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Nyabot Nyabot è praticamente un fantasma, qualcuno della cui esistenza gli stessi redattori di A.Rea. 21 dubitano spesso e volentieri. Compare di tanto in tanto, recensisce qualcosa e poi svanisce di nuovo, probabilmente per tornare nelle tenebre da cui era improvvisamente spuntato. Se lo incontrate, non fidatevi della sua apparenza tenera e coccolosa: tiene sempre in serbo un'ascia da lanciare all'indirizzo dei curiosi...

Sharp X68000
Strider Hiryu
Capcom
08 10 2007

A volte (invero raramente) sarà anche un'associazione di idee inesatta, ma ormai è un meccanismo praticamente automatico: dici X68000 e pensi a una marea di conversioni da coin-op perfette, in particolare se realizzate da Capcom. E Strider, inutile dirlo, non fa eccezione. Nel passaggio dalla scheda CPS-1 all'home computer prodotto da Sharp, infatti, Strider non perde quasi nulla, il che è ancor oggi tanto impressionante quanto poteva esserlo tra il tramonto degli anni 80 e l'alba degli anni 90 (quando Strider raggiunse i lidi dorati dell'X68000). Il gioco da bar, d'altra parte, era un autentico tripudio di colori, esplosioni, effetti speciali e temi musicali d'alta scuola e vederlo riproposto in maniera incredibilmente fedele su una macchina per l'uso domestico fa tuttora un certo effetto, tanto più che - incredibile, ma vero - anche il gameplay di Strider non è invecchiato quasi per niente.

Le meccaniche di gioco non brillano di certo per profondità e complessità, ma ciò non toglie che riescano a offrire soddisfazione ed esaltazione in dosi industriali con una rapidità sconosciuta a strutture più articolate, ma per questo meno digeribili sul breve periodo. Strider appassiona a partire dalla prima schermata e non perde un colpo sino alla sequenza conclusiva, e buona parte del merito di tale capacità di avvincere va proprio alla sua semplicità: si salta, si eliminano gli avversari, si affrontano i boss e si rimane a bocca aperta di fronte agli scenari. Questi ultimi non colpiscono soltanto per la splendida grafica, però, ma anche (soprattutto?) per la varietà delle situazioni che contengono e per il ritmo forsennato dell'azione, consentito e incoraggiato dalla stessa conformazione dei livelli. Come a dire che la suddetta semplicità, se posta nelle giuste mani, non ha nulla a che vedere con una presunta banalità.

Elementi di pregio come una scelta dei colori di indubbio gusto, un design dei personaggi traboccante fantasia, una trama improbabile al punto giusto, un set di comandi dalla reattività esemplare, un bilanciamento della difficoltà studiato con grande cura e una giocabilità da urlo, fortunatamente, non passano mai di moda e Strider possiede tutto ciò in corpose quantità. Il che, alla fine della fiera, ne fa un capolavoro senza tempo, nonché una delle massime espressioni di quella straordinaria creatività che ha fatto la fortuna di Capcom in un passato ormai non più recentissimo e che la softco nipponica, dopo un periodo relativamente oscuro, sta tentando pian piano di recuperare.

[Nyabot]


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