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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Nintendo Super NES
Syndicate
Ocean | Bullfrog | Electronic Arts | Steven Caslin | Sean Cooper | Sean Masterson | John Murdoch | Alex Trowers
13 03 2006

Ambientata in un futuro cyberpunk tanto sconvolto quanto verosimile, la trama di Syndicate ha per protagoniste una serie di mega corporazioni, multinazionali tanto ricche da essere ormai al di là di ogni legge, o, come vengono generalmente denominate, Sindacati. I Sindacati sono diventati di gran lunga più potenti dei singoli Stati di una volta, di fatto scomparsi, ma ovviamente non possono accontentarsi dello stato delle cose e sono quindi continuamente coinvolti in guerre tutti contro tutti (lo stile Risiko è ribadito con tanto di mappetta) per distruggere i concorrenti e arrivare al dominio assoluto della Terra.

I Sindacati sono comunque rimasti, di base, delle vere e proprie aziende e come tali continuano a cercare di non inimicarsi apertamente la pubblica opinione. Di conseguenza le azioni contro gli avversari di turno hanno più il taglio della guerriglia che quello di una vera guerra: il giocatore dovrà infatti prendere il controllo di un commando di quattro cyberkiller, impegnati a eseguire gli ordini preventivamente impartiti (qualche volta criptici) e a portare a termine missioni segrete di stampo mafioso-terroristico, eliminando qualche leader o personaggio scomodo, effettuando rapimenti mirati o sedando disordini che potrebbero mettere in crisi il nuovo ordine mondiale.

Ennesimo enorme successo di Peter Molyneux su Amiga, Syndicate era un progetto molto più ambizioso di quello di Populous. Qui si trattava di porre orecchio alle critiche e di tentare il salto mortale dalla elite dei giochi di strategia, spesso poco spettacolari, al mondo più universalmente apprezzato dei giochi d'azione: l'ideale sarebbe stato riuscire a mantenere il tradizionale taglio strategico dei giochi Bullfrog, incrociandolo con una struttura narrativa di pura azione, senza però scivolare nella banalità dei tanti shooter da console. A Molyneux, ovviamente, la missione riuscì alla grande (comunque non senza qualche piccola sbavatura, come vedremo).

Il gioco in sé e per sé occupava, come inquadratura, solo tre quarti dello schermo, con il resto che rimaneva dedicato alle informazioni sullo stato dei personaggi e ad un piccolo scanner: nonostante questo lo scrolling restava abbastanza stentato, all'interno di scenari che non risultavano poi così impegnativi o trascendentali (molti dettagli, ma impostazione grafica sul minimale), in cui si muovevano per di più sprite piccoli e poco ispiranti (spesso però in gran numero, bisogna ammetterlo). Syndicate, insomma, graficamente non impressionava più di tanto allora, figuriamoci adesso (e non abbiamo citato il fatto più sconcertante: i personaggi, una volta entrati negli edifici, vengono segnalati solo da frecce colorate e bersagli, con mura e tetti che rimangono lì a coprire quello che succede all'interno, senza trasparenze, ovviamente, o spaccati grafici molto meno impegnativi).

Ciononostante, come dicevamo, Syndicate fu un successo enorme, con conversioni che spaziavano su tutte le macchine del tempo, e - pur con la sua grafica primitiva - continua ad essere un gioco con un'atmosfera unica, un suo stile immediatamente riconoscibile e tutto sommato uno dei migliori titoli mai prodotti da Bullfrog. Il contenuto qui vale insomma molto più della forma: le cinquanta missioni da affrontare sono state studiate con grande attenzione e richiedono spesso capacità deduttiva e una buona dose di esplorazione, con un mix di pazienza e immediatezza unico nel suo genere (la monotonia di Populous qui è molto meno evidente, grazie anche ad una sezione parallela puramente strategica e a un livello di violenza da record assoluto, altro che Grand Theft Auto). Nello specifico questa versione per Super Nintendo recupera in parte l'handicap grafico, con sprite di maggiori dimensioni e scenari più colorati, mentre perde qualcosa in atmosfera (gli sprite sembrano più bambini paffuti che veri killer, le città sono meno cupe e le missioni non sono esattamente quelle della versione originale, probabilmente per rendere più comprensibile e meno violento il meccanismo del gioco), ricostruendo bene quello che (forse) è il momento migliore di Peter Molyneux e arrivando a rappresentare un esempio raro di gioco adulto all'interno del panorama dei titoli per Super NES.

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