ruolo, puntando così a una evoluzione ovvia ma innaturale. Il risultato finale, comunque, si era rivelato per certi versi sconfortante.

The King of Dragons tenta un approccio evolutivo di stampo diverso: mantiene una struttura tradizionale, ma non rinuncia agli elementi tipici di un gioco di ruolo, come gli oggetti magici e non, gli incantesimi, i protagonisti che salgono di livello, le armi e le dotazioni di personaggi diversi come elfi, maghi o chierici. Alla fine, però, cade nello stesso errore: non approfondisce nessuna delle componenti della formula. Così i combattimenti restano sempre scialbi e la sezione magico-strategica finisce per rappresentare poco più che una piccola variante, anche perché, qualsiasi cosa accada, il grado di difficoltà non supera mai quello richiesto a un giovane principiante, rendendo quasi inutili le alternative tattiche. La progressione all'interno dei sedici livelli non coinvolge quindi più di tanto: la monotonia la fa da padrona e non è certo aiutata dall'impostazione tecnica del gameplay. I programmatori non erano infatti riusciti (o non avevano voluto: non scordiamoci che il gioco è una conversione di un coin-op) ad allontanarsi da una gestione dei controlli tutto sommato essenziale: in pratica un attacco standard comandato da un tasto e uno speciale regolato da un altro, e poco più. Perlomeno la risposta a questi pochi comandi resta sempre buona, come resta buona, anche nel '2-player mode', la collisione fra i vari sprite (non particolarmente grossi ma dettagliati, bene animati e anche numerosi). Il che mantiene The King of Dragons su un piano di mediocrità ma non di inutile fastidio: questo può in parte spiegare, insieme a una impostazione grafica comunque gradevole e a un audio plausibile, l'esistenza di un nucleo residuo di fan, rimasto fedele alle atmosfere arcade di questo genere. Un po' come i nostalgici del rock'n roll, insomma. Gli altri si ritengano avvertiti.

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