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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Sega Mega Drive
European Club Soccer
Virgin | Krisalis
23 06 2011

Per anni l'amato sport del football è stato la pietra angolare di ogni domenica pomeriggio. Non c'era nulla di meglio che sprofondare sul sofà preferito per seguire in diretta i risultati delle partite, qualsiasi fosse il media (radio, TV, al limite PC) a cui riferirsi. Ora non più. Tra anticipi, posticipi, veglie serali e matinée di mezzogiorno non ci si capisce più niente. Ma il povero tifoso medio ha una nuova chance, se vuole riempire i momenti di vuoto della sua vita: il calcio videogiocato. In tutte le salse.

Non è stato sempre così, però. Per molto tempo i giochi dedicati allo sport preferito dagli uomini (?) sono rimasti su un piano di grande schematicità, se non addirittura su quello di una semplicità poco verosimile. Solo qualche grande eccezione a illuminare la scena: Emlyn Hughes su Commodore 64, Kick Off e Sensible Soccer su Amiga, per esempio. E di questa carestia qualitativa hanno sofferto per molto tempo anche le console a 16 bit (stranamente, data la massiccia domanda), le quali si sono decise a rompere il digiuno solo un paio di anni dopo il loro debutto. In particolare una console 'sportiva' come il Mega Drive non ha visto arrivare dalle sue parti una simulazione di calcio di grosso calibro fino all'uscita del beneamato FIFA Soccer: gli unici titoli validi di questo tipo a graziare la console Sega erano infatti stati solo delle conversioni da altre piattaforme. Come questo European Club Soccer. Presentato ai possessori di Mega Drive, generalmente giovani e ingenui, come la simulazione definitiva, in realtà poteva essere riconosciuto dai tanti amighisti del tempo come la conversione di Manchester United Europe, gioco di calcio di una qualche portata che l'anno prima aveva venduto più che bene sul mercato inglese, ma che di certo non aveva la pretesa di replicare il successo di Sensi o Kick Off.

Le differenze tra il vecchio Manchester United Europe e questa conversione Virgin/Krisalis sono puramente estetiche, con una grafica più dettagliata, sopra lo standard del genere di quei tempi, e una presentazione altrettanto bella da vedere. Un po' meno da sfruttare però, perché a fronte della presenza di 170 squadre di club non è che il pacchetto in offerta finisca per concedere qualcosa in più delle esibizioni e dei tornei impostati sul modello delle coppe europee. Per il resto il gameplay seguiva fedelmente quello della seconda edizione del gioco Amiga, con un buon catalogo di colpi di testa, dribbling, acrobazie, rovesciate e con una distinzione tra i tiri e i passaggi possibili (alti e rasoterra), più la possibilità di variare la forza del calcio trattenendo più o meno a lungo il pulsante corrispondente (davvero strana, poi, la gestione dell'effetto: possibile, ma nemmeno accennata a livello del libretto di istruzioni). Purtroppo European Club Soccer si portava dietro anche le falle presenti nel Manchester United originale, con una irrealistica tendenza della palla a non scollarsi mai dai piedi e una opposta deficienza dei difensori a entrare in tackle in modo efficace (il computer legge il contrasto, sposta immediatamente l'attaccante e lascia sul posto terzini e stopper, procurandosi così occasioni da goal in quantità industriale e avvantaggiandosi anche di numerosi cartellini gialli). In aggiunta: qualche incertezza nel cambio di giocatore attivo, diversi sospetti nella rilevazione del contatto tra sprite, i soliti portieri bamba e i classici spot da cui tirare con maggiore efficacia. In somma, per un football da console, fondamentalmente basato sulla semplicità, di problemi di giocabilità ce ne erano pure troppi. Il che non ha comunque evitato a European Club Soccer ottime vendite e una buona quota di ammiratori, affascinati dalla sua completezza grafica e dalla possibilità, allora piuttosto rara, di impegnarsi in tornei con squadre di club. E per le difficoltà di cui sopra, si faceva di necessità virtù, magari rivelando dosi di pazienza insospettabili. Così andavano le cose nel 1992.

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