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Commodore 64
Bubble Bobble
Firebird | Software Creations | Stephen Ruddy
08 05 2012

Chiunque volesse, al giorno d'oggi, spacciarsi per drago e sparare palle sarebbe costretto a darsi alla politica. Fortunatamente chi è stato ragazzino nella seconda metà degli anni ottanta ha avuto modo di togliersi uno sfizio del genere semplicemente giocando ad uno dei migliori platform dell'epoca dei coin-op (almeno a giudizio di chi scrive).

Il titolo del gioco lo avete già letto all'inizio e quindi l'effetto sorpresa è rovinato, ma credo di poter affermare, senza timore di essere smentito, che Bubble Bobble fu per l'epoca una vera rivoluzione, sia per il gameplay che per il successo che conobbe: ragazzini di tutte le età passavano ore avvinghiati ai joystick dei cabinati pur di racimolare qualche punto in più di cui vantarsi con gli amici e lasciare le proprie iniziali (le fatidiche tre lettere) negli hi-score. I governi dell'epoca esercitarono forti pressioni su Taito (proprietaria e distributrice del gioco) affinché concedesse in licenza la conversione del suo titolo per le piattaforme ludiche allora disponibili. Ciò avvenne più per garantire l'ordine pubblico che per motivi economici: le folle che si radunavano intorno ai cabinati erano una seria minaccia per la società civile e si rese necessario l'intervento delle istituzioni per allentare la tensione sociale.

Scherzi a parte, il gioco dei draghetti, come ho già scritto, rimane una delle pietre miliari della storia dei videogame. La versione qui recensita fu per il C64 una sorta di canto del cigno e venne pubblicata nell'epoca in cui molti felici possessori dell'amato home computer stavano già saltando sul carro dei 16 bit. Nonostante le forti limitazioni che la piattaforma hardware imponeva, il programmatore Stephen Ruddy di Software Creations fece un lavoro eccelso. Il primo ostacolo era la mancanza di un pulsante dedicato al salto (il C64 aveva un joystick digitale con un solo bottone), che costrinse i giocatori ad utilizzare la levetta direzionale per saltare da una piattaforma all'altra. Le capacità sonore e grafiche del Commodore non potevano certo essere paragonate a quelle di macchine più moderne e performanti (per l'epoca), ma l'esperienza decennale dei programmatori e la conoscenza approfondita del sistema riuscirono a far passare in secondo piano le carenze della piattaforma. Poter giocare a casa con una versione così divertente del coin-op preferito senza dilapidare la paghetta settimanale faceva sorvolare sui crash di sistema (inopportuni anche all'epoca).

Giocando di nuovo, a distanza di un quarto di secolo, a Bubble Bobble si viene sopraffatti da un'inevitabile nostalgia (canaglia) ma, superato l'impatto emotivo, ci si diverte ancora come ragazzini ad intrappolare i mostri nelle bolle e a farli scoppiare dopo averli accumulati in zone predefinite dello schermo. Il sistema di potenziamento delle bolle (che possono raggiungere bersagli più lontani o essere prodotte con maggior velocità) rende il gioco diverso ad ogni partita. Le smart bomb, i salti di livello, l'hurry-up e la differenziazione dei nemici sono ingredienti sapientemente dosati all'interno del gioco, livellati su una curva di difficoltà crescente ma non impossibile da domare. Anche se a volte poteva risultare frustrante dover saltare sulle proprie fragili bolle per riuscire a salire di livello, a distanza di tempo ci si accorge che l'esperienza maturata all'epoca è tornata utile in età adulta.

La modalità multiplayer (che allora era il modo migliore per sottrarre monete agli incauti avventori massimizzando il tempo di gioco) aggiunge una nuova dimensione al gioco: la possibilità di sottrarre bonus e punti al compagno e, nel contempo, collaborare con lui per riuscire a portare a termine il livello è una sfida nella sfida. Senza contare il fatto che, all'epoca, questa rivalità ludica riuscì a minare anche le più solide amicizie adolescenziali ("Piantala di rompermi le bolle" era una delle espressioni più usate).

Nella sua semplicità di schema (per certi versi geniale) ed immediatezza il gioco è divenuto un classico e la riprova di ciò sta nel fatto che non ci sono state imitazioni degne di nota. La versione per il Commodore 64 era, forse, la migliore di tutte le conversioni: non una vera trasposizione ma un adattamento perfettamente riuscito, soprattutto nella giocabilità. Le versioni per gli altri computer erano, infatti, più fedeli all'originale nella grafica e nel sonoro, ma farraginose nell'elemento fondamentale: il gameplay.

Quando i videogiochi non erano produzioni hollywoodiane ed il successo si basava esclusivamente sulla capacità di intrattenere col gioco più che con gli effetti speciali, cento livelli erano un traguardo che poteva sembrare difficile da conquistare. Dopo averlo raggiunto mi sono accorto che valeva la pena provarci di nuovo. Sono pochi i giochi che riescono in un impresa del genere.

[LH3CT]


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