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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Sega Mega Drive
Gemfire
Koei
06 01 2014

Per quelli che credono nel destino: era destino che Gemfire (Koei, 1992, prodotto da Kou Shibusawa) non avesse successo su Mega Drive. Per quelli che non ci credono: era solo una conseguenza logica. Per una serie di motivi. Prima di tutto perché nessuna simulazione strategica aveva mai fatto saltare il banco su nessuna console a 16 bit (con eccezioni molto parziali come Populous) e poi perché la stampa del tempo, con poca obiettività, lo aveva bollato come gioco involuto e difficile da comprendere. Il che era sufficiente ad alienargli le simpatie di un pubblico, come quello del Mega Drive, composto per la maggior parte da teenager, già prevenuti in partenza nei confronti di quanto non fosse improntato all'azione pura. E per di più per il nostro Gemfire era un'etichetta che non corrispondeva alla realtà dei fatti. I programmatori Koei, impegnati a conquistare nuove fasce di pubblico, si erano infatti impegnati nel rendere la materia accessibile a tutti, inserendo anche elementi favolistici e vagamente medievali. Non solo: la gestione del gameplay non andava al di là di quella di un boardgame semplificato, con menu limitati e una mappa quasi simbolica che testimoniava l'intenzione di ricreare un Risiko in salsa fantasy.

La storia di base è appunto di stampo fantasy, come già si può vedere nella bella introduzione animata, con dittatori malvagi, figlie ribelli, signorotti in cerca di trono e una corona in cui sono incastonate sette gemme magiche (da cui il nome Gemfire, scelto per il mercato occidentale, mentre quello della versione giapponese, Royal Blood, ne descrive forse meglio il contenuto); gemme che contengono lo spirito di sei stregoni e di un drago, conservate dal re di Ishmeria. La quale Ishmeria non è altro che un'isola che, dal punto di vista topografico, ricorda molto la Gran Bretagna: questo, unitamente all'atmosfera medievale di cui sopra, contribuisce al fascino di un gioco che prova a riferirsi al tempo delle guerre tra le linee dinastiche inglesi.

La componente gestionale, in cui si cerca di organizzare al meglio risorse e finanze al fine di conquistare nuove porzioni di territorio, scorre senza complicazioni inutili e porta in tempi ragionevoli alle fasi belliche vere e proprie. Anche queste utilizzano una grafica poco più che simbolica, molto simile a quella dei giochi di ruolo a turni e direttamente derivata dalla versione NES a otto bit: il prodotto finale non si distacca molto da classici come Shining Force, non solo dal punto di vista della scenografia ma anche da quello del meccanismo delle battaglie (con meno sottigliezze da considerare, comunque). La presentazione, la gradevole colonna sonora, il '2-player mode' e le varianti di gioco, con quattro diversi scenari in cui far svolgere la guerra e vari protagonisti tra cui scegliere, contribuiscono poi a rendere Gemfire ancora più gradevole. E se si mette in conto la penuria di titoli simili su Mega Drive, i suoi difetti inconfutabili (scarsa spettacolarità, spessore plausibile ma niente di più) possono passare in secondo piano.

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