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Nyabot Nyabot è praticamente un fantasma, qualcuno della cui esistenza gli stessi redattori di A.Rea. 21 dubitano spesso e volentieri. Compare di tanto in tanto, recensisce qualcosa e poi svanisce di nuovo, probabilmente per tornare nelle tenebre da cui era improvvisamente spuntato. Se lo incontrate, non fidatevi della sua apparenza tenera e coccolosa: tiene sempre in serbo un'ascia da lanciare all'indirizzo dei curiosi...

Atari Lynx
Gauntlet: The Third Encounter
Tengen | Atari | Epyx | Jon Leupp
13 01 2012

È passato molto tempo da quando la strana gemma caduta dal cielo nei pressi di un anonimo castello è stata trascinata nelle segrete del maniero in questione dai suoi perfidi abitanti, e da allora le cose sono andate di male in peggio. La roccaforte si è riempita sino all'orlo di creature tanto malvagie quanto potenti e assetate di sangue, qualsiasi tentativo di recuperare il nefasto cristallo è fallito, nessuno degli avventurieri andati a caccia della gemma ha fatto ritorno e i mostri che infestano il castello non hanno fatto altro che accumulare potere, armandosi in previsione del giorno che li vedrà uscire dal portone dell'edificio per lanciarsi alla conquista del mondo intero. Il cristallo deve esser portato via, e magari distrutto, e ciò è esattamente quel che viene chiesto al giocatore (o ai giocatori, in caso di utilizzo della modalità link) all'avvio di Gauntlet: The Third Encounter.

Sin dalle primissime battute, però, non si può fare a meno di notare come quello in esame sia un Gauntlet decisamente atipico. Le otto classi tra le quali è possibile scegliere il proprio eroe, tanto per cominciare, includono improbabili pirati e mandriani e ancor più improbabili nerd, il che non va propriamente d'accordo con la tradizione di Gauntlet. E non è tutto: le centinaia di livelli che sarebbe lecito aspettarsi da un esponente della gloriosa serie di casa Atari lasciano il posto in The Third Encounter ad appena 40 diverse segrete, che non possono peraltro vantare alcun elemento di casualità (tutti gli oggetti appaiono sempre nello stesso ordine e nelle stesse posizioni, a detrimento della varietà e dell'imprevedibilità dell'avventura). Il ritmo, da parte sua, è visibilmente più basso di quello delle uscite 'canoniche' della saga, mentre gli avversari appaiono costantemente in preda ad atroci dubbi su cosa fare e dove andare e - cosa ancor più grave - scompaiono al contatto con gli eroi, invece di continuare a colpirli a distanza ravvicinata, facendo inabissare il livello di difficoltà.

Gauntlet: The Third Encounter mette in campo anche qualche buona idea nel tentativo di recuperare il terreno perduto nei confronti dei suoi predecessori. Il sistema di gestione dell'inventario, per esempio, è una novità assoluta per la serie e funziona tutto sommato benino, mentre la grafica affianca al funzionale minimalismo del terreno di gioco vero e proprio alcuni effetti di ridimensionamento degli sprite piuttosto affascinanti, per quanto generalmente relegati alla porzione inferiore dello schermo (opportunamente orientato in verticale per l'occasione). Al di là dei suoi meriti, a ogni modo, The Third Encounter rimane troppo vacuo e facile per esser considerato un degno esponente della sua genia, ma c'è una spiegazione più che plausibile per le sue altrimenti inspiegabili discrepanze. The Third Encounter, infatti, non nacque per far parte della serie Gauntlet: fu sviluppato autonomamente da Epyx con il titolo di Time Quests and Treasure Chest, ma Atari se ne appropriò (si fa per dire) e lo ribattezzò nel tentativo di attrarre un maggior numero di appassionati di giochi da sala verso il suo Lynx. Mistero risolto, e avanti un altro...

[Nyabot]


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