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Zave Zave scrive di videogiochi da un sacco di tempo, ormai saranno sei settimane abbondanti. Constatato per l'ennesima volta che il mondo fa schifo, ha preferito rifugiarsi tra le spire dell'A.Rea. 21...

Sega Mega Drive
The Steel Empire
Flying Edge | HOT-B
20 10 2010

Nel giochino dei sei gradi di separazione, quelli di Hot-B se la cavano alla grande. Pardon, errore storico: se la cavavano alla grande, prima di primeggiare in corsa al fallimento e impratichirsi di conseguenza nella maratona allontana-creditore. Hot-B se n'è andata da un pezzo (è rimasto il marchio, rilevato da altra gente come una Atari qualsiasi nel piatto di un francese), e con lei l'affascinante storiella del videogioco dedicato a Castle in the Sky. Insomma, Laputa. La Laputa dello Studio Ghibli, sì, del Mastro Miyazaki, proprio quello. Perché Empire of Steel sulla carta, e in quel periodo (siamo nel ruggente 1992), era in tutto e per tutto la versione interattiva del lungometraggio del celeberrimo vincitore dell'Orso di Berlino (due secoli dopo). Poi è successo qualcosa e quasi si finisce a parlare di plagio e a pagare avvocati...

Ma il destino di Empire of Steel è questo, ovvero quello di far parlare in particolar modo di nomi ed etichette. Per intenderci: con la cartuccia infilata nello slot del Mega Drive lo schermo sputa senza dubbi un The Steel Empire; con la confezione tra le mani l'occhio è certo di leggere Empire of Steel vicino a Mega Drive; alle prese con la versione nordamericana ecco finalmente farsi vedere The Steel Empire, che accompagna la deliziosa illustrazione scelta da... da Flying Edge. Una delle etichette di una, allora, attivissima Acclaim.

Tra i dubbi sollevati da The Steel Empire, però, non deve mai essercene alcuno legato alla qualità del gioco. Quella dei 16 bit è l'epoca d'oro per gli sparatutto, in un'era in cui non serviva ancora specificare 'bidimensionali' o, ancora peggio, 'con le astronavine'. Si era probabilmente già persa la spinta innovatrice ed esploratrice, quella che da Space Invaders in poi ha garantito al genere il primato nelle classifiche di gradimento tra la fine dei '70 e i primi '80, ma è altrettanto vero che tra Mega Drive, Super Nintendo e PC Engine c'è un proliferare quasi selvaggio di sparatutto.

The Steel Empire riesce ad alzare la testa sopra alla massa e a respirare aria buona, magari non freschissima, ma buona almeno. A sufficienza per tirare dritto oltre il primo stormo di caduti sotto i colpi della banalità e del già visto. Aiuta, in questo senso, la splendida caratterizzazione grafica concessa (si fa per dire) proprio da quell'origine nobilissima citata in apertura: The Steel Empire è il trionfo dello steampunk da sogno, di cieli cremisi e isole di ferro, di colonne vaporose e grandi esplosioni. Impossibile scambiarlo per 'un altro sparatutto'. Ancora di più: impossibile farlo perché il lavoro svolto da Hot-B è di quelli da applausi. Applausi placidi, perché non si è fatta la storia con The Steel Empire, ma almeno la giornata, quella sì: buono il level design (pattern di attacco dei nemici), buono il ritmo, ottimo il livello di difficoltà calibrato verso l'alto, intriganti i boss, interessante il sistema di potenziamento tramite raccolta di 'punti' esperienza, azzeccata la scelta di poter sparare sia frontalmente che dal retro del caccia/zeppelin (si sceglie a inizio livello).

Ai tempi può non aver ricevuto le corone di alloro di Thunderforce III/IV o il passaparola di Hellfire, né, tantomeno, internet ne ha scovato un passaggio di engrish degno di Zero Wing, e allora è questo il momento per riscoprire uno sparatutto classico ed efficiente. Oltretutto convertito per Game Boy Advance pochi anni fa.

[Zave]


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