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Shrapnel Dopo aver fondato A.Rea. 21 insieme a NO1 e LH3CT, Shrapnel ha svolto il lavoro di mantenimento del sito fino alla chiusura dello stesso e ne ha poi curato la riapertura. Ha scritto su Super Console, Mega Console, Videogiochi e PSM, ha gestito per due anni e mezzo un negozio di videogiochi e ha lavorato come game designer e sceneggiatore su uno sparatutto per PC intitolato Steel Saviour. Attualmente scrive per un paio di riviste cartacee dedicate agli utenti iOS e macOS.

Nintendo Game Boy
Cave Noire
Konami
10 12 2012

Pur avendo goduto sin dalla loro nascita di un notevole seguito tra i possessori di home e personal computer, i cosiddetti 'roguelike' hanno guadagnato le sponde del mercato delle console con un certo ritardo. In molti fanno risalire il loro debutto sulle macchine esclusivamente dedicate all'intrattenimento elettronico ai primi sforzi nel settore da parte di Chunsoft, ma in realtà Konami aveva già fatto un tentativo diversi anni prima dell'arrivo delle avventure di Torneko e Shiren. Cave Noire risale infatti al 1991 ed è a tutti gli effetti un esponente del genere dei 'roguelike', nonché un ottimo gioco.

Il più grande tra i meriti di Cave Noire è da rintracciare nel modo in cui adatta i dettami dei 'roguelike' alla sua natura portatile, il che costituisce già di per sé un'impresa degna di nota. Ci sono quindi le segrete generate casualmente e il sistema di movimento e combattimento a turni, assolutamente essenziali per un titolo di questo genere, ma tutto il resto è legato a doppio filo agli accorgimenti che rendono davvero fruibile e godibile un'esperienza di gioco destinata a una console portatile. Invece di proporre interminabili dungeon e decine di oggetti caratterizzati da determinati parametri, quindi, Cave Noire frammenta le sue ambientazioni in quattro missioni principali composte da livelli piuttosto compatti. L'avanzamento, inoltre, non è fine a sé stesso come accade in alcuni 'roguelike', che chiedono semplicemente di scendere sempre più in profondità e - al limite - di recuperare qualcosa, ma è basato su un sistema di quest ben precise che impongono obiettivi chiari e sufficientemente differenziati.

La brevità delle discese nelle segrete non implica però un livello di difficoltà all'acqua di rose: tutt'altro. Superate le prime missioni, che potrebbero essere viste come una sorta di addestramento, Cave Noire diventa abbastanza duro da incentivare la stesura di strategie complesse, in particolar modo per quanto riguarda lo studio del comportamento degli avversari. Questi ultimi vanno preferibilmente evitati, in molti casi, e ciò comporta la necessità di analizzarne i movimenti e di utilizzare efficacemente i pochi oggetti concessi per contrastarne gli assalti. È proprio negli oggetti, già citati in precedenza, che è possibile individuare un ulteriore segno dell'adattamento operato da Konami per adeguare la formula di base al Game Boy; non ce ne sono infatti moltissimi e questo semplifica la gestione del personaggio, le cui statistiche sono tra l'altro imposte dal livello della missione selezionata. Ne risulta un gioco semplice, ma non semplicistico, e difficile, ma non frustrante per via della sua suddivisione in sequenze di durata relativamente ridotta. O, in altre parole, un titolo perfetto per la console che lo ospita a dispetto delle sue origini apparentemente inadatte al Game Boy, fortunatamente reinterpretate dagli sviluppatori in maniera impeccabile.

[Shrapnel]


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