A.Rea. 21 : retrogaming dal 1996!
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Zave Zave scrive di videogiochi da un sacco di tempo, ormai saranno sei settimane abbondanti. Constatato per l'ennesima volta che il mondo fa schifo, ha preferito rifugiarsi tra le spire dell'A.Rea. 21...

Sega Mega Drive
Vapor Trail: Hyper Offence Formation
Renovation | Telenet | Data East
21 10 2010

Una lunga e morbosa occhiata a un campo santo, ecco cos'è Vapor Trail nell'anno domini 2010, a uno sputo dal 2011. Presentato in formato arcade nel 1989, Vapor Trail arriva due anni più tardi in edizione Mega Drive, solo per i territori giapponesi e nordamericani. Ed eccolo lì il campo santo: sviluppato da Data East, pubblicato da Telenet e Renovation. Se esistesse una grande Divinità delle Coincidenze ci troveremmo tra le zampe, da qualche parte, anche una conversione per Amiga a firma di U.S. Gold, poi tutti a casa a piangere sul latte versato.

Vapor Trail, comunque, non è il miglior gioco che si fosse reso disponibile nell'ampia libreria del 16 bit Sega. Nondimeno è un discreto sparatutto a scrolling verticale, uno di quelli capaci di prendere due idee a destra, due a manca e portare a casa la pagnotta. Ma in tempi in cui sbracare del tutto e infilarsi in un tunnel di psicodramma e flickering e scontri frontali cromatici e rallentamenti e insulsaggine era questione di millimetri... be', anche un sei e mezzo/sette aveva il suo bel perché.

Attraverso i suoi livelli dalla difficoltà che va crescendo in maniera vagamente crudele, Vapor Trail mette in bella vista tutta una serie di accorgimenti che testimoniano l'esperienza del team di sviluppo. Un po' Truxton e un po' Raiden, il gioco Data East ha quel che serve per arrivare a fine giornata, timbrare e tornare a casa: gli elementi grafici sono sufficientemente caratteristici e belli visibili, i fondali mai troppo intrusivi, i potenziamenti delle armi interessanti (anche se non tutti azzeccati), la scelta di utilizzare obiettivi a terra (carri armati et similia) e in volo assicura la solita sensazione di onnipotenza che già funzionava tanto bene nei due titoli citati più sopra e le tre differenti astronavi illudono che l'esperienza di gioco possa essere più profonda di quanto, in realtà, non sia.

Ma dove vince per davvero Vapor Trail è nella sua sfacciata voglia di copia-incollare una soluzione grafica semplice semplice di quel Tatsujin accennato sopra col suo nome occidentale (Truxton), ovvero i crateri a terra. Ahhh, signora mia cosa non ci danno soddisfazione i crateri a terra: fai esplodere un qualsiasi carro armato e questo lascia una bella pozza di fuoco e sassi e lamiere (o almeno questo è quello che pare comodo immaginare in quell'ammasso di pixel). Sono i piccoli tocchi che però rendono più galvanizzante uno sparatutto senza troppi fronzoli qual è Vapor Trail. Ok, forse no, forse è una scemata a caso, ma intanto con qualcuno funziona, per esempio con chi scrive.

Vapor Trail riesce a dare un senso anche alla mediocrità, insomma. Perché una vita da mediano, alla fin della fiera, può anche valere la pena: insomma, voi lo stipendio di Gattuso lo buttereste via?

[Zave]


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