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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Sega Mega Drive
The Lion King
Virgin | Disney | Westwood Studios
25 11 2013

Poche compagnie al mondo possono vantare i record della Disney o la sua carriera secolare. Anche ai giorni nostri sembra che qualsiasi cosa venga toccata dalla multinazionale di Burbank finisca per trasformarsi in un affare da squillioni di dollari, incluse le ex-enfant come Miley Cyrus. Che poi tutto questo debba per forza essere accompagnato anche da un livello qualitativo costante è però tutto da dimostrare, soprattutto in caso di videogiochi. Questo è vero oggi e lo era anche di più ai tempi del Mega Drive e dei suoi concorrenti, quando produrre un gioco di derivazione cinematografico/televisiva voleva spesso dire mettere insieme schemi banali, realizzazioni tecniche pigre e un catalogo di luoghi comuni mal sopportati anche dal più caloroso dei fan.

In questo ambito Virgin, almeno come editrice, si è invece distinta con una serie di produzioni scintillanti, come la sequenza dei classici Disney Aladdin / The Jungle Book / The Lion King sta a testimoniare. The Lion King, nello specifico, andava a riprendere i contenuti di uno degli ultimi cartoon (in larga parte) tradizionali Disney di successo globale (forse davvero l'ultimo, in un'epoca che già annunciava gli esordi di Toy Story e della rivoluzione digitale Pixar), portando su cartuccia le avventure del cucciolo Simba alla riconquista del ruolo di re della savana. Avventure più pericolose sul Mega Drive che al cinema, a dire la verità: a fronte di una costruzione grafica di prim'ordine, sempre piacevolmente inserita nella tradizione Disney e a tratti sorprendente, The Lion King (1994) si rivela infatti uno dei platform più duri da masticare tra quelli presenti sul 16 bit Sega, il che vuol dire certamente qualcosa. Vuol dire prima di tutto che il gioco Virgin si portava dietro una contraddizione non da poco, dato che la difficoltà media dei diretti concorrenti era già tradizionalmente elevata e che il suo pubblico potenziale era per la maggior parte composto da pre-adolescenti, certo non vogliosi di affrontare imprese complicate come questa.

Impresa tra l'altro complicata anche per motivi non voluti: già all'inizio ci si accorge che le collisioni tra sprite principale, fondali e avversari non sono precisissime, come spesso accade in caso di sprite ben dimensionati, e che il gameplay risulta aggravato da un'organizzazione dei comandi poco comoda, almeno ricorrendo al classico joypad a tre tasti. Morale: già superare il secondo livello non è cosa da tutti, grazie anche a qualche trovata cervellotica. La curva della difficoltà, nonostante il setting regolabile, è insomma troppo severa, sia nel caso dei livelli a base di piattaforme, sia in caso di stage particolari, come lo spettacolare quarto livello, incentrato su una carica di gnu che il nostro leoncino deve evitare correndo lungo un canyon, con tanto di inquadratura in soggettiva e pseudo-3D. Peccato perché per altri versi il gioco messo in piedi per Virgin dai partner Westwood Studios (direttore Louis Castle, già visto in Young Merlin, e Brett Sperry come produttore esecutivo, poi destinato ai fasti di Command & Conquer) ha tutte le caratteristiche di un prodotto di prima scelta. I dieci livelli più bonus stage sono molto differenziati, lunghi, graficamente sorprendenti (la varietà dei dettagli riesce a evitare la solita monotonia dei platform, mentre la tanto criticata scelta dei colori primari per gli sfondi dà perlomeno l'illusione di una maggiore profondità di campo) e impostati con un buon numero di aree segrete e percorsi alternativi da scoprire. Aggiungiamo a questo un set particolarmente ricco di animazioni, curate dalla stessa Disney, e un sonoro tra i migliori rintracciabili sul Mega Drive, con molti effetti e con la ripresa dei temi eltonjohniani del film. Un ottimo tie-in e un buon platform, insomma, anche se con tutti i distinguo già esposti.

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