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Nyabot Nyabot è praticamente un fantasma, qualcuno della cui esistenza gli stessi redattori di A.Rea. 21 dubitano spesso e volentieri. Compare di tanto in tanto, recensisce qualcosa e poi svanisce di nuovo, probabilmente per tornare nelle tenebre da cui era improvvisamente spuntato. Se lo incontrate, non fidatevi della sua apparenza tenera e coccolosa: tiene sempre in serbo un'ascia da lanciare all'indirizzo dei curiosi...

Coleco ColecoVision
BurgerTime
Coleco
08 11 2012

Avendo raggiunto un successo per certi versi imprevedibile ed essendo divenuto nell'arco di pochi mesi uno dei coin-op più popolari della sua epoca, BurgerTime (scritto da Data East per il suo hardware da sala nel 1982) ha beneficiato nel corso dei primi anni 80 di un buon numero di conversioni sui più disparati formati domestici. I possessori delle console e degli home computer più in voga in quel periodo finirono di conseguenza per confrontare la qualità dei relativi adattamenti, ma il vincitore fu chiaro ed evidente sin dal primo istante: era il ColecoVision a poter vantare la miglior conversione in assoluto di BurgerTime, con buona pace dell'utenza sprovvista della validissima console statunitense.

La trasposizione metteva in luce le sue qualità già al principio della prima partita, quando non si poteva fare a meno di notare la ragguardevole fedeltà audiovisiva dell'adattamento nei confronti dell'originale da sala. La grafica, pur risultando lievemente ristretta, era nitida e colorata, nonché estremamente curata nel settore degli sprite. Qualche sfarfallio di troppo di questi ultimi poteva infastidire, di tanto in tanto, ma ciò non toglieva nulla allo spettacolo offerto da BurgerTime sul ColecoVision e la ricchezza grafica del gioco era efficacemente coadiuvata da una sezione sonora altrettanto gradevole.

La struttura di gioco, da parte sua, era praticamente identica a quella della macchina da sala. Era quindi necessario farsi strada lungo sei livelli via via più intricati e calpestare gli ingredienti di un certo numero di panini per farli cadere nella parte più bassa dello schermo e assemblarli, evitando nel contempo gli avversari. Anche questi ultimi erano interpretati da cibarie assortite e facevano di tutto per mettere i bastoni tra le ruote al giocatore, che poteva difendersi in due modi: stordendoli con una spruzzata di pepe o, dopo aver preso un minimo di confidenza con lo scenario, schiacciandoli con gli ingredienti in caduta libera.

Il punteggio dipendeva in larga parte proprio dal numero degli avversari ridotti a più miti consigli in questa maniera e dalla modalità delle eliminazioni, che potevano accelerare a loro volta la caduta del cibo e il completamento del livello in corso. Pur apparendo piuttosto semplice, quindi, BurgerTime celava in realtà meccanismi moderatamente articolati che spingevano i cacciatori di record a correre rischi aggiuntivi in cambio di punteggi sempre più alti, il cui ottenimento era alla base di ogni buon arcade dell'epoca. I controlli potevano occasionalmente far le bizze, a onor del vero, ma questo era l'unico (e trascurabile) difetto di una conversione solida, rifinita e divertentissima.

[Nyabot]


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